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Filmgate: il caso Mediatrade secondo l'imprenditore Silvio Sardi
Dalle aule del tribunale alle pagine di un libro, pubblicato da Editori Riuniti. Un'intervista-fiume a un personaggio che tentò di entrare alla corte di Mediaset offrendo film di qualità a prezzi di mercato prima, e cospicui finanziamenti elettorali poi.
Titolo: La copertina del libroFonte: Editori Riuniti
Basterebbe un rapido sondaggio per capire qual è il livello di conoscenza e di interesse del Paese nei confronti dei tanti mali che affliggono il sistema cinema (oltre che il sistema media in generale). Basterebbe ad esempio far alzare la mano a quanti hanno capito, a somme linee, cosa fosse il Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS) solo quando il Governo ha deciso di sostenerne il finanziamento attraverso l'aumento del costo della benzina.
O ancora meglio un semplice confronto tra due vicende giudiziarie che coinvolgono in questi giorni il nostro Presidente del Consiglio: una riguarda il presunto traffico illecito di miliardi delle vecchie lire, mascherato dalla compravendita dei diritti per la messa in onda di film e altri contenuti televisivi, l'altra invece si rifà allo scandalo delle escort e delle notti di Arcore, cioè a un caso che, seppur rilevante, rasenta il gossip e il gusto morboso della massa per la vita sessuale dei personaggi pubblici.
Il primo processo è quello conosciuto come Mediatrade, e vede sotto accusa l'impero mediatico ed economico su cui Berlusconi ha costruito anche tutta la propria carriera politica; il secondo è, naturalmente, il cosiddetto Rubygate, e per quanto possa avere shockato e disgustato una parte della popolazione italiana, in realtà mette all'indice soprattutto la morale del Premier, andando ad indagare la sua sfera privata. Indovinate quale dei due è più famoso, o meglio arcinoto a ogni bravo e informato cittadino della nostra irreprensibile Repubblica?
Ci sono temi che pur non essendo davvero banditi dall'arena mediatica, sono semplicemente ignorati, vittime della censura più difficile da abbattere, cioè il disinteresse dell'opinione pubblica drogata dallo scadimento e dell'overdose di informazioni. Per questo sono sempre apprezzabili opere che cercano di rompere la cortina dell'indifferenza come 'Filmgate' di Paolo Negro: un'intervista-fiume all'imprenditore Silvio Sardi, che di quei movimenti non chiari su cui si basa il processo Mediatrade fu testimone diretto e parte interessata.
Noto ai più soprattutto per le sue love story da jet set con personaggi quali Lory Del Santo e Simona Ventura, a cavallo del nuovo millennio Sardi ha anche tentato di lanciarsi nel mercato italiano del cinema, ma scontrandosi con un muro che a suo dire aveva ben poco a fare con le regole della concorrenza. L'idea con cui l'imprenditore voleva inserirsi nel mondo della settima arte doveva essere semplice: comprare i diritti di titoli di richiamo dai venditori internazionali per poi proporli ai distributori o alle televisioni italiane.
Sardi però, come afferma lui stesso nell'intervista, non aveva fatto i conti con un'anomalia apparentemente inspiegabile, cioè la tendenza del maggior player privato del mercato, Mediaset, a comprare film solo da determinate società e a prezzi da capogiro. Fatto che, contratti alla mano, non poteva essere giustificato da alcuna valutazione economica o di merito riguardo alle opere possedute da Sardi, acquistate poi dalle stesse società del gruppo facente capo a Berlusconi a un costo maggiorato anche più del doppio e del triplo, ma da intermediari vicini alla "corte" del Premier.
Un gioco a cui lo stesso Sardi tento di prestarsi per anni, finanche sostenendo le campagne elettorali del centrodestra e investendo miliardi nell'edizione piemontese de Il Giornale, senza però mai riuscire a far breccia nelle logiche dell'universo blindato di Mediaset, destinate - a detta dell'intervistato - a inglobare presto anche la neonata Rai Cinema con il conseguente indebolimento del settore che tutti abbiamo oggi sotto gli occhi.
Che gli acquisti dei diritti d'antenna a prezzi completamente fuori mercato rispondesse a scopi illegali non è certo Sardi a poterlo dimostrare, ma la sua testimonianza raccolta in 'Filmgate' costituisce di sicuro un tentativo di far luce su una vicenda per lo più ignota al grande pubblico ma molto rilevante nell'assetto del nostro panorama mediatico, distorto a ogni livello dalla presenza del sostanziale duopolio Rai-Mediaset.
Il sottotitolo del libro "Come Berlusconi ha ucciso il cinema italiano", sa un po' di strillo e appare decisamente eccessivo. Vero è però che dall'avvento dell'emittenza privata, il passaggio dei film sul piccolo schermo è diventato un anello fondamentale anche per la filiera cinematografica, e fa riflettere che solo di recente la diminuzione delle quote di programmazione all'interno dei palinsesti stia cominciando ad affacciarsi all'ordine del giorno delle categorie di settore.
L'intervista chilometrica - e un po' ridondante - del giornalista Paolo Negro a un personaggio come Silvio Sardi non aggiunge chissà quale tassello al quadro generale, né spicca per particolari valori di inchiesta. Rimane, tuttavia, uno strumento in più per cercare di orientarsi in un contesto in cui il cinema italiano sta sì risorgendo dalle proprie ceneri, ma guarda caso con prodotti sempre più omologati al gusto televisivo e all'acefalo pubblico generalista. Oltre che naturalmente legati anche dal punto di vista produttivo e distributivo al maggior broadcaster italiano.
SCHEDA LIBRO
Titolo: Filmgate
Autore: Paolo Negro, Silvio Sardi
Editore: Editori Riuniti
Pagine: 320
Prezzo: € 16,00
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