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Politiche culturali: a Roma una Consulta per salvare il Contemporaneo

Per la prima volta artisti, curatori, collezionisti e tutti gli attori del mondo dell'arte hanno eletto un organo per controllare e dialogare con le istituzioni, dando un contributo vero ai rapporti con la Capitale.

» Musei Francesco Amorosino - 30/06/2011

"Abbiamo fatto un pezzo di storia di questa città". Così il curatore Ludovico Pratesi ha concluso l'intenso pomeriggio di lavoro presso il Macro di via Nizza dove, nel rosso auditorium di Odile Decq, lo scorso 28 giugno il mondo dell'arte si è riunito per cercare di dare una svolta ai suoi rapporti con la città. Una eterogenea platea composta da diversi attori che si occupano di cultura si è confrontata, scontrata, divisa e ricomposta, trasformandosi infine in un'assemblea costituente che ha eletto la prima formazione della Consulta per l'arte contemporanea-Roma. Questo organismo, ancora non definito nella sua natura giuridica, vuole essere uno strumento di aggregazione di questi diversi 'portatori di interessi' per dare vita a una voce unica che vada a interloquire con le istituzioni, controllando la qualità dell'offerta culturale della Capitale.

Un obiettivo ambizioso e difficile da gestire, come hanno dimostrato i variegati punti di vista della platea, facendo emergere tutti quei contrasti tra chi ha un punto di vista più formale e strutturale ed è inserito in quel meccanismo pieno di luci e ombre chiamato 'sistema dell'arte', e chi invece vuole proporre un'alternativa più anarchica e libera. L'assemblea, chiamata a eleggere i rappresentanti di questa Consulta, si è trovata così invischiata in derive filosofiche ed estetiche proprie della critica d'arte, ma lontane dalla sterile aridità della politica, più incline ad ascoltare logiche economiche e politiche che di pensiero, come spesso sarebbe più giusto fare.

In apertura dell'incontro è stato ribadito da più parti quanto fosse importante che tante persone, variamente impiegate nel mondo dell'arte, si fossero incontrate per la prima volta in una sala per fare qualcosa di nuovo insieme, per prendere in mano il proprio futuro in una città in cui l'arte si sente minacciata. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le dimissioni del direttore del Macro, Luca Massimo Barbero, stanco della scarsa autonomia gestionale della struttura chiamata a governare che, anche chiamandosi Museo di arte contemporanea di Roma, un museo ancora non è, ma soltanto un ufficio della Sovrintendenza. Ancora prima la situazione già tesa era stata spezzata dal rimpasto di giunta compiuto dal sindaco Gianni Alemanno, con l'esclusione dell'assessore Umberto Croppi, il cui valore era riconosciuto da tutte le parti politiche e anche dai vari attori del sistema dell'arte che in lui avevano trovato un valido interlocutore. Alcune iniziative ambigue, come la Rassegna di scultura di Roma, hanno completato il quadro di un caos culturale generalizzato.

I gruppi di sostegno al Macro nati dopo queste turbolenze hanno dunque discusso a lungo prima che l'idea della Consulta prendesse corpo. Il primo passo è stato proprio quello di creare un organismo pro-tempore fino al prossimo 22 ottobre, che abbia come compiti prima di tutto quello di farsi conoscere e ampliare la sua assemblea coinvolgendo potenzialmente tutti coloro che abbiano a cuore l'arte, e redigendo uno statuto che metta nero su bianco le funzioni e la struttura per poterla inquadrare giuridicamente. Toccherà quindi all'assemblea approvare lo statuto studiato dalla Consulta. Un meccanismo all'apparenza farraginoso, ma che appare tale solo perché non risulta ancora chiara la struttura e l'identità di questo organo, proprio ciò che si vuole fare in questo momento.

Per ora sono state individuate sette categorie (che in futuro saranno aumentate o diminuite a seconda delle istanze che nasceranno dall'assemblea) e sono stati nominati un primo eletto e un vice: per gli artisti Cesare Pietroiusti e Alfredo Pirri; per la categoria (forse troppo ampia) di curatori, critici e storici dell'arte sono stati eletti Cristiana Perrella e Claudio Libero Pisano; Fabrizio del Signore (Gallery Apart) e Beatrice Bertini (Ex Elettrofonica) tra i galleristi; Giovanni Controneo e Ines Musumeci Greco per i collezionisti; Flavio Misciattelli (Pastificio Cerere) e Franco Nucci (Volume!) per le fondazioni; Cecilia Casorati (26cc) e Maria Rosa Sossai (Esterno22) per le associazioni non profit; Filippo Rioniolo e Eleonora Ghezzi per gli studenti.

Toccherà a queste quattordici persone fare della Consulta un organo forte e soprattutto legittimato ad agire a nome di tutta la comunità dell'arte romana, ancora spaccata, però, sulla questione. Ad alcuni la creazione di questa struttura è sembrata una presa di posizione 'dittatoriale' di un mondo dell'arte chiuso che non accetta ingerenze esterne. Purtroppo è una componente insita in qualsiasi sistema, ma la volontà di creare un luogo in cui ognuno possa esprimere la propria voce forse diventerà il modo per scardinare quei meccanismi che rendono molto faticoso far emergere qualità di artisti e offerte culturali in una città soffocata da miriadi di eventi mediocri, seppure iper pubblicizzati. Al tempo stesso sembra assurda la pretesa che ci si debba concentrare più sui contenuti che sulla struttura, perché senza una forma tutta le idee messe in campo rischiano di sfaldarsi, una volta passato lo spirito garibaldino in difesa del Macro.

La fretta della costituzione della Consulta è stata dettata anche dalla volontà dell'assessore alla Cultura, Dino Gasperini, di creare lui stesso un organo del genere che lo aiuti nelle decisioni sulla città. Il timore è che un organismo posto sotto il controllo esclusivo della politica abbia poco a che fare con l'arte. Con questo non si vuole pensare ingenuamente che una Consulta esterna non abbia mire politiche, anzi, quest'ultima vuole costituirsi proprio come 'gruppo di pressione' nei confronti del potere. Riuscirà questo complesso gruppo a trovare una voce unica capace di considerare tutti gli interessi, da quello delle ricche fondazioni fino agli artisti esordienti? Sta a tutti quelli che sono appassionati di arte stare alle costole della neonata Consulta e, soprattutto, partecipare.