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Imprese familiari, nel 2010-2011 si sono riprese meglio delle altre

Lo evidenzia l'Osservatorio AUB Bocconi: dopo la battuta di arresto nel 2009, questo tipo aziende confermano nel 2011 la ripresa già registrata a fine 2010. De Albertis: "Ecco perché vanno tutelate con un’azione di promozione condivisa dalle istituzioni".

» Crisi economica Redazione - 03/12/2012
Fonte: www.voicesfromitaly.com

La resistenza delle imprese familiari "va probabilmente attribuita ad un comportamento responsabile da parte di molte famiglie imprenditoriali le quali, pur in presenza di una redditività in calo, e minore capacità di far fronte ai debiti bancari, hanno cercato di contenere il peso dell'indebitamento attraverso una tendenza a patrimonializzare le imprese con iniezioni di capitale fresco o, più probabilmente, rinunciando alla distribuzione degli utili. Questo atteggiamento si riflette anche nella tendenza da parte a non essere guidate unicamente da obiettivi economico-finanziari". Così lo scorso settembre, Alessandro Minichilli del Dipartimento Tecnologia e Management Università Bocconi, commentava i dati emersi da un'analisi dell'ateneo e della Camera di commercio di Milano sulla capacità delle imprese familiari di resistere e di superare l'attuale crisi economica. Oggi, a tre mesi di distanza, il quarto Rapporto 2012 dell'Osservatorio AUB[1] dell'ateneo milanese conferma quanto detto poc'anzi: le aziende familiari italiane di medie e grandi dimensioni sembrano aver cavalcato meglio delle altre imprese la fase 2010-11.

L'indagine in questione ha considerato 7.105 aziende con fatturato pari o superiore ai 50
milioni di euro, analizzando le caratteristiche e le performance delle 4.077 imprese a controllo familiare (che si riducono a 2.582 se non si considerano le sovrapposizioni dovute agli intrecci proprietari). Secondo i dati del Rapporto AUB 2012,di fatto le aziende familiari mantengono un tasso di crescita superiore a quello della media delle imprese non familiari: nel 2011, infatti, l'aumento è stato del 4,6 per cento rispetto al 3,6 per cento medio delle altre categorie di aziende. Dopo la battuta di arresto (-9,1 per cento) subita nel 2009, dunque, le imprese familiari confermano nel 2011 la ripresa già fatta registrare a fine 2010. Peraltro, va detto, il numero di dipendenti delle imprese familiari è cresciuto dal 2006 al 2010, così come la sua incidenza sul totale dei dipendenti delle imprese di capitali, pari a circa il 30 per cento.

Analizzando i dati sulla redditività il quadro appare, invece, più contrastato. Sebbene l'analisi dell'ultimo decennio (2001-2011) evidenzi un Roi[2] delle aziende familiari in media di due punti superiore alle altre (fino a tutto il 2007), tale gap positivo si è progressivamente ridotto a +0,6 per cento punti nel 2011 (7,3 per cento contro 6,7 per cento). Simile la dinamica del Roe[3], che dall'11,2 per cento del 2007 è sceso al 5,9 per cento del 2011. Nello stesso periodo, le non familiari sono passate dall'8,3 per cento al 6,5 per cento. I dati reddituali medi di queste ultime, tuttavia, nascondono una marcata variabilità tra le diverse classi di imprese, con le imprese statali e municipali che, durante la crisi, sono state relativamente più protette perché meno esposte alla competizione nazionale ed internazionale.

Sul fronte della capacità di ripagare il debito, misurata dal rapporto posizione finanziaria netta/Ebitda, il 2011 conferma i dati dell'ultimo triennio, durante il quale tale livello si è attestato stabilmente su 6,3, circa un punto più alto di quelle non familiari (5,5). Questo dato negativo, da attribuire soprattutto all'erosione della redditività delle familiari piuttosto che ad un aumento dei debiti finanziari, è però controbilanciato dalla bassa percentuale (5,2 per cento) di aziende familiari con margine operativo lordo (Ebitda) negativo. Tra le non familiari la percentuale 2011 è invece del 10 per cento. D'altro canto, le imprese a controllo familiare mostrano una maggiore solidità patrimoniale. Guardando al quadriennio 2007-2011, si nota come il rapporto di indebitamento sia sceso nettamente, passando da 7,1 a 5,6, valore oggi di circa due punti inferiore rispetto alla media delle aziende non familiari e il più basso in assoluto dal 2001. La spiegazione, secondo la Cattedra AIdAF-Alberto Falck e l'Osservatorio AUB, è che nelle aziende familiari la crescita del patrimonio netto sia stata costantemente superiore alla crescita dell'attivo patrimoniale, che pur non ha subito battute d’arresto. L'aumento del patrimonio netto è avvenuto grazie alla minore distribuzione dei risultati aziendali tramite dividendi.

