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INTERVISTA - Famiglie nella morsa della crisi: quale il ruolo delle banche?

È allarme per un'Italia in crisi di reddito e poco protetta dal sistema. Gianni Bottalico, Presidente Acli, fa il punto sulla crisi e sulle possibili soluzioni riguardo l'approccio degli istituti bancari alle nuove esigenze dei cittadini italiani

» Crisi economica Alessandro Di Legge (*) - 05/03/2015
Fonte: Immagine dal web

Una revisione dei requisiti per la concessione dei mutui per la casa; aiuto per molte categorie di soggetti deboli per ciò che riguarda il micro credito ed i mutui per l’avvio di piccole attività imprenditoriali; una sana gestione del piccolo risparmio dei cittadini con commissioni leggere e proporzionate alla cifra depositata. Sono questi, nell’immediato, i nuovi servizi e le iniziative di agevolazione che dovrebbero essere offerti dalle banche per venire incontro alle esigenze delle famiglie italiane in questo momento. Ne è convinto Gianni Bottalico, dal 2013 presidente Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), che in questa intervista con l’Eurispes, fa un’analisi del momento di crisi, proponendo delle possibili soluzioni riguardo l’approccio degli istituti bancari alle nuove esigenze dei cittadini italiani:

Dottor Bottalico quali sono, a suo giudizio, i cambiamenti più rilevanti che nell’ultimo ventennio hanno investito la struttura e le caratteristiche delle famiglie italiane?
“Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito alla trasformazione della famiglia da motore dell’economia a soggetto debole del ciclo economico, e da corpo sociale capace di integrare e di sopperire alle lacune del welfare pubblico ad oggetto delle politiche sociali. Negli ultimi anni i quattro pilastri della serenità e della vivacità economica familiare sono divenuti traballanti ed insicuri insieme. La crisi, che si configura come una colossale operazione di trasferimento di ricchezza dai ceti medi e lavoratori al segmento più ricco della popolazione, ha colpito questi quattro fattori insieme: il reddito da lavoro; il patrimonio immobiliare, spesso costituito dalla sola casa dove si abita; il risparmio familiare, reso più difficile dalla diminuzione del reddito disponibile ed, infine, lo stato sociale con i consistenti tagli alle sue diverse forme di erogazione”.

Quali sono in questo momento, secondo lei,  le categorie sociali più deboli? Gli anziani soli, i genitori separati, i single, le famiglie con figli?
“È difficile stilare delle classifiche del disagio. Piuttosto sembra che il Paese si ritrovi unito nel rischio di povertà. Secondo una nostra indagine, il Primo Rapporto Acli sui redditi delle famiglie, il margine di autonomia delle famiglie, in caso di perdita di reddito si è fatto molto breve, in media non supera i quattro mesi. Ciò che fa la differenza è un evento improvviso. La verità l’ha detta molto bene l’Eurispes: ormai siamo in una società dei due terzi al contrario, con due terzi della popolazione che sono in affanno, chi perché è povero, chi perché ha serie probabilità di diventarlo”.

Quali nuovi servizi ed iniziative dovrebbero essere offerti dalle banche per venire incontro alle esigenze delle famiglie?
“La cosa fondamentale per le famiglie è che si creino dei meccanismi di incentivo agli operatori bancari che più hanno a cuore la solidità degli investimenti delle famiglie. La famiglia sarà soddisfatta e riconoscente alla banca non se questa gli prospetta alti interessi, ma se questa le garantisce la sicurezza dell’investimento. L’incertezza e la frammentarietà dei percorsi lavorativi fa sì che sia sempre più difficile contrarre dei mutui per l’acquisto dell’abitazione da parte di giovani coppie. Sarebbe quindi, quanto mai opportuna una revisione da parte delle banche dei requisiti per la concessione dei mutui per la casa”.

A quali tipologie famigliari, in particolare, le banche dovrebbero rivolgersi con nuovi servizi o agevolazioni?
“Il ruolo degli istituti di credito potrebbe essere di grande aiuto per molte categorie di soggetti deboli per ciò che riguarda il micro credito ed i mutui per l’avvio di piccole attività imprenditoriali, soprattutto per i giovani. Ricordando sempre, visto il crescente numero di persone povere o a basso reddito, che la cosa essenziale rimane la fiducia. Molti cittadini non chiedono altro alla banca se non una sana gestione del loro piccolo risparmio, commissioni leggere e proporzionate alla cifra depositata, e magari auspicano che la propria banca utilizzi il risparmio familiare per finanziare le imprese e lo sviluppo del territorio in cui opera e non per altri fini, contribuendo così a creare occasioni di lavoro per i giovani”. 

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(*) Eurispes