Economia e Lavoro » Economia » Crisi economica
Microcredito: De Rita, "aiuta famiglie e imprese a ripartire generando nuovo lavoro"
Così il presidente del Censis sul sistema di microfinanza che, dice: "Responsabilizza chi lo usa rendendolo soggetto attivo del welfare grazie all'autoimpiego". Un modo per reagire a stretta creditizia e fallimenti delle imprese
Fonte: Bloomberg
Contenuti correlati
Nell'ultimo anno, il quadro dell'Italia delle imprese, si è andato via via colorando di nero a causa della crisi che, nel 2011, ha visto raddoppiare il numero di imprese coinvolte in procedure fallimentari rispetto al 2007, superando così gli 11mila casi. Un fenomeno che si acuisce notevolmente soprattutto a causa del blocco di prestiti e crediti bancari alle aziende; uno stop che tra dicembre 2011 e febbraio 2012 si è ridotto di oltre 16 miliardi di euro, frenando anche gli investimenti produttivi che sono scesi di più del 6 per cento nei primi mesi dell'anno rispetto al 2011.
In uno scenario del genere anche la costituzione di nuove imprese rallenta e la disoccupazione, soprattutto giovanile, aumenta. È quanto emerso dallo studio del Censis 'Crisi di sistema e microcredito in Italia', promosso dall'Ente nazionale per il microcredito e presentato il 12 luglio scorso, che fa il punto sulle fasce deboli della popolazione e sulle condizioni di crisi del tessuto produttivo. Un focus che cerca di individuare i soggetti che possono usufruire di interventi di microcredito, rilanciando così l'esigenza di un centro di coordinamento e monitoraggio delle attività di microfinanza.
Dal dossier, infatti, viene fuori che le famiglie con difficoltà economiche e prive di garanzie da prestare agli istituti di credito sono attualmente il 18 per cento del totale: una platea ampia di soggetti che in gran parte possono accedere a interventi di microcredito e per i quali l'opportunità di un nuovo lavoro rappresenta la possibilità di un riscatto sociale e morale. Un sistema economico specifico che necessita, però, di strumenti che sostengano in ogni modo l'impresa e l'autoimpiego, anche attraverso il microcredito.
Fino a oggi tale centro è stato costituito dall'Ente nazionale per il microcredito, che opera con una dotazione di 1,8 milioni di euro, più che triplicati nell'ultimo anno grazie all'acquisizione di fondi comunitari per la realizzazione di progetti di diffusione del microcredito e di azioni a sostegno delle fasce disagiate della popolazione che oggi non possono avere accesso al credito ordinario. Non si tratta, quindi, di un ente che rappresenta un costo per lo Stato, ma di una struttura che genera e genererà nuove entrate, trasformando migliaia di disoccupati in contribuenti attivi. E in un periodo di grave recessione e di razionamento del credito, casi di start-up di piccole imprese finanziate dal microcredito vanno valorizzati e ampliati.
"Non siamo certamente all’emergenza sociale, ma alcuni segnali di crisi non possono essere sottovalutati - ha detto Giuseppe De Rita, presidente del Censis -: 500mila posti di lavoro in meno, 13mila imprese chiuse, una disoccupazione giovanile che aumenta in modo inarrestabile". "Proprio per questo penso che sia il momento - ha aggiunto De Rita - per mettere a valore e non per eliminare tutti gli strumenti che possono aiutare le famiglie e le imprese a ripartire generando nuovo lavoro, anche attraverso il microcredito, che responsabilizza chi lo usa e consente di non essere soggetti passivi del welfare, ma contribuenti attivi grazie all’autoimpiego".
"È sufficiente scorrere qualche pagina del dossier realizzato dal Censis - ha proseguito Mario Baccini, presidente dell'Ente nazionale per il microcredito - per capire quanto si siano allargati i segmenti deboli della società, piegati da una crisi economica che non sembra avere fine". "Per molte persone che hanno perso il lavoro e vogliono avviare un'attività imprenditoriale, ma sono prive di garanzie da prestare a un istituto bancario, il microcredito rappresenta una vera opportunità. Eliminare per decreto l'Ente nazionale per il microcredito significa operare non per la crescita, specie in un momento di difficoltà come questo, ma contro di essa".
"Va evidenziato - ha continuato il presidente - che l'Ente per il microcredito, continuazione di un progetto avviato dalle Nazioni Unite, è innanzitutto definito dalla legge quale centro nazionale di promozione e coordinamento dei programmi microfinanziari dell’Ue, nonché il beneficiario di fondi europei in virtù della propria unicità e infungibilità quale centro di competenza nazionale". Da questo punto di vista, infatti, l'Ente ha sottoscritto una serie di accordi interistituzionali su fondi europei per un totale di oltre 7 milioni 824mila euro che sarebbero rimasti inutilizzati causando un danno al sistema economico e sociale del Paese e minori entrate per lo Stato. Ecco perché, ha poi concluso Baccini, "determinerebbe il disimpegno di queste risorse e la perdita di risorse professionali altamente qualificate che sviluppano i progetti comunitari per conto dell'istituzione".
MATERIALI
- La ricerca del Censis sul microcredito in Italia
Home
INTERVISTA - Crisi economica, "spesso il fallimento di un'azienda è una scelta obbligata"
Ritardo pagamenti: P.A, per il 2011 il debito ammonta a 70-90 mld onorato a sei mesi
Ritardi pagamenti: Monti, "oggi siamo in grado di smaltire 20-30 mld di debiti"
Imprese in crisi: da inizio anno avviati 6.500 fallimenti, ed è boom di concordati preventivi
Imprese in crisi: l'Italia delle aziende protestate
L'ANALISI - Pagamenti alle imprese, tre modi per rendere gli enti puntuali
Imprese in crisi: dalla P.A. liquidati solo 3 milioni degli oltre 70 miliardi di debiti
Invia ad un amico
Commenta