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Boom di contanti e depositi bancari, ecco che fine hanno fatto i soldi degli italiani

Secondo il Censis, nell'incertezza, nella paura e per cautela durante la crisi gli italiani preferiscono tenere i soldi vicini, pronti per ogni evenienza, tanto da far aumentare il valore di contanti e c/c di 234 miliardi di euro negli ultimi sette anni

» Crisi economica Redazione - 23/09/2014
Fonte: Immagine dal web

Boom di contanti e depositi bancari. Negli anni della crisi gli italiani hanno preferito tenere i soldi cash o fermi sui conti correnti, a disposizione per ogni evenienza, tanto da far aumentare il valore di contanti e depositi bancari è aumentato di 234 miliardi di euro negli ultimi sette anni. È quanto emerge da uno studio del Censi secondo cui le consistenze del Bel Paese sono passate dai 975 miliardi di euro del 2007 ad una massa finanziaria di 1.209 miliardi nel marzo 2014, con un incremento del 9,2 per cento in termini reali. Oggi costituiscono il 30 per cento del portafoglio delle attività finanziarie delle famiglie, mentre erano solo il 25 per cento nell'anno prima della crisi.

Incertezza, paura, cautela spingono gli italiani a tenere i soldi vicini, subito pronti all'occorrenza e per tamponare i rischi. Nello stesso periodo sono aumentati anche i soldi accantonati con assicurazioni e fondi pensione: +125 miliardi di euro (+7,2 per cento). E le polizze vita sono tornate a funzionare come "salvadanaio" per molti italiani: i premi raccolti sono aumentati da 63,4 miliardi di euro nel 2007 a 86,8 miliardi nel 2013 (+21,3 per cento in termini reali). Azzerati i consumi (-7,6 per cento dal 2007 a oggi), dimezzati gli investimenti immobiliari (dalle 807mila compravendite di abitazioni del 2007 alle 403mila del 2013), ecco che fine hanno fatto i soldi degli italiani.

IN AUMENTO LA PROPENSIONE AL RISPARMIO. Dal secondo trimestre del 2012 si registra una inversione di tendenza da parte degli italiani nella creazione di risparmi, che hanno ripreso un trend crescente, passando da 20,1 miliardi a 26 miliardi di euro nel primo trimestre del 2014, con un incremento nel periodo del 26,7 per cento in termini reali. La propensione al risparmio è salita dal 7,8 per cento al 10 per cento, pure a fronte di una riduzione nello stesso periodo dell'1,2 per cento del reddito disponibile delle famiglie e nonostante la bassa inflazione abbia attenuato la caduta del potere d'acquisto. Meno redditi, meno investimenti, zero consumi, più risparmi: questo il trend degli italiani al tempo della crisi.

SE L'INCERTEZZA DIVENTA PARANOIA. "Meglio restare liquidi, non si sa mai" è la parola d’ordine degli italiani in questa fase. I soldi servono per fronteggiare difficoltà inattese e sentirsi le spalle protette. Ma la paura di cadere può diventare paranoia. Il 33 per cento degli italiani teme di diventare povero. E solo il 30 per cento sente di avere le spalle coperte dal sistema di welfare, mentre la percentuale sale al 58 per cento in Spagna, 61 per cento nel Regno Unito, 73 per cento in Germania e 74 per cento in Francia. In un contesto così difficile, con crescita e occupazione che non ripartono, gli italiani pensano sia essenziale proteggersi in caso sopravvenga una malattia, la perdita del lavoro o semplicemente per fronteggiare le spese impreviste. Il 44 per cento risparmia per far fronte ai rischi sociali, di salute o di lavoro, il 36 per cento perché è il solo modo per sentirsi sicuro, il 28 per cento per garantirsi una vecchiaia serena. La crisi di fiducia spinge a usare i soldi a scopo precauzionale, così vince la difesa dalle insidie inattese, piuttosto che lo slancio verso l'investimento che rende nel tempo o l’immissione nel circuito virtuoso dei consumi.

RIPARTE IL RISPARMIO GESTITO. Avere liquidità disponibile ha continuato ad essere la scelta primaria di tutti gli italiani, anche di quelli che, a caccia di buoni rendimenti, sono tornati progressivamente a mettere soldi nel risparmio gestito e nelle azioni, dopo il crollo degli interessi sui titoli del debito pubblico (l'emissione di Bot del 15 dicembre 2011 dava un rendimento del 5,9 per cento, a giugno 2014 era sceso allo 0,4 per cento). Le consistenze delle quote dei fondi comuni hanno ricominciato ad aumentare dal secondo trimestre del 2012: +82 miliardi di euro al marzo 2014, con una crescita in termini reali del 31 per cento. Le azioni sono ripartite un anno dopo, dal secondo trimestre del 2013: +140 miliardi di euro al marzo 2014, con una crescita del 17 per cento in termini reali.