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Benzina e concorrenza: l'Eni al Quirinale contro una pompa Conad

Sembra una storia surreale, eppure il colosso dell'energia, con oltre 4mila distributori in Italia, sta strepitando per una stazione aperta dal marchio commerciale nella zona di Cesena. Ecco cosa prevede la riforma del governo.

» Banche, Investimenti Ulisse Spinnato Vega - 20/07/2011
Fonte: Immagine dal web

Davide contro Golia, il gigante energetico contro il marchio della distribuzione. Uno scontro che ha per oggetto le pompe di carburante, che finisce per coinvolgere il Quirinale e tiene sullo sfondo la riforma della rete di stazioni di servizio infilata dal governo nella manovra 2011-2014.

ENI BUSSA ALLA PORTA DEL CAPO DELLO STATO. Infatti Eni ha messo in atto un "ricorso straordinario al Capo dello Stato contro il Comune di Cesena e la Provincia di Forlì-Cesena nei riguardi dell'apertura di un impianto di distribuzione di carburante a marchio Conad nell'area Montefiore a Cesena, prevista come variante al Piano regolatore generale", racconta la stessa Conad. Il colosso petrolifero statale avrebbe chiesto "la sospensione degli effetti della delibera perché dagli atti emerge 'l'illegittimità della variante al Programma integrato di intervento con riferimento alla realizzazione dell'impianto di carburante per autotrazione ... e considerata in particolare la distorsione della concorrenza determinata da una previsione urbanistica a beneficio esclusivo e privilegiato di soggetti privati, posto che da tale previsione deriva a Eni un gravissimo pregiudizio nell'operatività concorrenziale degli impianti di distribuzione di carburante in Cesena...'.", prosegue Conad.

"AL PAESE SERVONO LIBERALIZZAZIONI". Poi dal marchio della Gdo iniziano le ironie: "La principale società erogatrice di carburanti, che ha in Italia 4mila 542 stazioni di servizio, si oppone all'apertura di un singolo distributore di carburante ricorrendo addirittura al Capo dello Stato. Un distributore di carburante che, nei fatti, Eni valuta una proposta di concorrenza sleale, distorsiva per il mercato. Ciò accade – aggiungono da Conad – in un Paese che invece avrebbe bisogno di modernizzazione e liberalizzazioni per rilanciare il sistema Italia e difendere il potere d'acquisto delle famiglie, messo sempre più in crisi, e in cui il costo dei carburanti continua a crescere in modo incontrollato quanto esagerato".

"MONOPOLIO INACCETTABILE". In effetti, tra i fautori della piena concorrenza nel settore, sono in tanti a chiedere il coinvolgimento della grande distribuzione nella vendita delle benzine. E Conad insiste ritenendo "che questo monopolio, inaccettabile per i cittadini e per l'Italia, debba cessare perché impedisce ad altri attori di proporsi nel mercato in un regime di libera e reale concorrenza, non figlia di attività di lobby o di posizioni di privilegio acquisito". Finora il marchio commerciale ha potuto aprire soltanto 11 distributori sul territorio italiano e il primo risale al 2005. Conad parla di "infinite difficoltà burocratiche da superare", di "leggi emanate da solerti Regioni con lo scopo di limitare la libera concorrenza" e di "decine di domande per l'apertura di nuovi impianti che rimangono ancora inevase sui tavoli di tante Regioni, dal nord al sud dell'Italia".

"CON NOI 16,5 MILIONI DI RISPARMI PER CHI GUIDA". L'organizzazione cooperativa sostiene che "pur conservando una marginalità utile a sviluppare la rete dei propri distributori", gli automobilisti hanno risparmiato con i suoi impianti 16,5 milioni di euro in sei anni, "senza tralasciare le altrettanto importanti ricadute positive sul costo del trasporto delle merci e dei beni di largo consumo. E senza dimenticare che ogni impianto Conad ha una produttività superiore ai 10,5 milioni di litri rispetto alla media della rete italiana dei distributori, ferma a 1,6 milioni di litri. È tutto questo che l'Eni paventa come concorrenza distorsiva del mercato?", si chiede il marchio degli ipermercati.  Francesco Pugliese, direttore generale dell'operatore Gdo aggiunge: "Penalizzare la libera scelta imprenditoriale di nuovi operatori, in particolare la moderna distribuzione, è un determinante passo indietro", per cui "informeremo i nostri sette milioni di clienti di questa grave e illogica situazione e faremo una capillare campagna di sensibilizzazione a tutti i livelli".

LA RAZIONALIZZAZIONE DELLA RETE. In realtà la riforma della rete dei distributori voluta dal governo e inserita nella manovra, riforma contro cui gli operatori hanno annunciato una due giorni di sciopero dalle ore 22 del 25 alle 22 del 27 luglio, non punta a un aumento delle stazioni di servizio, anzi. Si prevede una razionalizzazione che porterà le pompe dalle 24mila di oggi a 12-13mila (in linea con grandi Paesi europei come Francia e Germania). Saranno chiusi gli impianti obsoleti e sarà favorita la diffusione del self service (che comporta risparmi sui prezzi e che dovrà essere disponibile tutto il giorno, non solo negli orari di chiusura). Il governo non può imporre naturalmente la chiusura per legge, ma metterà a disposizione risorse per le dismissioni. Fra le novità in arrivo per i benzinai c'è anche l’obbligo di dotarsi, entro un anno, di apparecchiature per la modalità di rifornimento senza servizio con pagamento anticipato (pre pay), pena sanzione amministrativa.

L'ALTERNATIVA AL CONTRATTO DI COMODATO. In più, le stazioni di rifornimento dovranno diventare punti multi-servizi, con l'aumento della vendita dei prodotti non-oil (in questo senso la grande distribuzione commerciale parte avvantaggiata). In pratica il gestore potrà somministrare giornali, libri o prodotti di ristorazione senza licenze separate. In più, la riforma prevede delle alternative al normale contratto di comodato che si stipula tra compagnie petrolifere e gestori. Spesso questi ultimi preferiscono il comodato perché temono un'ingerenza troppo forte e svantaggiosa da parte della compagnia. Ma il governo punta a formule come il franchising e comunque ha previsto che la negoziazione dei contratti avvenga sempre in sede ministeriale. Un punto, questo, che dovrebbe offrire più garanzie a tutti.