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Remo Girone: "Nel cinema la produzione italiana deve seguire l'esempio franco-iberico"
NanniMagazine.it incontra il celebre attore alla presentazione del film 'Quijote' di Mimmo Paladino, e con lui analizza la situazione del settore, tra distribuzione e format televisivi. "L'indignazione - ci ha detto - può produrre ottimi lavori"
Fonte: movieplayer.it
Una pellicola innovativa, di transavanguardia, che segna l'esordio cinematografico alla regia di un noto artista che rielabora, in modo suggestivo e dal forte impatto visivo, l'opera 'Don Chisciotte' di Cervantes. Si chiama 'Quijote' ed è primo film di Mimmo Paladino, pittore, scultore, scenografo, ora anche regista, che vede un cast d'eccezione con Peppe Servillo nel ruolo del protagonista, un ultimo e inedito Lucio Dalla nei panni di Sancho Panza, Ginestra Paladino come Dulcinea insieme ad Edoardo Sanguineti, Alessandro Bergonzoni e Remo Girone nei tetri panni di una Morte filosofa che ricorda molto sia quella di Ingmar Bergman sia quella di Brancaleone alle Crociate. Una parte riuscitissima quella interpretata in particolare da Girone, attore quanto mai poliedrico, che nasce in teatro, arrivando a recitare sia sul piccolo che sul grande schermo, divenendo nel tempo uno dei maggiori esponenti del nostro panorama culturale italiano.
Ed è proprio con Remo Girone, persona generosa e conviviale, aperta di mente e pronta al dialogo, che NanniMagazine.it si è intrattenuto dopo la presentazione di 'Quijote', il 15 marzo scorso, organizzata dal gruppo Distribuzione Indipendente, per cercare di esplorare l'aspetto legato alle nuove forme del cinema. L'attore italiano ha così esprezsso alcuni suoi punti di vista sul cinema del Bel Paese, un cinema che, ci ha detto "ha ancora tanto da dire e da dimostrare, ma che sembra meno interessante rispetto ad altri paesi che o escono da guerre e rivoluzioni oppure si sono aperti da poco all'Occidente". Secondo l’attore, la produzione italiana viene sempre ricordata "per il Neorealismo, ma quelli erano altri anni - ci ha spiegato - un altro contesto. Uscivamo da una guerra, il Paese era devastato e i registi lavoravano direttamente in strada a contatto con la gente".
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[Lucio Dalla e Peppe Servillo in una scena del film 'Quijote' di Mimmo Paladino. Photo di Pasquale Palmieri]
Uno dei mali endemici del cinema italiano è riguarda la distribuzione che da parte sua propone sempre meno titoli Made in Italy che sostituisce con svariati film statunitensi. La cura proposta da Remo Girone è di tipo franco-iberico, ossia "le case produttrici americane - ci ha spiegato - sono costrette a reinvestire il 25% dei loro incassi sul cinema francese (spagnolo) per pareggiare i conti". Viene allora da domandarsi come mai di tutti i paesi latini dell'Europa, l'Italia sia l’unico a non seguire questo modello, impegnata a produrre pellicole che, soprattutto negli ultimi anni, hanno generato più malcontento tra il pubblico che altro. E chissà che una delle soluzioni possibili non risieda nella reazione a questo genere che non piace: "L'indignazione - ci ha detto Girone - può produrre ottimi lavori".
Che il cinema italiano sia in crisi anche per colpa dello spettatore medio italiano, sempre più alle prese con reality o frivole commedie, è una mezza verità. "C'è una volontà da parte dei dirigenti televisivi - ci ha precisato Girone - di propinare programmi scadenti agli spettatori, quasi a voler insultare la loro intelligenza". "Anni fa - ha aggiunto - mi inimicai la RAI, perché ad un Festival di Sanremo, uno presentato da Bonolis, sostenni questa mia teoria: 'I dirigenti televisivi a casa loro leggono Kafka e mangiano cioccolata, poi quando si tratta degli spettatori ci rifilano la m****!'". Va da se che non è sempre vero che lo spettatore vuole il Grande Fratello, semplicemente non gli viene concessa un'alternativa. A questo punto la domanda è un'altra: "Cui prodest? A chi giova?".
Sicuramente di giovani che vogliono intraprendere questa carriera sono molti. "A chi è già nel mondo dello spettacolo da un po' di tempo - ci ha detto Girone - non posso dir nulla che già non sappia, stando nel sistema ha già intuito come vanno le cose e come deve comportarsi". "Per quelli che invece vogliono intraprendere questa carriera - ha concluso l'attore - , dico di avere molta forza e coraggio, e di lavorare tanto sia con i grandi registi, perché è una fonte inesauribile d'esperienza, ma anche con quelli più giovani e gli emergenti perché è un interscambio che permette di crescere".
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