Il Rapporto AUB 2012 include, tra l'altro, un confronto tra i dati AUB delle imprese a controllo familiare e quelli del rapporto 2012 Mediobanca sui "Dati cumulativi di 2.032 società italiane" e del rapporto Cerved "su tutte le società di capitali italiane". Ciò che emerge è come le aziende registrino una crescita in linea con la media-grande impresa industriale italiana e che le performance reddituali delle imprese familiari AUB siano state mediamente migliori tra il 2003 e il 2011, per quanto abbiano risentito maggiormente della crisi tra il 2009 e il 2010. Positivo per le imprese familiari AUB anche il confronto con i dati Cerved, dal quale si evidenzia come le prime mostrino segni di una maggiore vitalità e capacità di ripresa.

Oltre a monitorare i dati economico-finanziari di tutte le imprese familiari italiane di medio-grandi dimensioni, il Rapporto AUB ne osserva ed analizza la relazione con i modelli di leadership e di governo. "In termini generali i dati AUB mettono in evidenza il positivo impatto che una leadership familiare (sia essa individuale o collegiale) tende ad avere sulle performance delle imprese di famiglia. Tuttavia - ha osservato Guido Corbetta, titolare della Cattedra AIdAF-Alberto Falck di Strategia delle Aziende Familiari - la gestione del ricambio generazionale e l'apertura della governance si confermano tra gli elementi più delicati e critici per le imprese familiari, ciò anche alla luce del fatto che i dati indicano come le migliori performance siano realizzate dalle imprese familiari guidate da leader giovani (40-50 anni) e come il coinvolgimento nei cda di consiglieri che non sono membri della famiglia proprietaria possa impattare positivamente sulle performance delle imprese familiari di grandi dimensioni, quotate o guidate da un leader familiare".

"L'apertura dei cda a consiglieri esterni alla famiglia - ha ribadito Dario Prunotto, responsabile del Private Banking di UniCredit in Italia - risulta comunque vantaggiosa, come testimoniato dall'ampio recupero di redditività registrato dalle imprese negli anni successivi all'inserimento che andrebbe comunque effettuato con il giusto timing, ovvero quando le aziende vanno bene e sussistono le condizioni affinché tali inserimenti avvengano con gradualità e senza pressioni derivanti da eventuali criticità economico-finanziarie". "Anche quest'anno i dati dell'Osservatorio AUB indicano che le aziende familiari continuano a resistere alla crisi e sono più performanti di altre forme societarie - ha aggiunto il direttore generale AIdAF, Gioacchino Attanzio -. Questi dati confermano che le aziende familiari sono un motore importante per il futuro economico dell'Italia". "C'è da sottolineare - ha precisato - anche che le aziende associate AIdAF, presenti nell'Osservatorio, hanno modelli di governo più evoluti; con tutta probabilità la nostra associazione attrae le aziende mediamente più evolute, ma ci piace pensare che AIdAF dia il suo contributo con le opportunità di confronto e dibattito che crea da quindici anni".

"Le imprese sono lo specchio di una realtà imprenditoriale familiare - ha spiegato poi Claudio De Albertis, membro di giunta della Camera di commercio di Milano - che, a Milano e in Italia, è stata capace di conciliare tradizione e innovazione facendo del ricambio generazionale occasione di crescita e sviluppo anche in questo momento di difficoltà economica e sociale". "La loro storia, che però è anche la mia, non è solo storia di successo imprenditoriale ma si intreccia in modo indissolubile con gli eventi della vita cittadina". "Ecco perché - ha concluso - vanno tutelate e salvaguardate attraverso un'azione di promozione condivisa dalle istituzioni".

[Articolo di Andrea Celauro, Università Bocconi di Milano]

NOTE
[1] Il Rapporto è stato realizzato da Guido Corbetta, Alessandro Minichilli e Fabio Quarato della Cattedra AIdAF-Alberto Falck di Strategia delle Aziende Familiari dell'Università Bocconi con il supporto di AIdAF (Associazione Italiana delle Aziende Familiari), del Gruppo UniCredit e della Camera di Commercio di Milano, presentato questo pomeriggio in Bocconi.
[2] Il 'ROI' sintetizza il rendimento della gestione tipica dell'azienda, in base al capitale in essa investito, al lordo degli oneri finanziari, degli oneri fiscali e indipendentemente dei risultati della gestione non caratteristica e straordinaria.
[3] Il 'ROE' è un indice di redditività del capitale proprio. Esprime in massima sintesi i risultati economici dell'azienda. Per poter dire se un dato valore di ROE è buono o cattivo bisogna metterlo a confronto con il rendimento di investimenti alternativi (BOT, CCT, depositi bancari, ecc.).