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La ripresa? Per gli italiani ancora lontana, ma nel frattempo si fanno il loro «tesoretto»

Scettiche sulle prospettive di crescita dell’economia, dubbiose sul rilancio dell'occupazione, sfiduciate nel futuro, le famiglie intanto continuano ad accantonare soldi. È il ritratto di una «economia in galleggiamento»

» Crisi economica Redazione - 03/06/2015

Una vera e propria economia in «galleggiamento». La nostra società non ha subito lo shock della crisi con la stessa gravità di altri sistemi economici, ma allo stesso modo non beneficerà con altrettanta intensità dei vantaggi della ripresa. Finiti gli slanci antichi della prosperità economica, la nostra economia ha continuato a crescere debolmente anche tra il 2000 e il 2007, poi si è invertito il ciclo negli anni della crisi perfida e interminabile. Ma limitarsi all’analisi del crollo dei dati macroeconomici non permette di cogliere l'efficacia della tenuta italiana che emerge dai comportamenti collettivi. È questo l'argomento di cui si è parlato il 3 giugno al Censis nel primo dei quattro incontri del tradizionale appuntamento di riflessione di giugno «Un mese di sociale», dedicato quest'anno al tema «Rivedere i fondamentali della società italiana».

Dal risparmio cautelativo al consumo sobrio ed essenziale, dalla minore propensione all'indebitamento delle famiglie alla rinnovata spinta patrimonialista (che però immobilizza i capitali), dalla ridotta finanziarizzazione dell'economia al nuovo sommerso, fino alla riconferma di un modello di piccola impresa e di welfare familiare: sono questi i caratteri italici di un meccanismo «omeostatico» (con riequilibri interni al sistema tra risparmi, consumi, investimenti, comportamenti di adattamento sommerso) che prima ha ammortizzato l'urto della crisi, ma che oggi rende più difficile volare sulle ali della ripresa. È il ritratto di una economia in galleggiamento.

IL «TESORETTO» DEGLI ITALIANI. 211 miliardi di euro in più accantonati negli anni della crisi (2007-2014), 36 miliardi di euro in più solo nell'ultimo anno, per uno stock complessivo di quasi 1.300 miliardi di euro in contanti e depositi bancari. A tanto ammonta il «cash to go» delle famiglie italiane. In più, c'è un boom del risparmio gestito, con le quote dei Fondi comuni aumentate nel triennio 2011-2014 di 144 miliardi di euro (un dato che supera di oltre 41 miliardi il Pil di un Paese europeo come l'Ungheria). Nel complesso, le attività finanziarie nel portafoglio delle famiglie italiane sono pari a quasi 4mila miliardi di euro. «Meglio soldi disponibili subito» è l'hit del momento. E, per le attività che comportano qualche rischio, la parola d'ordine è comunque «tutelare il capitale investito».

DI CERTO C'È SOLO IL FUTURO INCERTO. 36,4 milioni di italiani non credono che ci sarà la ripresa, 9,1 milioni ritengono che ci sarà a breve e solo 5,1 milioni pensano che la ripresa è già in atto. L'incertezza vince su tutto: il 93,9 per cento degli italiani si sente insicuro rispetto al proprio futuro, l'87,2 per cento rispetto al rischio disoccupazione, l'85,4 per cento rispetto alla possibilità di sperimentare difficoltà di reddito, il 77,5 per cento rispetto al rischio di non autosufficienza nell'età avanzata, il 74,1 per cento per la propria vecchiaia, il 63,4 per cento per la propria salute. Due terzi degli italiani (il 62,4 per cento) sono convinti che nel prossimo futuro si avrà una riduzione della copertura del welfare pubblico. Insomma, gli italiani sono ancora troppo incerti per cavalcare la ripresa.

LA CASA: I VECCHI AMORI NON SI SCORDANO MAI. Di fronte all'incertezza, torna il mattone. Ad aprile c'è stata una impennata delle richieste di mutui: +72 per cento rispetto all'aprile 2014. È dal giugno 2014 che le richieste di mutui crescono ogni mese con percentuali a due cifre. Nel 2014 le compravendite di abitazioni sono aumentate del 3,6 per cento e tra gli operatori del settore cresce l'ottimismo: gli agenti immobiliari ottimisti sull'andamento degli acquisti sono il 5,5 per cento in più rispetto ai pessimisti, mentre erano il 16,2 per cento in meno un anno fa.

UN SOMMERSO FUNZIONALE. Altra arma per arginare l'incertezza è il ricorso al sommerso, al riparo dalle tasse. Sono 3,1 milioni i lavoratori non regolari in Italia, pari al 12,6 per cento dell'occupazione totale, con punte del 16,3 per cento nei servizi di alloggio e ristorazione, del 21,9 per cento in agricoltura, fino al 54,6 per cento nel lavoro domestico. Il lavoro irregolare è parte di un sommerso sempre più focalizzato sull'acquisto di servizi e prestazioni. Sono 11 milioni gli italiani che dichiarano di avere acquistato in nero, senza fattura, almeno una prestazione in un anno da strutture o professionisti della sanità (di questi, 4,2 milioni per un valore di almeno 100 euro). È un «out of pocket» fatto di soldi che girano dalle tasche dei pazienti a quelle dei professionisti sfuggendo alla tassazione. E sono 14 milioni gli italiani che hanno acquistato in nero servizi per riparazioni o ristrutturazioni delle abitazioni.

NIENTE FIDUCIA NELLA GESTIONEDEI SOLDI PUBBLICI. L'incertezza diffusa fa il paio con la rabbiosa sfiducia nel modo in cui vengono gestiti i soldi pubblici. Il 79,3 per cento degli italiani non ha fiducia nel modo in cui le Regioni impiegano il denaro pubblico, il 70,9 per cento non si fida dei Comuni, il 56,9 per cento dell'Inps. La sfiducia non risparmia le imprese private aggiudicatarie di appalti pubblici: l'85,3 per cento degli italiani non si fida di loro. Al contrario, la fiducia degli italiani, anche per quanto riguarda la gestione dei soldi pubblici, va alle forze dell’ordine (74,7 per cento), al volontariato (il 67,8 per cento) e al terzo settore (52,3 per cento). È premiata l'attenzione al profilo morale del soggetto gestore piuttosto che alle effettive capacità di gestione.