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INTERVISTA - 'Il viaggio dell'Oro Bianco': in un libro tutto il fascino antico della porcellana

Il testo di Tiziana Properzi, vera 'artista del fuoco', compie un excursus da Oriente a Occidente narrando la storia del celebre impasto traslucido. "Sogno una scuola di formazione nel Lazio - spiega -, per la rinascita di una manifattura tutta italiana".

» Cronaca Arte Tatiana Battini - 14/12/2011
Titolo: T. Properzi: 'Scudo di Castel Gandolfo', tecniche classiche, oro, tamponatura, paesaggio
Fonte: Gianni Contini

L'eterea bellezza della porcellana ha sempre ornato e arricchito le corti delle grandi dinastie orientali e occidentali: vasi, stoviglie e soprammobili di eccezionale manifattura, formati, cotti e finemente decorati dalla mano di un maestro del fuoco e dell'impasto. Alla ricerca delle origini della pittura su porcellana, l'artista Tiziana Properzi ha scritto un libro di prossima pubblicazione, 'Il viaggio dell'Oro Bianco', che narra minuziosamente la storia affascinante e poco conosciuta di questo prezioso materiale. "Emozione e spiritualità, unite alla continua ricerca, seguendo i cambiamenti della materia. Cottura dopo cottura, assistendo alle variazioni cromatiche degli ossidi metallici, per ottenere un risultato perfetto di ogni opera", questa, in sintesi, la magia racchiusa in un'arte antichissima. 

La Properzi, dopo una precisa formazione scientifico matematica, è entrata a far parte della Scuola di pittura su porcellana di Teresa Broglia, nel 1994 e, per diversi anni, ha portato avanti la sua attività artigiana in una bottega di Castel Gandolfo, nella zona dei Castelli Romani, insegnando a diversi allievi i segreti della pittura su porcellana. "Quello che sogno, a livello locale e nazionale, è la rinascita della manifattura dell'Oro Bianco - ha spiegato Tiziana Properzi a NanniMagazine.it -, attraverso una scuola di formazione post lauream che formi nuovi professionisti. Quest'arte non deve essere considerata un hobby di nicchia, appannaggio del ceto alto borghese, può diventare una professione per tutti coloro che hanno la voglia di imparare un mestiere affascinante e antico". Per saperne di più sul 'Viaggio dell'Oro Bianco' e sui progetti futuri, abbiamo intervistato telefonicamente l'autrice romana:

Tiziana Properzi, di cosa tratta 'Il viaggio dell'Oro Bianco'?
"Il libro è il risultato di quindici anni di sperimentazione personale e studio delle tecniche della pittura su porcellana, attraverso un percorso di ricerca che mi ha portato a contatto con le radici di questa arte, che non sono certo europee anche se, a partire dal XVIII secolo, la manifattura della porcellana nel Vecchio Continente ha raggiunto vette eccelse. Come indica il titolo, quello dell'Oro Bianco è un viaggio a ritroso nel tempo, puntando la bussola verso il luogo che per primo ha prodotto magnificenze in tal senso: l'Estremo Oriente. La maggior parte delle pubblicazioni dedicate alla storia della pittura su porcellana (se non la totalità) tende ad esaurire la questione delle origini con due trafiletti dedicati alla Cina, culla della cottura e della lavorazione di questo materiale, per dare ampio spazio alle località europee che hanno reso celebre questa arte nel Settecento (pensiamo a Meißen, Limoges, Sevres, Delft, Capodimonte e San Pietroburgo). Si tende sempre a puntare i riflettori sulle tecniche occidentali, culturalmente a noi più vicine, tralasciando quasi totalmente il passato millenario che la porcellana ha sulle sue spalle, un passato glorioso che ho raccontato al mio meglio, perché merita di essere riscoperto".

Come si compone il testo?
"Il primo capitolo è descrittivo e riguarda la storia della porcellana fin dalle origini, il secondo capitolo è dedicato ai professionisti e ai curiosi, perché tratta le formule chimiche dei colori e le tecniche di cottura dell'Oro Bianco nelle fornaci. Ho voluto inserire un capitolo a carattere scientifico per sottolineare quanta cura e quanta ricerca c'è dietro una tazzina finemente decorata. Poi si prosegue con un approfondimento sulle dinastie cinesi Ming (1368-1644) e Qing (1644-1912), la cui manifattura di porcellane bianche e blu è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, e poi 'il viaggio' prosegue, come il lettore potrà scoprire sfogliando il libro".

