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INTERVISTA - Soragni: "Con Dalla abbiamo perso un genio, un uomo insostituibile"
In occasione dell'uscita del suo libro 'Là dove il mare luccica', il giornalista e scrittore ricorda il grande cantautore bolognese. "Era un personaggio strano, una specie di piccolo elfo con lo zuccotto, il cappottone ed un sorriso sincero sulle labbra"
Titolo: Particolare della copertina del libro 'Là dove il mare luccica'
Primo marzo 2012. Sono passati più di due mesi dalla scomparsa di Lucio Dalla. Il cantautore bolognese era a Montreux, in Svizzera, per il debutto del suo tour europeo. Tre giorni dopo l'infarto che lo ha colpito nella sua stanza d'albergo, nel giorno del suo sessantanovesimo compleanno, è stato sepolto nella sua Bologna, dopo una cerimonia funebre nella Basilica di San Petronio, in quella Piazza Grande che amava e che aveva cantato.
Per rendere un omaggio a questo grande artista la Kenness Publishing pubblica un libro dal titolo 'Là dove il mare luccica' a firma di Daniele Soragni, che ripercorre la straordinaria carriera dell'artista, ma anche la sua vita di uomo, dall'infanzia agli ultimi giorni. E riscopriamo, così, il suo amore per Bologna, per il mare, per la musica, per il jazz, per lo sport; per i tanti amici di cui si era circondato, per i colleghi con i quali amava parlare e fare musica, per i tanti talenti che aveva scoperto. Riviviamo la vita di Lucio Dalla attraverso le sue canzoni, i suoi tanti incontri e il suo eclettismo artistico, che lo ha visto, oltre che cantante e cantautore, anche attore di cinema e televisione e compositore d'opera. E lo ricordiamo, infine, anche attraverso le parole di amici e colleghi; come l'autore del libro, il giornalista e scrittore Daniele Soragni, prestigiosa firma, tra gli altri, del settimanale Tv Sorrisi e Canzoni con il quale NanniMagazine.it ha parlato a lungo:
Soragni, sono passati alcuni mesi dalla scomparsa di Lucio Dalla, secondo lei quanto è cambiato in quest’arco di tempo il mondo della musica italiana anche dal punto di vista umano?
"È naturale che la musica vada avanti ma è anche vero che c'è stato un grandissimo omaggio da parte di molti dei suoi colleghi: Biagio Antonacci, ad esempio, gli ha dedicato il suo ultimo disco Ron uscirà con un cd in sua memoria. È ovvio che sia una grande perdita, uno dei migliori artisti dal dopoguerra, ma la musica deve andare avanti. A mio avviso, abbiamo perso un genio perché era veramente un uomo versatile, pieno d'idee un uomo veramente straordinario uno di quei personaggi insostituibili".
Il suo libro 'Là dove il mare luccica', vuole essere un omaggio, una testimonianza o qualcosa di più personale?
"Ci possiamo mettere dentro tutto. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo come di conoscere anche altri artisti. Io sono nato a Modena negli anni '40 e nel garage sotto casa mia suonavano alcuni ragazzotti che poi sono diventati l'Equipe '84, nel centro cittadino venivano a suonare i Nomadi e Guccini c'era un fermento musicale molto forte. Intanto nella vicina Bologna si muovevano figure come Dalla e Morandi. Tra Modena e Bologna gli anni 60 sono stati fondamentali. Proprio in quegli anni ebbi modo di conoscere Dalla per poi ritrovarlo sul lavoro a Tv Sorrisi e Canzoni nel 1985. Era una persona straordinaria, ti salutava per primo ti chiamava 'fratello' e ogni volta che ti vedeva si ricordava di te e diceva 'che piacere vederti' umanamente era piacevole incontrarlo. Una cosa singolare e che dopo ogni intervista chiedeva sempre 'come sono andato?' ed io gli rispondevo 'Lucio come devi essere andato? Benissimo!' L'ultima volta che l'ho visto è stato a Sanremo, dove secondo me, ha dimostrato una grande signorilità tenendosi lontano da tutto il carrozzone mediatico del Festival per dare tutta l'attenzione al suo pupillo Davide Carone. In quell’occasione ci siamo incontrati sull’ascensore e lui mi ha detto 'che piacere vederti' e ci siamo abbracciati. Era bello vedere questo personaggio strano, una specie di piccolo elfo con lo zuccotto, il cappottone e un sorriso sincero sulle labbra".
