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Dai comics al grande schermo, Supereroi superpasticci

Da Spiderman a Batman, passando per Hellboy e Dylan Dog, tutte le volte che il cinema ha reinterpretato o stravolto l'essenza e la trama di un mito attingendo dai fumetti

» Cronaca Cinema Vito Tripi - 07/05/2012

Negli ultimi anni indubbiamente gli effetti speciali hanno contribuito alla realizzazione di film a sfondo supereroistico, superando i tristi tentativi dei primi film dedicati all'Uomo Ragno o a Superman sul finire degli anni '70 e dei primi anni '80. Ma è con l'arrivo degli anni 2000 che si è assistito ad un crescendo continuo di pellicole dedicate agli eroi in calzamaglia, sopratutto della Marvel. A tanto entusiasmo, però, bisogna aggiungere una certa faciloneria di registi e produttori. In dei molti lungometraggi realizzati tempi addietro, infatti, sono saltati all'occhio vistosissimi errori, per gli aficionados dei fumetti, tanto in termini di continuità e timeline, quanto nelle relazioni tra i personaggi sino ad arrivare al look dei protagonisti.

Innanzitutto, per il contesto storico è plausibile un cambio di registro perché buona parte dei comics sono nati tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda, quindi hanno visto la luce in un mondo diviso in due blocchi ideologici. Altri escamotage sono giustificabili perché anni e anni di storie, con vari intrecci e risvolti, tra cui morti e resurrezioni di protagonisti, sono quanto mai difficili da condensare in due ore e poco più di film.

SPIDERMAN, LA TRILOGIA FORSE PIÙ FEDELE AL FUMETTO.
Ma ci sono alcune libertà prese dai registi che, spesso, si sono dimostrate decisamente esagerate, a partire da casa Marvel con la trilogia di Spiderman che, forse, è quella più fedele alla linea editoriale cartacea, almeno fino al terzo capitolo. Qui, infatti, abbiamo il nuovo villain Venom che fuoriesce da una meteorite: dunque è vero che questo antagonista nasce dalla saga del costume nero alieno, a sua volta figlia del maxi crossover Guerre Segrete e, di conseguenza, era quasi impossibile inserirlo dal giorno alla notte senza strascichi narrativi. Stessa cosa è avvenuta per la serie tv dedicata a Spidy: l'altro cattivo del film l'Uomo Sabbia viene troppo rivoluzionato facendolo passare per il killer dello zio del nostro eroe per dare maggior pathos alla storia.



[Una scena dal film 'Thor' del 2011. Fonte: www.comingsoon.it]

IRON MAN, UNA VERSIONE CON PROBLEMI DI NAZIONALITÀ.
Ha avuto anche lui le sue mancanze, seppur superficiali. Nel primo capitolo, ad esempio, secondo la legge degli equilibri storico-politici, i cattivi che rapiscono Tony Stark non sono più comunisti del sudest asiatico, ma estremisti islamici e qui ci possiamo anche stare. Obadiah Stane, interpretato da Jeff Bridges, villain della storia non era l'ex tutore di Stark ma suo rivale economico. In linea di massima le libertà d'interpretazione sono più che tollerabili. È nel secondo capitolo che abbiamo alcuni errori grossolani: il nuovo villain, Whiplash o Blacklash, interpretato da Mickey Rourke, non è assolutamente il figlio rancoroso di un ex scienziato-spia sovietico, bensì un italoamericano, chiamato Scarlotti, che lavorava per l'organizzazione criminale nota come Maggia.

THOR E LE POPOLAZIONI AFRO-ASIEATICHE ALLORA SCONOSCIUTE.
Poi arriviamo a Dio del Tuono, ovvero il biondo Thor, dove troviamo un errore che non si sa bene come definire, cioè quello di inserire membri etnici nella corte di Asgard, quindi un afroamericano e un asiatico. L'America, lo sappiamo, è il paese del politically correct, ma nella mitologia norrena le popolazioni dalla pelle scura o dagli occhi a mandorla erano totalmente sconosciute. Inoltre, il primo Thor non aveva la barba e in più, nelle prime storie, il dio nordico divideva la sua esistenza col medico Donald Blake, che nella pellicola fa solo una comparsa nominale come targhetta su una t-shirt. Il personaggio di Jane Foster, inoltre, che ha il volto della bellissima Nathalie Portman, non era una brillante astrofisica, bensì l'infermiera e segretaria del dottor Blake.


