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INTERVISTA - Filippo Laterza: «La moda diventa Arte quando comunica un'emozione»

Nella sua Capsule Collection presentata ad AltaRoma, questo giovane di 21 anni ha dato prova di una grande interpretazione e sensibilitą stilistiche tradotte in abiti eclettici e ricercati di artigiana manifattura. Ecco chi č e cosa mi ha raccontato

» Protagonisti Francesca Nanni - 02/02/2017
Titolo: L'abito ispirato a Tamara de Lempicka firmato Filippo Laterza
Fonte: Foto ©Carlo Tosti

di FRANCESCA NANNI - Occhiali tondi, sguardo lucido e profondo, garbo d’altri tempi, faccia da bravo ragazzo incorniciata da un capello un po’ ribelle che fa tanto artista. Filippo Laterza, giovane stilista pugliese di 21 anni, si presenta così al pubblico di AltaRoma, che il 26 gennaio scorso, presso la Galleria d'Arte Marchetti in Via Margutta, ha potuto ammirare la sua Capsule Collection ispirata a dieci Maestri dell’Arte Contemporanea. Una grande sensibilità stilistica, unita ad una rara abilità artigianale e sartoriale, ha dato forma e vita a dieci abiti icona che vanno dallo spazialismo di Lucio Fontana ai mondi immateriali di Sonia Delaunay, dal fauvismo di Henri Matisse all’astrattismo geometrico di Kazimir Malevič. E poi Georgia O'Keeffe, Tamara de Lempicka, Yayoi Kusama, Gustav Klimt, Yves Klein, Vincent Van Gogh.

A soli 21 anni Filippo Laterza costruisce la sua visione con gazar di seta pura stampata a mano, tulle, taffetà, tessuti puri con lavorazioni, ricami, dipinti e patchwork. Anche negli accessori tra i quali spicca una curiosa spilla realizzata con un fiore vero immerso nell’argento bronzeo, impreziosita da qualche perla qua e là. Un vero e proprio successo per questo giovane che, fin da bambino, ha sempre respirato moda e creatività, prima nella sartoria di abiti da sposa della nonna, poi nel negozio di confezioni della mamma. Una grande umiltà il suo punto di forza. Essere libero di poter creare senza limiti il suo sogno. Per cercare di conoscere meglio questo straordinario talento portato alla luce dal producer Antonio Falanga e da Grazia Marino, ho parlato a lungo con lui durante il vernissage che lo ha visto protagonista:

Filippo, in genere non si dà del ‘tu’ al proprio intervistato ma tu sei giovanissimo: mi racconti la visione che ha dato vita a questa Capsule Collection?
«Assolutamente il ‘tu’ va benissimo non ti preoccupare, anzi. Dunque, il concetto rappresentato in questi abiti è la moda come l’arte e, quindi, come forma di espressione. Io riesco a comunicare solo creando, attraverso le emozioni che vivo ogni giorno e che cerco di raccontare con tessuti, ricami E pennellate di colore sulle stoffe. Le creazioni che vedi qui stasera sono dieci, con dieci ispirazioni completamente diverse ma che mi rappresentano appieno. E con questo spero di riuscire a comunicare un messaggio di accettazione della diversità, perché ciascuno di noi è diverso a suo modo.»


[Filippo Laterza e gli ultimi ritocchi ai suoi abiti prima della presentazione alla Galleria d'Arte Marchetti]

Perché hai scelto proprio questi dieci artisti? Che legame hai con loro?
«Sono gli artisti che hanno suscitato in me una forte reazione emotiva ed è questo il mio punto di vista: trasferire l’emozione che provo nell’ammirare l'opera di un artista di cui magari conosco il vissuto perché l’ho studiato a lungo. È un po’ come immedesimarmi in lui o lei con una visione che poi si traduce in abito.»

Quando, secondo te, la moda diventa Arte?
«La moda diventa Arte quando ha un’emozione ed un messaggio da comunicare, quando supera la superficialità e fa sognare.»

Questi abiti sono dei piccoli-grandi capolavori di sartoria: quanto è importante oggi essere ‘sarto’ prima ancora che ‘stilista’?
«È importantissimo, soprattutto perché l’Italia si distingue da sempre nel mercato della moda, sia qui che all’estero, proprio per la manifattura artigianale, per la qualità di realizzazione di un abito, di una scarpa di un accessorio. La moda non è solamente comunicare qualcosa che si ha dentro con un disegno, ma è anche soprattutto un'accurata realizzazione di sartoria.»

Nel 2014 hai vinto il concorso ‘Il talento, la passione e la fatica’, promosso da Stefano Cavalleri: quale di questi aspetti, secondo te, conta di più in questo lavoro?
«Oggi più che mai è la fusione di tutte e tre le cose. Se non si ha talento non ci si può affacciare a questo mondo che, comunque, richiede tanta passione, fatica e dedizione. Non è un lavoro così semplice come potrebbe sembrare da fuori. Inoltre è un mestiere che mette a nudo la propria anima, le proprie emozioni attraverso le proprie creazioni. Io l’ho fatto oggi, a 21 anni, con un pubblico così importane e attento come quello di AltaRoma e non è stato semplice. Così come non è semplice rinnovarsi a livello emotivo e creativo ogni sei mesi presentando ogni volta una collezione diversa.»

Nel comunicato stampa ringrazi una ad una le persone che hanno reso possibile tutto questo: la moda è un gioco di squadra?
«Assolutamente sì! Io non avrei potuto fare nulla da solo. Senza l’aiuto e il supporto di molte persone questi abiti sarebbero rimasti solo dei disegni, come anche la loro evoluzione: se noti il bozzetto accanto ad ogni creazione, vedrai che qualcosa è cambiato in corso d’opera, e non è detto che muterà ancora. Ecco tutto questo non è possibile senza l’aiuto e il confronto con professionisti seri e di lunga esperienza.»

Un consiglio da giovane ai giovani che si avvicinano al mondo della moda o che già hanno intrapreso un percorso e hanno bisogno di un confronto:
«È bene capire fin da subito che la moda non è solo lustrini e paillettes. É un mondo esclusivo dove è difficile entrare, e forse il consiglio che mi sento di dare ai giovani come me è proprio quello di non arrendersi quando qualcuno dice loro che resterà solo un sogno e che non è possibile. Io non sono nessuno per poter dire ‘ce la possiamo fare tutti’, però ci sto lavorando, come tantissimi ragazzi oggi ai quali dico siate tenaci e non arrendetevi!»