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Brian Dettmer, lo scultore della conoscenza

L'artista americano usa antichi libri e mappe come base per incredibili installazioni: la carta viene incisa e le pagine svelano i proprio segreti, con l'esterno che sembra marmo levigato.

» Correnti artistiche Francesco Amorosino - 18/03/2011
Titolo: 'Raphael'
Fonte: Brian Dettmer

Scolpire libri. Letteralmente. Non si tratta di prendere marmo o pietra e trasformarli in una rappresentazione solida di un vecchio tomo, proprio il contrario. Brian Dettmer ha un talento particolare: riesce a mutare libri antichi in incredibili sculture dense di significato e di storia. La bellezza di quelle pagine, con le loro illustrazioni vintage e quei caratteri così precisi e metodici, con l'impaginazione pulita e armonica, viene esaltata dai suoi strumenti di intaglio, che vanno a scavare nella superficie della carta, mettendo in relazione ciò che prima era separato, levigando le pagine taglienti, portando la tecnica del collage a divenire scultura e viceversa. 

Originario di Chicago ma residente ad Atlanta, Dettmer non è certo il primo artista a usare il libro o le mappe come base per le sue opere, ma è capace di farlo con una sensibilità, un senso estetico e una profondità di pensiero che è rara da trovare al giorno d'oggi. I suoi lavori sono pieni di storie e raccontano la nostra stessa vita e il rapporto che abbiamo con la conoscenza del mondo, inoltre sono talmente pieni di piccoli dettagli che l'occhio non si stanca mai di guardarli. Era necessario intervistarlo, dunque, per scoprire i segreti celati dietro le sue affascinanti creazioni.

Quali tipi di libri usi per i tuoi lavori? Sembrano molto costosi.
"Per la maggior parte delle mie opere mi piace utilizzare libri vintage che hanno avuto una storia o una vita precedente in cui erano funzionali e utili, ma che non erano usati spesso a causa del loro formato e del contenuto. Non mi interessano i romanzi perché mi piace lavorare con le informazioni e la conoscenza: ci sono libri ricchi di idee che sono minacciati dal cambiamento stesso delle idee e del modo con cui otteniamo le informazioni nell'era digitale. La maggior parte dei libri che ho usato non erano pezzi unici e anche se sono vecchi posso trovarli in giro a prezzi che vanno da 1 a 100 dollari".

'Totem'Non hai paura di distruggere qualcosa di importante, di unico? Come scegli i libri da utilizzare?
"In realtà mi piace suggerire l'idea di perdita, qualcosa che sta accadendo costantemente con qualsiasi informazione che viene archiviata digitalmente, ma non voglio partecipare al processo di cancellazione della storia o distruggere qualcosa che non sia rimpiazzabile o che sia unico. Mi informo sempre sul valore e la rarità dei libri prima di cominciare a lavorarci su. Però voglio scioccare e indurre le persone a porsi domande sull'eticità e sui possibili significati dietro a ciò che faccio e a quanto sta succedendo alla nostra cultura. Voglio anche prendere qualcosa che era prodotto in massa e renderlo unico".

Come procedi con il tuo lavoro? Sembra diventare più difficile pagina dopo pagina.
 "Per prima cosa fisso l'esterno del libro con della vernice adesiva così il libro diventa solido, ma le pagine dentro sono ancora morbide e indipendenti. A quel punto incido la superficie in un processo che è totalmente sottrattivo. Diventa davvero difficile quando creo ponti o forme fragili e devo incidere in profondità dietro di loro".

Si tratta di un processo simile alla scultura, come quando si rivelano le forme nascoste nel marmo, non è così?
"In effetti sì, è proprio così. Voglio che i miei lavori siano una 'collaborazione' tra i materiali esistenti e me stesso. Il materiale mi dice ciò che va fatto, cosa che sembra logica e illogica al tempo stesso, ma io devo seguire quel cammino e lavorarci su".

Tutti i tuoi lavori sono una sorta di riflessione su mezzi che utilizzavamo molto, come libri o pellicole, che adesso diventano sempre meno familiari con il procedere della rivoluzione digitale, vero?
 "Esatto, penso che la tecnologia sia come la natura. Ha bisogno di evolversi e di adattarsi o sarà travolta e sostituita da forme più piccole e veloci. Sopravvive solo il più forte, ma non credo che i libri si estingueranno mai, eppure è vero che sono una forma lineare di comunicazione e tutte le informazioni non lineari sono molto più veloci e accessibili, per esempio on-line. Ecco perché il maggiore impatto del digitale si è avvertito su dizionari ed enciclopedie".

'Britannica'Sembra molto interessante il caso dell'opera tratta dal libro su Raffaello: le figure incise diventano surreali e astratte: è una sorta di metafora del progresso dell'arte?
 "Sì, quel lavoro in particolare diviene surreale perché le figure e il testo sono incisi in formato liquido. Mi piace l'idea di prendere delle immagini solide o forme d'arte antiche e spezzarle in nuovi modi per suggerire il passaggio ad una nuova forma d'arte. Sembra seguire il progresso dalla rappresentazione all'astrazione e dall'essere completo e intero a essere frammentato e isolato dal contesto originario".

Anche i lavori che hai fatto sulle mappe sono impressionanti e sembrano mettere in evidenza il cambiamento stesso del paesaggio, con le autostrade in evidenza.
 "I sistemi di presentare e comunicare la geografia del territorio (suddiviso in strade) è collegato al nostro ambiente e a ciò che domanda. C'è una eco con le forme che sembra fare rima con altri sistemi, come ad esempio quelli all'interno del nostro corpo".

Il processo alla base della creazione dei tuoi lavori è ricco di sorprese anche per te stesso, qual è stata la più grande?
"Quando incido non ho idea di cosa si mostrerà agli occhi nella pagina successiva, così il lavoro è sempre pieno di piccole sorprese man mano che si va avanti. È un po' come leggere. La sorpresa maggiore arriva quando penso di avere un'idea generale di come finirà l'opera e alla fine va in una direzione del tutto nuova. Non posso controllare ciò in cui mi imbatterò, ma solo il modo con cui reagirò all'incontro".   

Come è nata l'idea del libri? E cosa vuoi fare adesso?
"Ho cominciato nel 2001, quando attraverso alcuni collage ho iniziato a incorporare libri e da lì ho iniziato a lavorare con i libri per creare sculture. Non penso ci siano limiti al potenziale di questo materiale, quindi credo che continuerò a indagare le possibilità offerte dai libri e vedere dove porta questo cammino".

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- Brian Dettmer