Cos'è la porcellana e come nasce la sua produzione?
"La porcellana è un materiale che si ottiene dall'impasto di caolino (presente in abbondanza nelle miniere cinesi e orientali in genere), e feldspato, cotto a più di 1300°. È proprio il caolino a donare alla porcellana la sua tipica durezza. Si pensa che i primi esemplari siano stati prodotti in Cina durante il periodo della dinastia Tang (618 - 907), e si siano evoluti nel tempo fino a raggiungere i livelli di perfezione estetica che tutti conosciamo. Nella lingua cinese il termine che indica la porcellana è Yao (porcellana dura)".

Cos'è che rende la porcellana così preziosa?
"A livello estetico la lucidità, la leggerezza e la trasparenza del materiale, a livello funzionale l'estrema compattezza molecolare: grazie alla cottura a temperature altissime la porcellana non ha acqua al proprio interno e non risulta porosa come la ceramica o la terracotta, per questo non può accogliere nel suo tessuto germi o batteri, risultando igienicamente perfetta. Gli oggetti di porcellana sono molto utilizzati in farmacopea e, tralasciando i costi, sarebbero l'optimum nei ristoranti".


[T. properzi, Tavolo, tecnica bombasino - riproduzione marmi e pietre, pennino in oro. Fonte: Gianni Contini]

Come è avvenuto il passaggio dell'Oro Bianco da Oriente a Occidente?
"Tra i personaggi noti fu Marco Polo, di ritorno dal suo lungo viaggio in Cina, a portare in Europa alcuni esemplari dei magnifici vasi creati dai maestri cinesi, che da secoli conoscevano e lavoravano lo Yao mantenendo segreta la formula. Questi vasi erano talmente belli che il desiderio del mondo occidentale di svelare l'arcano della fabbricazione cinese era altissimo. E lungo la Via della Seta, principale via di comunicazione tra Oriente e Occidente, nacquero grandi rivalità commerciali tra portoghesi, olandesi e inglesi per ottenere il monopolio sul commercio di queste magnifiche opere, oggetto del desiderio della nobiltà europea. La formula per realizzare la porcellana restava però il segreto dei segreti, tramandato discretamente da maestro ad allievo". 

Come si giunse, in Europa, alla scoperta della formula?
"Attraverso bizzarrìe casuali. Per tutto il periodo medievale e rinascimentale europeo, la formula 'magica' in grado di creare l'Oro Bianco non la conosceva nessuno, soltanto nel 1708-09, Friedrich Böttger, alchimista tedesco, avendo a disposizione il caolino presente anche nelle miniere sassoni, scoprirà l'agognata formula della porcellana a pasta dura grazie a ripetute e sofferte sperimentazioni di laboratorio (appena diciottenne, Böttger fu sequestrato e segregato per anni nel castello del principe elettore di Sassonia Federico Augusto I, detto il Forte, costretto a lavorare nei laboratori ininterrottamente, fino alla morte, avvenuta poco dopo i 30 anni a causa delle inalazioni derivate dall'uso di sostanze chimiche), rendendo la città di Meißen, nei pressi di Dresda, famosa nel mondo per la lavorazione di questo materiale".

Oltre a  Meißen, quali altre città divennero celebri per la pittura su porcellana?
"Quando, grazie a una fuga di notizie, la formula scoperta da Böttger varcò i confini germanici per toccare diverse corti europee, nell'arco di 50-70 anni Francia, Italia, Inghilterra, Olanda e Russia svilupparono proprie tecniche di lavorazione e pittura, la più famosa resta forse l'opera effettuata a Sevres per volere di Napoleone, il quale, cosciente del fatto che la porcellana ha una durata pressoché eterna (gli antichi vasi cinesi sono giunti a noi come nuovi), perché non si deteriora con l'andare del tempo come accade ai dipinti su tela, agli affreschi o agli arazzi, decise di trasferire ogni suo ritratto su porcellana, deciso a rendere eterna la propria immagine agli occhi del mondo. La produzione di Sevres ha avuto uno sviluppo enorme in poco tempo, che dura ancora oggi, questo perché la manifattura della porcellana, nel corso dei secoli, non ha subito grandi momenti di declino ed è entrato a far parte del tessuto economico del luogo".

In Italia che tipo di sviluppo ha avuto la porcellana?
"Purtroppo si è trattato di una fioritura, quella di Capodimonte, legata strettamente alla corte dei Borbone e alla monarchia in genere, ecco perché nel nostro Paese, ancora oggi, la pittura su porcellana è considerata un'arte di nicchia e di lusso, molto più che nel resto d'Europa. In nazioni come Francia e Germania la produzione di porcellana, per quanto pregevole ed elitaria, ha sempre avuto un 'marchio di Stato', se così possiamo dire, in Italia questo non è mai avvenuto, e una volta concluso il periodo monarchico, la fabbricazione di porcellana è quasi svanita. Un peccato enorme".

