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"Per un pugno di dollari"
Secondo il settimanale inglese The Economist la quotazione in borsa del più famoso tra i social network potrebbe essere una buona scommessa per molti investitori. "Ma - scrive il magazine ? i problemi di regolamentazione restano?e ci attendono"
Fonte: Facebook
Come è iniziata la stria del social network più famoso ed utilizzato al mondo ormai la conosciamo tutti. Un giorno per gioco, nel 2004, Mark Zuckerberg pubblica on-line le foto dei suoi compagni di Harvard, dando la possibilità agli utenti di lasciare uno o più commenti di ogni genere sotto le loro fotografie. Otto anni più tardi, Facebook diventa una delle aziende più fulgide del mondo con milioni di utenti in tutto il pianeta e un fatturato da capogiro, tanto da annunciare il primo febbraio scorso la sua intenzione di quotarsi a Wall Street con un'offerta pubblica iniziale (IPO) del valore compreso tra 75 e 100 miliardi di dollari. Un procedimento formalizzato alla Securities and Exchange Commission (una sorta di Commissione Nazionale per le Società e la Borsa americana, ndr) attraverso il deposito dei documenti per il collocamento, da cui la società di Zuckerberg vorrebbe incassare almeno 5 miliardi di dollari.
"Tutto questo è straordinario", grida l'Economist nell'editoriale del nuovo numero il 3 febbraio, accompagnato da una copertina eloquente che titola "Per un pungo di dollari". "È la pazzia di un ragazzo arrogante di 27 anni?", si chiede l'autorevole magazine inglese che, d'altro canto si sofferma ad analizzare il fenomeno rispondendosi "non necessariamente". "Facebook - si legge nell'articolo - potrebbe presto vantare un miliardo di utenti, uno su sette della popolazione mondiale. Lo scorso anno ha generato 3,7 miliardi di dollari di ricavi e 1 miliardo di utile netto". "Questo - ammette il settimanale inglese - non è neanche lontanamente sufficiente a giustificare il suo prezzo. Ma resta comunque il fatto che Facebook ha trovato un nuovo modo di sfruttare al meglio le potenzialità della Rete". "La gente ama socializzare e Facebook lo rende più facile. Il timido diventa più sicuro online, chattare è un modo efficiente di rimanere in contatto al di là del telefono cellulare. Potete farlo tramite computer portatile o smartphone, mentre siete a letto, in attesa di un autobus o facendo finta di lavorare. È possibile cercare vecchi amici, conoscerne di nuovi, condividere foto, organizzare feste e dire loro quello che pensate dell'ultimo film di George Clooney".
UNA QUOTAZIONE DI MERCATO A BASSO COSTO. Cento miliardi dollari. Se fosse scritto su un cartellino del prezzo, non sarebbe affatto qualcosa a buon mercato, altri giganti tecnologici valgono di più: la capitalizzazione di mercato di Google è 190 miliardi dollari, Microsoft 250 miliardi dollari, Apple e 425 miliardi dollari. A parte questo, però, le possibilità commerciali sono immense, per tre motivi.
INFORMAZIONI DEGLI UTENTI, UNA VERA MINIERA D'ORO PER FACEBOOK. In primo luogo, Facebook sa tutto di tutti, "sa una quantità impressionante di cose su gran parte dei suoi utenti. Ed escogita ogni giorno modi nuovi per saperne di più, come ad esempio Timeline, una nuova pagina di profilo che incoraggia le persone a creare un archivio on-line della loro vita. I dati degli utenti sono una vera e propria miniera aziendale" perché permette alla società di capire "cosa gli piace agli utenti per poi colpirli con spot pubblicitari ben mirati. Solo nel 2011 F acebook ha superato Yahoo! come venditore leader di advertising on-line in America".
UNA POTENTE PIATTAFORMA PER IL MARKETING SOCIALE. In secondo luogo, Facebook "è la piattaforma più potente per il marketing sociale", ovvero un banner raccomandato da un amico all'interno del social network è più convincente che una strategia marketing a valanga. "Grazie alle milioni di interazioni su Facebook vengono influenzate anche le opinioni sui prodotti da acquistare. dalla musica che compra la gente fino al voto politico. Sono migliaia le aziende che stanno scoprendo, loro malgrado che se non sono su Facebook sono out dal mercato". Di certo sottolinea l'Economist, "il fenomeo del Social commerce (o "s-commerce") è ancora all'inizio, ma uno studio di Booz & Company calcola che solo nel 2011 in questo modo sono state vendute merci per oltre 5 miliardi di dollari". "Infine - scrive il settimanale - Facebook sta diventando, de facto, il passaporto on-line del mondo. Dal momento che così tante persone possiedono un account con il loro vero nome, molte aziende stanno iniziando ad utilizzare un account di accesso a Facebook come un mezzo per identificarle", sempre più spesso a livello commerciale.
NON È TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA. Fin qui i "pregi" del social network più famoso del mondo. Già perché andando avanti nella sua analisi, l'Economist avanza anche qualche preoccupazione. "La prima riguarda la sfida manageriale il salto da start-up a vero e proprio gigante del mercato. Facebook ha solo 3.200 dipendenti, ma l'entrata a Wall Street, l'impresa aggiungerà altre persone e servizi, rendendolo competitivo nella sua battaglia con Googlee il suo network Google+" Google, infatti, "ha fatto il salto dalla popolarità alla redditività". Nonostante la sua popolarità, Facebook è ancora pericolosamente dipendente dagli annunci display, e c'è una netta differenza - scrive l'Economist - "tra attirare gli utenti e spremere soldi da loro". La maggior parte degli utenti "non si rende conto di quanto Facebook sa su di loro. Se si inizia a sentire che il social network sta abusando della loro fiducia, l'effetto sarà quello di volerne uscire".
LA QUESTIONE PRIVACY E ANTI-TRUST. È qui arriva l'altra serie di nei che questi dovrebbero riguardare più gli investitori. "La Federal Trade Commission americana ha già costretto Facebook a sottostare a una verifica biennale esterna della sua politica sulla privacy e le relative procedure". Proseguendo lungo la linea c'è poi l'antitrust. Una patata bollente che nessuno vorrebbe avere per le mani. "Da un lato - precisa l'Economist -, crea i concorrenti più velocemente di qualsiasi altra industria (come AltaVista, o Myspace)". "D'altra, gli effetti della Rete aiutano a creare monopoli. Nessun altra rete sociale è quasi grande come Facebook, e presto sarà abbastanza ricca da poter comprare potenziali rivali. Molte aziende sentono di non avere altra scelta che affrontare il problema, mentre altri già risentono del suo peso". Insomma tutto ancora può accadere e la guerra di Facebook con Google è solo agli inizi. Certo è che "se una società si comporta in modo predatorio e monopolistico, dovrebbe essere punita". Da questo punto di vista, "sembra probabile che Google dovrà presto affrontare un controllo serrato da parte delle autorità europee, e a Facebook probabilmente toccherà la stessa sorte". "Il film è già stato fatto - conclude l'Economist -, ma la storia di Facebook è decisamente e inevitabilmente molto più intrigante".
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