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"Cuori rossi": tutti i martiri dell'Italia a 'sovranità limitata'

Il corposo volume di Cristiano Armati ricostruisce la storia e le storie dei tanti militanti di sinistra che hanno perso la vita per mano di uno Stato di polizia e di misteriose forze occulte negli anni della Guerra fredda.

» Libri: Recensioni Paola Alagia - 16/12/2008

La Repubblica a sovranità limitata, la nazione sul crinale della cortina di ferro, il Paese occidentale con il partito comunista più forte e radicato (alla pari del Pcf francese). 

L'Italia della seconda metà del '900 era tessera strategica nel mosaico Nato, rampa di lancio verso l'Est sotto influenza sovietica, ponte naturale con l'altra sponda del Mediterraneo e i bollori mediorientali. Una miscela esplosiva, un terreno ideale di scontro tra forze contrapposte.

Partendo da questo assunto, Cristiano Armati affonda le mani in sessant'anni di storia del nostro Paese che continuano ad accendere gli animi, alimentando un dibattito pubblico tutt'altro che pacificato. Quando il passato urge e brucia, allora vuol dire che non è ancora diventato materiale plasmabile per gli storici. Significa che l'istanza accalorata della cronaca non si è spenta del tutto e il corpo della storia non è pronto per una fredda vivisezione basata sulla lettura serena dei documenti.

Nel generoso volume "Cuori rossi", non a caso Armati mantiene vivo il gusto del cronista, il piacere di rimandare con vivida partecipazione i tanti fatti salienti di quella che venne chiamata l'era della guerra "a bassa intensità". Fu fortissima la pressione esercitata dal partito-Stato, la Dc, e dagli apparati della coercizione di cui aveva il pieno controllo, nei confronti di coloro che propugnavano una visione alternativa della società e del mondo, i cuori rossi appunto. 

Da una parte i carnefici: lo Stato italiano "borghese" e la sua ideologia, il ministero dell'Interno, le sue forze e i suoi metodi, l'ingombrante alleato americano e le sue sollecitazioni, i servizi segreti deviati e non, nostri e loro. Dall'altra le vittime, racconta Armati, cioè gli uomini, le donne, i lavoratori, i ragazzi, i militanti pacifici che si riconoscevano nel Pci - poco - o in un pensiero più a sinistra - spesso - secondo cui Botteghe Oscure aveva ceduto al riformismo ed era scesa a compromessi con il Stato imperialista delle multinazionali (Sim), come lo chiamarono le Brigate rosse.

Il libro è una carrellata di eventi luttuosi che parte da Portella della Ginestra e arriva al recente raid neo-fascista di Villa Ada, a Roma, e al barbaro assassinio di Nicola Tommasoli, a Verona, da parte di cinque naziskin. Nel mezzo c'è il governo Tambroni e tutta la strategia della tensione, dalla defenestrazione di Pino Pinelli fino alla macelleria del '77, Peppino Impastato e Carlo Giuliani, Valerio Verbano e Renato Biagetti.

Con uno stile piano e limpido, venato di tanto in tanto da accenti retorici un pò troppo marcati, Armati lascia intendere chiaramente da quale parte stia il suo cuore (rosso). Nell'epoca della 'conventio ad excludendum', in cui i comunisti erano tenuti lontani dal governo e il fantasma 'rosso' agitava i sonni dell'Occidente, nell'epoca in cui Kissinger le tentava tutte per screditare Moro e la Cia si preparava a fare in Italia le stesse cose che aveva combinato in Cile, Armati risponde in modo esplicito allo speculare volume "Cuori Neri" di Luca Telese e dichiara apertamente quali siano per lui i colpevoli e quali, invece, i martiri.

Lo scandaglio delle fonti, il patrimonio documentale del libro è ragguardevole. Il giovane autore compie un serio lavoro di ricerca e lo mette al servizio di una tesi tanto schierata quanto onestamente espressa. Il difetto d'impostazione, semmai, riguarda l'ambizione di mettere insieme fenomeni e fatti troppo diversi tra loro, vicende che hanno in comune soltanto l'impegno politico delle vittime. 

Una cosa, infatti, sono i delitti di piazza - o con le bombe - compiuti da uno Stato borghese e di polizia più o meno animato da furore reazionario e più o meno ispirato da invadenti attori internazionali, cosa ben diversa sono i delitti di mafia, organizzazione che con gli apparati deviati del Leviatano fa solo affari, ma non sposa certo teoremi ideologici precostituiti. Altra cosa ancora sono le violenze compiute da sparuti gruppuscoli di estrema destra che agiscono, certo, con inaudita violenza in nome di confuse suggestioni culturali, ma a muro di Berlino già crollato e senza avere alle spalle occulti poteri forti. Si tratta di "micidiali licenze di uccidere", come le chiama Armati, che tuttavia hanno matrici irriducibilmente diverse tra loro.

Alla fine, però, resta una verità sacrosanta che lo scrittore fa bene a mettere in evidenza: "L'Italia è una Repubblica fondata sul mistero"". Non a caso, malgrado le tipologie di stragismo siano differenti, accade puntualmente che nel nostro Paese le responsabilità ultime non vengano mai alla luce. I cosiddetti 'terzi livelli' restano sempre avvolti nella nebbia e gli esecutori materiali sono gli unici a pagare per tutti, quando pagano; basti pensare alle recenti sentenze sul G8 di Genova. Insomma, la storia ci insegna che il 'grande vecchio' può continuare a dormire sonni tranquilli. Benvenuti in Italia, Paese del sole. E di mille ombre nere.


INFORMAZIONI
Titolo: Cuori rossi
Autore: Cristiano Armati
Editore:
Newton Compton
Anno: 2008
Euro: 16,90