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Manuele Fior e il colore del partire

Vincitore quest'anno del più importante premio fumettistico in Europa, l'autore nato a Cesensa spiega la poetica dietro ai suoi 'dipinti con balloon' e la vita della "generazione precaria anche negli affetti", che lascia l'Italia senza dimenticarla mai.

» Libri: Protagonisti Francesco Amorosino - 26/04/2011
Titolo: Una vignetta di 'Cinquemila chilometri al secondo'
Fonte: Manuele Fior

Andare via o restare? Ormai è diventata una triste litania nel nostro Paese, dove la 'fuga dei cervelli' appare come un vero esodo biblico. Si parla meno, però, della 'fuga dei pennelli', di quei tanti artisti, pittori, scultori o altro, che da noi non trovano spazio a causa di una fortissima esterofilia, mentre all'estero non trovano spazio perché italiani. Nel mondo del fumetto le cose funzionano in modo diverso, e spesso andare all'estero significa tornare in Italia, soprattutto la Francia è sempre più un trampolino che permette agli autori più indipendenti di farsi conoscere e poi di poter sfondare anche da noi.

Manuele Fior è forse il caso esemplare di questa situazione, non tanto perché il fatto di essere andato all'estero gli ha dato la possibilità di pubblicare i suoi graphic novel pittorici, ma perché il suo spirito viaggiatore, l'aver visitato luoghi diversi come l'Egitto, la Norvegia, la Germania e infine la Francia, è stato il punto di partenza per creare il suo ultimo libro, un vero capolavoro sia nella storia che nei disegni. 'Cinquemila chilometri al secondo', edito da Coconino, arriva dopo più di tre anni da 'Rosso Oltremare', volume di esordio dove proprio il colore più passionale e violento faceva da sfondo ad una storia intensa.

Oggi Manuele è un artista acclamato in tutta Europa perché è riuscito in un'impresa in cui pochissimi hanno avuto successo: vincere il 'Cerbiatto d'Oro' al Festival International de la Bande Dessinée d'Angoulême, il più importante riconoscimento per un graphic novel in Europa. A stupire la giuria è stata la storia, capace di descrivere i sentimenti della generazione in fuga tra i vari stati comunitari, e i disegni, una vera festa per gli occhi, con il colore che convoglia e amplifica tutte le emozioni. Abbiamo chiesto all'autore di svelarci i segreti di questa vera opera d'arte:

Dal rosso all'arcobaleno, è un'operazione cromatica desiderata o è solo legata all'atmosfera delle varie scene?
"È una cosa e l'altra. Sono un ammiratore di Lorenzo Mattotti, quindi ho sempre voluto cimentarmi con un libro in cui il colore fosse protagonista. Fin dall'inizio avevo in mente l'immagine di un libro che solo aprendolo doveva essere caleidoscopico, d'impatto. La sfida era quella di abbandonare quasi il nero, l'inchiostro, il classico strumento del fumettista per usare il colore in maniera strutturale, con il disegno iconico del fumetto che non viene più utilizzato per dare al colore una funzione narrativa. Non si ragiona più per segno, ma per giustapposizione di masse, con un linguaggio grafico del tutto diverso".

Infatti nella tua opera, più che il segno, è il colore che racconta.
"Sì, è una scoperta della scuola di Brescia in cui anche io mi inserisco. C'è una generale riscoperta, oggi, delle cromie dirette non ottenute al computer. Non volevo che il colore venisse dopo il disegno, che rendesse più bello il tratto: molte vignette sono partite non dalla matita ma da macchie di colore da interpretare".

Il tuo libro è stato definito "il ritratto di una generazione precaria anche negli affetti": ci spieghi questo concetto? Anche tu sei stato precario per tanto tempo, viaggiando molto.
"Il libro non è autobiografico, però ripercorre i posti in cui ho viaggiato e ho vissuto. Riflette il mio nomadismo negli ultimi dieci anni. Poi mostra un sentimento della mia generazione che, a differenza di quella dei nostri genitori, parte da basi economiche precarie, ma a volte ha possibilità di vita straordinarie, come di poter viaggiare liberamente. Ho cercato di mostrare la situazione di tanti ragazzi che sono partiti, per esempio per l'Erasmus, e hanno deciso di non tornare, e di come questo influisca negli aspetti più intimi della vita di coppia e nell'amicizia. I sentimenti dipendono dalla società in cui vivi, dalla cornice culturale in cui ti trovi".

Tra i luoghi presenti nel libro colpisce la Norvegia, qual è il tuo rapporto con questo Paese?
"Per me è stato abbastanza difficile, questo Paese mi ha dato emozioni molto forti ma ho provato difficoltà a integrarmi. È una società estremamente ricca, che funziona su modelli sociali non solo diversi dai nostri, ma anche da quelli nordeuropei: ha un'economia chiusa che deriva dai proventi del petrolio, ed è chiusa anche la società, anche se i norvegesi viaggiano molto. È una sorta di isola un po' arroccata. Non ha grandi problematiche di immigrazione, la sua situazione non è certo drammatica come a Parigi, dove vivo adesso, qui il conflitto è sempre dietro l'angolo. Quando si nasce in Italia si ha una sorta di 'imprinting a fuoco', per cui se vuoi fare qualcosa di ambizioso nella vita dovrai fare molta fatica e questo non vale in Norvegia. Mi sento ancora diviso". 

