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Pirati dei Caraibi: nelle secche della banalità

Il quarto episodio non ha il coraggio della fortunata trilogia della Disney, proponendo una storia monotona, senza pathos e con un Johnny Depp incapace di regalare nuove emozioni al personaggio di Jack Sparrow.

» Cinema: Recensioni Francesco Amorosino - 20/05/2011
Fonte: Immagine dal web

Un'allegra scampagnata fuori porto verso il luogo misterioso più facile da raggiungere che si sia mai visto, per compiere un rituale tanto semplice quanto insensato e banale. Il quarto episodio della fortunata serie disneyana dei Pirati dei Caraibi è una delusione continua: sembra quasi che voglia rifondare l'intero universo narrativo banalizzandolo e abbassando il target di riferimento. Al timone dell'avventura c'è sempre il capitano Jack Sparrow, impersonato da un Johnny Deep dalla recitazione monotona, senza nessuno dei guizzi eccentrici ai quali ci aveva abituato, e che sembra perdere colpi sempre più, anche dopo i recenti insuccessi cinematografici, dalla triste performance in 'Alice in Wonderland' al noioso 'The Tourist'. Ciò non toglie che il film sia un momento di intrattenimento divertente, ma senza il pathos e l'avventura dei precedenti tre episodi e, soprattutto, senza quella portata di innovazione e coraggio che era divenuta un marchio di fabbrica.

La sciatteria che caratterizza la pellicola è ancora più evidente nel titolo: 'On stranger tides', chiaro riferimento al romanzo di Tim Powers ('Mari Stregati' nelle nostre librerie), diventa 'Oltre i confini del mare'. Considerando che il terzo episodio della serie era 'Ai confini del mondo', ci si aspetterebbe qualcosa di incredibile, quasi un viaggio nello spazio, invece la storia si svolge in locations limitate, tutte raggiungibili in pochi giorni di navigazione. La trama è liberamente ispirata al romanzo di Powers e non ha niente a che fare con 'maree più strane' come il titolo suggerisce. 

La storia ruota intorno alla 'Fonte della Giovinezza', la cui acqua dona la possibilità di guadagnare anni di vita. A ricercarla sono non soltanto Jack Sparrow e l'armata spagnola, ma anche il Capitan Barbossa, divenuto corsaro agli ordini del Re inglese, e la bella Angelica, ex fiamma di Jack e figlia del temuto pirata Barbanera. Il rituale comporta avere due calici d'argento appartenuti al condottiero spagnolo Ponce De Leon (di cui nulla si dice nel film) e la lacrima di una sirena. Dopo aver ottenuto entrambe le cose, i pirati si dirigono verso il luogo (mai specificato) in cui si trova la Fonte. E non c'è molto altro da aggiungere perché semplicemente la trama non esiste, è soltanto un mero pretesto per fare da sfondo all'insulsa storia d'amore tra Sparrow e Angelica, interpretata da una Penelope Cruz che guadagna fascino dalle vesti piratesche, ma non riesce a essere incisiva e a sostenere il personaggio di Depp. 

Se banali sono le ambientazioni, molto meno interessanti delle precedenti locations (si è passati a girare alle Hawaii invece che nei Caraibi), e noiosa è la ricerca della Fonte della Giovinezza, forse l'oggetto magico più abusato dopo il Santo Graal, ancora meno forti sono i personaggi, con pochissimi punti d'attrazione sparsi in una pellicola in cui, è il caso di dirlo, si affoga senza trovare necessari appigli. Il cattivo, Barbanera, interpretato senza lode né infamia da Ian McShane, poteva rivelarsi interessante, ma non regge certo il confronto con il magistrale Davy Jones di 'Ai confini del mondo' o con lo stesso Barbossa, a cui dà vita ancora una volta il bravissimo Geoffrey Rush. Non sono presenti neanche quelle scene di grande epica e immaginazione che restano nella memoria, dal combattimento sulla ruota del mulino in 'La Maledizione del Forziere Fantasma', il secondo episodio, o l'impressionante trasformazione in scheletri in 'La Maledizione della Prima Luna', l'episodio che ha lanciato la serie. Neanche l'aver introdotto le sirene riesce a 'smuovere le acque' di una storia che sembra indirizzata a un pubblico di bambini, e neanche particolarmente intelligenti.

Le premesse che hanno portato alla scelta di fare un quarto episodio, cioè "portare la storia a più alti livelli lasciandosi la trilogia alle spalle" sono state del tutto mancate, risolvendo il film solo in un espediente commerciale volto a produrre merchandising. Davvero un peccato vedere svenduti così personaggi entrati nell'Olimpo del cinema come Jack Sparrow insieme a una serie capace di andare un po' oltre le limitazioni dei generi e ora, invece, appiattita su una storia classica fino alla banalizzazione estrema. Di questo film, insomma, non avevamo proprio bisogno.