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'Luci e Ombre': il caos primitivo trasmuta in figura nell'espressionismo onirico di Gianni Testa

Si è conclusa con un grande successo di pubblico la mostra del pittore romano, un personaggio poliedrico le cui tele hanno condotto il pubblico in una realtà fantastica e senza regole, per certi versi "estraniante" che risponde solo alla forza di un'idea

» Cronaca Arte Francesca Nanni - 02/06/2017

di FRANCESCA NANNI - «La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto» diceva sempre Pablo Picasso e lui, Gianni Testa, pittore romano scoperto nel 1962 da Carlo Levi, la sua visione l’ha avuta chiara da sempre: estrapolare le forme dalla massa informe delle pennellate, quasi ad estrarre la materia da un caos primitivo. È un viaggio onirico, suggestivo, nel colore e nelle immagini che popolano la mente di questo artista la mostra personale ‘Luci e Ombre’ conclusasi il 31 Maggio scorso a Roma nello spazio espositivo della Galleria Stefano Simmi, nei pressi di Piazza Navona.

Un grande successo di pubblico fin dal giorno della sua inaugurazione per un personaggio eclettico che ha reso con grande maestria la realtà così vibrante e fantastica. Un sogno fatto di luci e di ombre che, rincorrendosi, danno vita a nature morte, paesaggi, monumenti, i tanto amati cavalli e scene della Divina Commedia. Immagini che prendono corpo da un magma pulsante dove il colore resta depositato sulla tela come stesse nascendo in quel momento.  È questo l'Espressionismo Onirico, corrente della quale fa parte Testa: una pittura libera, senza regole, un'arte per certi versi "estraniante" che risponde solo alla forza di un'idea, di una visione. "Quadri che arrivano dalla mente ed esposti in diretta", come mi spiega lo stesso artista.


[Alcuni quadri in esposizione]

Testimone della nostra epoca, che ha esposto con Guttuso,  Quaglia, Mazzacurati, Purificato Bartolini ed altri grandi della scena artistica romana, nella sua visione e nel suo percorso onirico del tutto personale Gianni Testa ha sempre rappresentato le sue opere la realtà attingendo al Mito, mescolando alla sua passione per il colore e per la forma grazie al sostegno della sua profonda conoscenza della storia dell’Arte e delle tecniche pittoriche più antiche.


[Da sinistra: la critica d'arte Mara Ferloni, Gianni Testa e la curatrice della mostra Cinzia Cotellessa]