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Marilyn Monroe? "Era il sogno di ogni fotografo"
Così parlava di lei l'Agenzia Magnum, i cui celebri photoreporter l'hanno immortalata dagli inizi della sua carriera fino al suo fulgido successo di star internazionale, contribuendo a creare un'icona di bellezza ed un mito venerato ancora oggi
Fonte: © Eve Arnold Magnum Photos
"È passato mezzo secolo dalla morte Marilyn Monroe, ma la sua presenza nella cultura popolare non si è mai sbiadita, in parte proprio grazie alla grandissima quantità di foto che le sono state scattate dai membri della cooperativa fotografica Magnum". È questo ciò che si legge dallo scorso 2 agosto scorso sulla homepage della dell'agenzia fotografica Magnum i cui photoreporter hanno realizzato molte delle immagini che compongono il vastissimo archivio dedicato alla diva. Scatti intensi, a volte insoliti, che spesso lasciavano intravedere senza strutture il lato pensieroso a tratti malinconico di un mito divenuto oggi senza tempo. Ma anche immagini glamour e patinate dagli inizi della sua carriera fino al suo fulgido successo di star internazionale, così come scene "di delicata e disarmante intimità", passando per le foto di scena dei suoi indimenticabili film.
Henri Cartier-Bresson, Elliott Erwitt, Eve Arold, Inge Morath, Philippe Halsman, Bruce Davidson, Dennis Stock, Bob Henriques, Erich Hartmann e tanti altri ancora. Per tutti, fotografare Marilyn dentro e fuori dal set "era il sogno". Oggi, a 50 anni di distanza dalla scomparsa della grande attrice, avvenuta il 5 agosto del 1962, uno splendido libro fotografico dal titolo 'Marilyn & Magnum' edito da Contrasto che anticipa l'omonima mostra a cura della Provincia di Roma e Contrasto dal prossimo mese di ottobre 2012, raccoglie una meravigliosa collezione di scatti che "esprimono ogni aspetto della poliedrica personalità di Marilyn" che, proprio con la macchina fotografia, aveva un rapporto di estrema spontaneità. "Una volta pronta (per essere fotografata) - ricordava spesso la fotografa austriaca Inge Morath - superava le aspettative dell'obiettivo. Lei aveva la capacità di brillare come fosse un’emanazione dell'acqua, e si muoveva con lirismo".
1962-2012...SEMPLICEMENTE MARILYN
Impreziosito dal contributo del critico fotografico Gerry Badger e dalle biografie dei photoreporter autori degli scatti raccolti all'interno, il volume è un fermo immagine a tutto tondo di una "Marilyn che aveva un vero talento per la macchina da presa e un rapporto speciale con l'obiettivo fotografico" si legge ancora sul sito internet della Magnum. "Tanto in un corposo bianco e nero, quanto nella brillantezza del colore - prosegue l'Agenzia - questi celebri fotografi rivelano una disinvoltura inquietante dell'attrice. Sia durante una scena, o nelle prove, al trucco o in una qualunque attività in pausa dal set, Marilyn posa con estrema grazie, come solo lei sapeva fare, davanti all'obiettivo fotografico. Questa celebrazione della sua vita sarà un ricordo prezioso per i suoi milioni di fans".

1962-2012 CINQUANT’ANNI SENZA MARILYN
"Lassù, fra le luci, c'era il mio nome. 'Dio, qualcuno dev'essersi sbagliato', mi dissi. Ma era là, tutto illuminato. Allora mi sedetti e mi dissi 'Ricordati, non sei una stella'. Ma il nome era proprio lassù, in piena luce". Così scriveva Norma Jeane Baker, per tutti Marilyn Monroe, durante gli anni d'oro della sua carriera. Una storia, la sua, a cui lei stessa a volte non credeva, tra alti e bassi, misteri e delusioni, paure e successi e qualche eccesso. Una storia interrotta, finita drammaticamente il 5 agosto del 1962, quando il suo corpo fu trovato senza vita nella stanza da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles, senza vestiti e con la mano sulla cornetta del telefono. "Probabile suicidio", così veniva ufficialmente classificata ed archiviata la sua scomparsa causata da una overdose di barbiturici. Quel 'probabile' ha generato teorie di ogni tipo che hanno cercato di far luce sul mistero della morte dell'attrice. Così continua ancora oggi, a 50 anni dalla sua scomparsa, la leggenda Marilyn Monroe, icona degli anni '50 non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo.
Dopo un'infanzia difficile, senza un padre e con la madre Gladys, schizofrenica, la giovane Marilyn trova la strada del successo quasi per caso. Nel 1945, mentre lavora in fabbrica, viene scoperta da David Conover, fotografo dell'esercito che sta realizzando un servizio di propaganda militare. Da lì in poi l'ascesa è inarrestabile. Dopo i primi passi da modella arriva il primo contratto cinematografico con la Fox nell'agosto del 1946. Norma Jeane diventa Marilyn Monroe, prendendo il cognome da nubile della madre, si schiarisce i capelli, prende lezioni di dizione e portamento, diventando così quell'affascinante, irresistibile e sensuale star di Hollywood che tutti impareranno a conoscere e ad amare.
Dopo aver recitato in piccole parti, viene notata dal grande pubblico nel ruolo della 'pupa' del gangster in 'Giungla d'asfalto', quindi nella svampita di 'Eva contro Eva'. Nel 1953 l'esplosione vera e propria con 'Niagara', 'Gli uomini preferiscono le bionde' e 'Come sposare un milionario'. Il successo la vede flirtare con i più famosi uomini del momento, come il campione di baseball Joe Di Maggio, con cui si sposa nel 1954. Ma il matrimonio dura solo un anno, la fama accecante di Marilyn è troppo anche per uno abituato ai riflettori come Joe. Le cronache riportano che l'ultimo litigio fu causato proprio dalla famosa scena della metro di 'Quando la moglie è in vacanza' del 1955.
Il fallimento delle sue storie d'amore, l'ultima quella con il drammaturgo Arthur Miller è una delle cause che porta la diva bionda più famosa di Hollywood al crollo psicofisico, all'abuso di alcool e farmaci. Se i primi segni di cedimento si notavano in 'A qualcuno piace caldo' (1959), negli ultimi film 'Facciamo l'amore' e 'Gli spostati' la Monroe si dimostra distratta, assenteista, incontrollabile, tanto che la Fox decide di licenziarla. Quindi il suicidio, vero o presunto, nel 1962, che ha dato adito a molte ipotesi sulle quali, però, non si è mai indagato a fondo, soprattutto su quella più probabile e scomoda secondo cui la morte di Marilyn Monroe è strettamente legato alla relazione scandalosa che l'attrice avrebbe avuto con i fratelli Kennedy.
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