Tornando al suo libro, invece?
"Può sembrare retorica, ma io non avrei mai voluto scriverlo in un così tragico epilogo, lo scritto sì con i ricordi ma anche con molto amore, l'ho buttato giù in pochi giorni, di getto. Ci sono cose note, ma anche non note perché oltre alle mie frequentazioni avevo anche le testimonianze dei suoi amici come Morandi, Gianni Cavina, il suo discografico, la sua Bologna ergo avevo un bel bagaglio di ricordi inediti e un po' diversi. Quindi il mio è un libro che lo racconta sia come artista che come uomo. Poi c'è anche un'analisi di alcune delle sue canzoni più belle. Direi che l'ho scritto con tristezza, ma anche con molto affetto".
Artisticamente parlando Dalla è sempre stato lontano sia dalla canzone di "lotta politica" quanto da quella meramente commerciale, creando uno stile sui generis, forse è questo che l'ha reso tanto amato da moltissime generazioni?
"Sicuramente, infatti ai suoi concerti vedevi, tra i fan nel pubblico, dalle quattro alle cinque generazioni. È stato un artista che nella sua vita, a partire dal sodalizio con Patrizio Roversi, ha sperimentato testi nuovi aveva un modo singolarissimo di cantare si era inventato questo 'scatch' questi suoni gutturali improvvisi e talmente tanto jazz che è riuscito a trasferire nella sua voce. Ha saputo cogliere delle componenti anche da altri artisti come Ron, Roversi e Bersani. Era difficile etichettarlo, ad esempio, quando si presentò a Sanremo con Paff Bum capimmo subito che era un personaggio ben diverso dalla massa inimitabile. Lui usciva fuori dagli schemi anche della comune musica commerciale benché alcuni suoi successi come Attenti al lupo e L'anno che verrà che sono diventate commerciali per la grande diffusione che hanno avuto. Le sue erano canzoni non facili ma riuscivano a cantarle tutti".
Uno degli aspetti che hanno caratterizzato Lucio Dalla è il fatto di essere sempre stata una persona molto riservata, secondo lei è stato anche questo che questo ha reso grande l'uomo oltre l'artista?
"Indubbiamente. Dalla era un uomo molto generoso che amava vivere in mezzo alla gente, amava tantissimo la sua Bologna, ma ha abitato anche a Roma a Milano. Lui si sentiva a casa però solo quando tornava nella sua città poiché lì aveva trascorso i suoi primi anni assieme al padre, che ha perso molto presto, e lui lo diceva sempre 'una famiglia vera non ce l'ho' ed aveva ragione perché oltre alla madre il suo affetto più grande sono stati gli amici. Dopo la sua morte, infatti, molti giornali sono partiti alla ricerca di suoi eventuali parenti, anche dal punto di vista dell'eredità. Lui amava stare con i suoi amici, con i barboni di Piazza Maggiore, prestava volontariato ai malati in una clinica bolognese. Ed è questo che lo ha reso un personaggio diverso. Era veramente un generoso".
Lei ha deciso di iniziare il suo libro con l'incipit di Caruso, perché?
"Perché mi è piaciuto ricordare con quel verso una delle sue canzoni più straordinarie, infatti è meraviglioso che un bolognese sia riuscito a scrivere una canzone che riprende l'essenza della musica partenopea, e ricordare il mare che lui amava tantissimo, come adorava andare in barca parecchie sue canzoni, bellissime, hanno dei rimandi al mare. Quindi credevo anche a lui facesse piacere che si ricordasse il mare".
Se dovesse scegliere un'altra canzone che possa caratterizzare e incarnare Lucio Dalla quale sarebbe secondo lei?
"Reputo una canzone straordinaria, un vero capolavoro, Anna e Marco, la storia di questi due ragazzi di periferia che trovano una bicicletta e possono andare in città e Marco che 'a ballare sembra un cavallo' mentre Anna 'non perde un ballo' talmente e brava. Due giovani che poi si amano e che 'qualcuno vede tornare mano nella mano' una storia descritta talmente tanto bene che sembra di vedere un film, un film da Oscar".
INFORMAZIONI
Titolo: 'Là dove il mare luccica'
Autore: Soragni Daniele
Editore: Kenness Publishing
Anno: 2012
Pagine: 129
Prezzo: euro 14,95
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