[Una scena dal film 'Capitan America' del 2011. Fonte: www.comingsoon.it] 

HULK, L'INIZIO DELLA SAGA CINETAOGRAFICA TUTTO DA RIVEDERE. Tra tutti, Hulk è il fumetto che, una volata rrivato sul grande schermo, ha subito maggiori stravolgimenti, almeno nel primo film firmato da Ang Lee, con un padre villain, mai esistito nella serie, e con dei risvolti genetici quanto mai arrangiati. Più lineare e fedele il secondo capitolo.

LA BIZARRA SORTE DI CAPITAN AMERICA.
Sorvolando sulla prima pellicola uscita nel 1990 per la regia di Albert Pyun, che per la carenza della trama e degli effetti speciali rasentava il comico, con John Johnston si è avuto, al contrario, un prodotto egregio. Buona sicuramente la prima parte con la genesi dell'eroe, male invece la parte riguardante gli antagonisti. Intanto la fantomatica Hydra di cui si parla è un'organizzazione neonazista nata negli anni '50 sotto la guida del Barone Von Strucker con cui il Teschio Rosso aveva saltuari rapporti, e non come passato sul grande schermo un ramo specifico delle SS dedito all'occultismo. Lo stesso Red Skull non era uno scienziato che si è sottoposto ad un esperimento genetico, bensì un orfano che fu cresciuto e addestrato dallo stesso Hitler. E soprattutto la sua era, una maschera, non il volto. Arnim Zola, il braccio destro del Teschio, era in realtà un medico svizzero nano esperto in clonazione e robotica e non un ingegnere fifone e voltagabbana. Da ultimo il 'tesserac' o cubo cosmico non era un artefatto asgardiano e non verrà scoperto dal Teschio Rosso durante la Guerra, ma verrà creato dopo dagli scienziati del gruppo criminale AIM (Avanzate Idee Meccaniche). In più Capitan America non sprofonderà nei ghiacci artici per seguire la sua nemesi per una trappola ordita da un altro gerarca nazista il Barone Zemo, occasione in cui Bucky Barners perderà la vita e non sul treno come si vede nel film.


[Una scena dal film 'Hell Boy'. Fonte: www.comingsoon.it] 

THE AVENGERS, SUCCESSO AL BOTTEGHINO CON ERRORI AL SEGUITO.
Arriviamo così all’attuale successo del botteghino il tanto atteso The Avengers, già anticipato nei finali degli altri film con dei piccoli camei, in cui gli errori ci sono e si vedono. È vero che il gruppo nacque per contrastare il dio Loki, ma egli non si avvalse mai della collaborazione degli alieni chetauri, né del loro leader Thanos, ma di piccoli espedienti. Soprattutto la prima compagine di eroi contava Hulk, Thor, Iron Man (e ci siamo) più Ant-Man (poi Giant-Man) e Wasp. In realtà il film su Ant-man è spesso slittato, anche nelle strisce non era un personaggio molto amato, pertanto si è preferito inserire Capitan America, che in ogni caso entrò dopo poco nel gruppo, e la Vedova Nera e Occhio di Falco, vendicatori della terza ondata.