Raccontaci com'è andata la tua fuga dall'Italia, è stata necessità o desiderio di viaggiare?
"Non è stata una cosa preventivata, mentre studiavo architettura  ho trascorso un anno a Berlino, con l'Erasmus, e mi sono trovato così bene che a quel punto non avevo più voglia di tornare in Italia, e queste sono le tematiche sviluppate anche nel libro. Poi una cosa ha tirato l'altra: prima di dedicarmi al fumetto ho fatto tanti mestieri diversi, l'architetto, il disegnatore tecnico per gli archeologi, un lavoro che mi ha portato in Egitto e in Norvegia. Poi si sono aggiunte ragioni personali e tutto si è concatenato, anche perché non vedevo grandi chance, in Italia, per fare ciò che volevo. Naturalmente mi sono trasferito in Francia perché sapevo che era il posto giusto per poter lavorare nei fumetti, e in questo Paese mi sto integrando abbastanza".

La Francia è il luogo dove espatriano tutti i fumettisti italiani perché c'è un mercato più solido rispetto a quello italiano. Come vivi questa situazione?
"Sul mio conto si dice che faccio fumetti prima in Francia e poi in Italia, ma voglio far capire che questo libro è stato proposto all'editore francese Atrabile e quello italiano Coconino nello stesso momento, e solo per contingenze varie è uscito prima in Francia. Atrabile è un piccolo editore in confronto ai grandi colossi francesi per cui i compensi che ho ricevuto dalla casa editrice sono praticamente uguali a quelli di Coconino. Sono riuscito a vivere di fumetti perché ho fatto tante edizioni in tanti Paesi, ma non è che finanzio l'attività in Italia con i lavori in Francia, è un rapporto che, invece, vedo molto alla pari. Francia e Italia sono i luoghi cui tengo di più nelle edizioni dei miei libri. Ho bisogno di lavorare in diversi Paesi, ho sempre lavorato con piccoli editori locali, il mio punto di forza è pubblicare libri in luoghi diversi con contratti differenti e modesti. Non potrei lavorare con un Paese solo, non ce la farei". 

Sei solo un autore o anche un lettore di fumetti? Cosa ti piace leggere?
"Sono un appassionato di fumetti della prima ora, fin da bambino ho cominciato con i supereroi americani, che tuttora leggo anche se non sono aggiornato sugli ultimi sviluppi, ma rileggo fumetti che mi piacciono come Devil, gli X-men, periodi belli come quelli di Claremont, o l'uomo ragno di Romita senior e junior. Quando rileggo questi comics lo faccio con un occhio più professionale, mi accorgo di certi trucchi del mestiere, o il modo di lavorare degli sceneggiatori. Ultimamente leggo un po' di tutto, apprezzo i manga, sto scoprendo Tezuka, mi piace Otomo. E poi leggo i fumetti di tutti i miei amici. Non sono uno studioso, leggo fumetti come leggerei romanzi".

Raccontaci l'esperienza di Angoulême, cosa significa essere il vincitore del più importante premio fumettistico in Europa?
"Angoulême è stata una cosa incredibile, ogni tanto mi sveglio e penso di averlo sognato. Quest'anno, in Francia, sono usciti 5mila 300 titoli, sessanta dei quali sono stati selezionati da librai, giornalisti, critici, e in seguito i vincitori sono stati scelti da una giuria di sette componenti, due autori, due librai e due critici, più il presidente. Il fatto che il mio libro abbia vinto, pubblicato da un editore piccolo, a fianco a grandi colossi, mi fa piacere perché dà anche l'indice della trasparenza del festival. Immagino ci saranno state pressioni da parte di grandi editori, poi la mia casa editrice è svizzera, quindi ha vinto anche sul proverbiale nazionalismo francese. E poi, ovviamente, mi ha fatto piacere per la mia carriera, le persone che hanno ricevuto questo premio sono tutti maestri assoluti. Ho apprezzato molto il fatto che questo premio abbia avuto tanto risalto in Italia, avevo paura che passasse in sordina perché di solito non si parla molto di fumetto, invece i media ne hanno dato notizia, è un modo per far conoscere questo tipo di fumetto. C'è stato l'effetto italiano all'estero".

Domanda d'obbligo: adesso a cosa stai lavorando?
"Sono già al lavoro su un altro libro, cominciato a settembre dell'anno scorso. Ora la parola d'ordine è dimenticare tutto: Angoulême, il premio, e tornare a lavorare normalmente. Si tratta di un libro completamente diverso, è ambientato nell'Italia del 2050, sono presenti elementi di fantascienza, ma non riesco a dire di più, i miei libri non nascono da una sceneggiatura definita, prendono direzioni impreviste". 

E i colori?
"No, qui passo al bianco e nero con toni di grigio dati da china e carboncino, un effetto che ho studiato proprio per questo libro, molto forte, che dà un aspetto fotografico".

Quindi, un futuro in bianco e nero?
"No, la decisione cromatica è dettata dall'atmosfera del libro, ci sono scene notturne e poi di colpi sequenze diurne assolate, avevo in mente film come 'L'avventura' di Antonioni, quindi un bianco e nero caldo, affascinante".

Puoi già svelarci il titolo?
"Purtroppo ancora non lo conosco nemmeno io. Il titolo arriva solo a metà storia. A caso, sotto la doccia".


LINK
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Manuele Fior
- Manuele Fior sul sito del Festival International de la Bande Dessinée d'Angoulême