Cosa ha intenzione di fare in proposito?
"Un primo passo verso la riscoperta della pittura su porcellana è rappresentato da questa pubblicazione, 'Il viaggio dell'Oro Bianco', a indicare il lungo percorso che ha compiuto l'uomo attraverso le arti del fuoco. Trovo giusto che tutte le tecniche, le sperimentazioni, le scoperte compiute sulla porcellana nell'arco di secoli non restino un hobby per famiglie di ceto alto-borghese, ma trovino sbocco in una professione artigianale diffusa. Il sogno nel cassetto è quello di veder fiorire una manifattura italiana della porcellana, e per far questo ho in progetto di istituire una scuola di formazione post lauream nella zona dei Castelli Romani per l'acquisizione delle tecniche relative al solo 'terzo fuoco', ovvero la pittura della porcellana bianca. Accanto alla scuola sorgerebbe un museo in cui gli allievi, a fine anno, potrebbero esporre le opere pronte per la vendita al pubblico. In questo modo la scuola si autofinanzierebbe e il museo ospiterebbe pregiate opere di manifattura locale. Mi sto dando da fare per trovare il finanziamento iniziale che mi dia modo di partire con il progetto".

Pensa a una scuola per persone che già conoscono l'arte della pittura su porcellana?
"No, penso a una scuola di formazione per chiunque abbia intenzione di avviare un'attività artigianale, avendo alle spalle una preparazione universitaria di stampo umanistico o scientifico. Il costo della formazione sarebbe accessibile a tutti i tipi di tasche, e gli allievi apprenderebbero i primi rudimenti di disegno, di pittura e di chimica. Dipingere su una porcellana non è come dipingere su una tela, nel primo caso dobbiamo tener conto della forma concava o convessa dell'oggetto, nel secondo caso questo problema non si pone. Inoltre, i colori con i quali si dipinge sulla porcellana sono totalmente diversi rispetto alle tempere e all'olio, e il loro impasto è una delicata alchimia, che deve tener conto della temperatura, dell'umidità, non deve risultare né troppo secco né troppo grasso".

Parliamo della sua arte: che tipo di porcellane realizza?
"Non ho particolari propensioni né linee precise, realizzo qualsiasi tipo di oggetto, dal più piccolo al più grande: vasi, lampade, piatti, tazzine, grandi lastre da tavolo. Non riuscirei a lavorare solo su alcuni tipi di oggetti o solo pitturando alcuni soggetti, cosa che invece caratterizza molti porcellanisti, i quali, per realizzare ad esempio un bouquet su di un piatto, compiono un lavoro a più mani perché ciascun artista è specializzato su un singolo fiore. E poi adoro sperimentare: grazie ad alcune ricerche di stampo chimico ho realizzato una nuova tonalità di rosso fuoco, giocando con le temperature del forno e con l'ossidazione dei metalli. Per stendere il colore sulla porcellana preferisco utilizzare olii vegetali, come l'olio di copaiba (sudamericano) e l'olio di palma, originario del Camerun".

A cosa sta lavorando al momento?
"Sto attraversando una fase particolare del mio percorso artistico. Mio marito è congolese e mi sono accorta che, nel tempo, le sue radici africane hanno mutato alcuni aspetti della mia vita, alcune convinzioni, alcune tradizioni date per scontate o credute irremovibili. Una di queste è l'idea di perfezione che suscita in noi porcellana pura: perfezione al tocco, assenza di screpolature o sbavature, perfetta omogeneità…ma la perfezione si può anche rompere o interrompere, e così ho parzialmente coperto d'oro opaco e ruvido la superficie traslucida dell'Oro Bianco". 

Perché proprio l'oro? 
"Per dipingere la porcellana si utilizza questo nobile metallo che viene estratto dalle miniere africane e dunque, anche se in Africa non c'è una tradizione manifatturiera della porcellana, una parte fondamentale della sua composizione proviene dalle sue miniere. Allora ho focalizzato la mia attenzione non sull'estetica ma sulla ricerca della materia, sia per quanto riguarda le origini della porcellana (miniere cinesi), sia per quanto riguarda l'uso dell'oro per decorarla (miniere africane). Il risultato sono oggetti non necessariamente simmetrici e proporzionati, le opere che sto creando vanno al di là dei canoni artistici occidentali, subiscono l'influenza dell'Africa, sono più spontanee e primordiali".