X-MEN, A LUI IL PODIO PER LA RIVISITAZIONE DEI FILM.
In cima al podio per gli errori più eclatanti ci sono loro, i film tratti dalle saghe mutanti. La trilogia degli X-men ha contenuto una serie enorme di inesattezze, specie il secondo capitolo, come lo spin-off dedicato a Wolverine, ma in questo caso the winner is 'X-men le origini'. Tanto per cominciare: il professor Xavier non aveva i capelli scuri ma biondi, e comunque sin dall'adolescenza soffrì delle calvizie che lo renderanno poi noto al pubblico, inoltre non perderà l'uso delle gambe per un errore di Magneto, ma dopo un conflitto con un essere alieno noto come Domino. Lo stesso Magneto non fu mai vittima di uno scienziato nazista stile Menghele, sopravvissuto ad un campo di concentramento sì però, così come Sebastian Shaw non era un nazista. Inoltre lo scontro con l'Hellfire Club avverrà molti anni dopo la storia narrata nel film con gli X-men già esistenti come gruppo. E sempre per restare in fatto di look Magneto ha sempre sfoggiato un crine canuto. Oltre a questo vengono inseriti personaggi che all'epoca non erano ancora nati e che, semmai fanno parte di altri gruppi.

MARVEL, DC COMICS E LA CARTA BIANCA DEGLI EDITOR.
Passando dalla Marvel alla Dc comics notiamo una certa fedeltà alla linea editoriale. In parte perché i film prodotti sono stati di meno, in parte perché la casa editrice ha spesso dato carta bianca ai vari editor anche per riscrivere le origini di alcuni supereroi. Pertanto la nuova trilogia di Batman, targata Nolan, riprende le atmosfere, cupe, violente e gotiche delle serie scritte da Miller. Nolan si prende, però, alcune libertà considerate poi eccessive: un Ra's al Ghul mentore di Bruce Wayne, un Harvey Dent che diventa Due Facce per colpa del Joker.

SUPEMAN RIPARTE DA DUE.
Per quanto riguarda Superman a 19 anni dal suo ultimo episodio cinematografico, l'uomo d'acciaio è tornato sugli schermi per la quinta volta, ma Bryan Singer si è rifiutato di considerare la trama dei capitoli III e IV della saga e ha ripreso il filo narrativo da Superman II. Ciò che ne consegue è una pellicola abbastanza lineare, in generale le storie del krytoniano sono note per la loro banalità, in cui spicca un Lex Luthor interpretato da Kevin Spacey senz'altro più credibile di quello interpretato da Gene Hackman.

DA SPAWN A HELLBOY, IL TRIONFO AL CINEMA DELLE CASE DEDITRI MINORI.
E adesso vengono le case editrici minori che hanno regalato alcuni lungometraggi degni solo di essere ricordati. Il primo è Spawn, prodotto della Image, e nato dalla fantasia di Todd McFarlane, diretto da Mark. A.Z. Dippé, è un film immerso in un'ambientazione cupa che dovrebbe rendere il tono della tragedia del protagonista, ma riesce solo a rammentare il look di analoghe operazioni, come Il corvo e i suoi seguiti. Gli effetti speciali non sono sempre all'altezza, ma hanno dei buoni momenti. Prodotto seguendo l'onda del successo fumettistico non ha soddisfatto i lettori se non per l'interpretazione dell'antagonista magniloquente Malebolgia. Di per sé è piuttosto noioso. Arriviamo poi ad un fumetto della Dark Horse creato da Mike Mignola ossia Hellboy, portato sul grande schermo dall'obeso regista messicano Guillermo del Toro il quale si prende fin troppe libertà: inventa love story con tanto di gravidanze, sconvolge look estetici e soprattutto stravolge la psicologia di alcuni personaggi in maniera drastica si veda Abe Sapiens e Von Kroenen. Del Toro ha risentito troppo dell'influenza delle serie animate. Ma come non aspettarselo da un regista che ha stravolto in maniera manichea la Guerra Civile Spagnola.

LO STRANO CASO DI DYLAN DOG.
Abbiamo lasciato per ultimo questo titolo con un po' di tristezza e molta vergogna trattandosi di un prodotto italiano. Non certo per quel che riguarda la versione editoriale, quanto piuttosto al lungometraggio cinematografico che pone davanti allo spettatore vero e proprio prodotto irriconoscibile nelle caratteristiche che hanno reso grande il personaggio di Dylan Dog ma che, qui, viene completamente naturalizzato. L'unico dubbio, in casi come questo, è perché le case editrici consentano, a volte, tutto questo?