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Papua Occidentale: l'intreccio fra miniere e corruzione. La Freeport in Indonesia

Un'inchiesta del New York Times ha scoperto che la multinazionale americana ha versato oltre 20 milioni di dollari a ufficiali dell?esercito e della polizia indonesiana

» Oceania Cecilia Scaldaferri - 12/05/2008
Titolo: La ede del New York Times
Fonte: dal web

A minacciare l’esistenza degli indigeni della Papua Occidentale non c’è solo la deforestazione ma anche l’intensa attività di sfruttamento minerario del sottosuolo, ricchissimo di oro e rame.
Dalle prima scoperte di giacimenti - avvenute nel 1936 ad opera della compagnia NNGPM, creata da Shell (40 per cento), Mobil (40 per cento) e Chevron's Far Pacific (20 per cento) per esplorare la Nuova Guinea Occidentale – si è arrivati all’accordo del 1967 fra il governo indonesiano e la multinazionale americana Freeport, che otteneva una licenza trentennale (poi rinnovata di altri 30 anni) per i diritti minerari su un’area iniziale di 30 km quadrati, poi allargatasi a 100 km quadrati. A questi si aggiungono i diritti esplorativi su un’area di oltre 2 milioni di acri sulla quale però la compagnia non ha i diritti di sfruttamento.
La multinazionale ha così aperto alcune fra le più grosse miniere al mondo, provocando contemporaneamente, però, gravi danni all’ambiente. Secondo le denunce delle organizzazioni non governative, a vessazioni e intimidazioni nei confronti degli indigeni perché lasciassero le loro terre ricche di minerali, la Freeport si è resa colpevole anche dello scarico di sostanze nocive nell’ambiente, inquinando acque e terreni.
A tutto ciò, si aggiunge l’accusa di aver pagato negli anni somme considerevoli ai reparti della sicurezza indonesiana. Un’inchiesta uscita nel dicembre del 2005 sul New York Times ha svelato che in soli sei anni, dal 1998 al 2004, la Freeport ha versato oltre 20 milioni di dollari ad ufficiali dell’esercito e della polizia locale stanziati nella Papua Occidentale, dove si trova la sua più grande miniera di estrazione d’oro. Le autorità giudiziarie di New York hanno messo sotto accusa per corruzione la compagnia che si è però difesa parlando di “attività commerciali di ordinaria amministrazione”.
Per la Freeport si sarebbe trattato di un modo per “alleviare i costi e le difficili condizioni di vita” delle forze militari stanziate nella provincia, in modo che garantissero al meglio “la sicurezza legittima fornita alla compagnia”. Secondo i suoi detrattori, invece, si trattava di tenere lontani gli indigeni dalle terre sulle quali la compagnia rivendicava i diritti di sfruttamento.
Nel 2002 un grave incidente aveva acceso i riflettori sull’intricato intreccio che coinvolgeva la Freeport, l’esercito indonesiano e la resistenza armata dell’OPM. Un commando armato di ribelli attaccò un convoglio di civili su una strada montuosa all’interno della concessione della compagnia. Tre di loro vennero uccisi, due insegnanti americani, Rickey Lynn Spier ed Edwin Burgon, ed un collega indonesiano, Bambang Riwanto. La vedova Spier comparì più volte davanti alle autorità giudiziarie di New York chiedendo giustizia e accusando i militari indonesiani di connivenza con i ribelli.
Una delle teorie avanzate allora sosteneva che l’attacco dei militanti dell’OPM fosse un avvertimento diretto alla Freeport - per la quale gli insegnanti lavoravano, in una scuola per i figli dei dipendenti – affinché smettesse di foraggiare gli ufficiali di Giakarta che combattevano una lotta senza quartiere contro i ribelli. Ma la vedova Spier avanzò anche l’ipotesi che potesse trattarsi di un modo degli stessi militari indonesiani per mettere sotto pressione la compagnia affinché pagasse di più.
L’incidente ebbe (temporanee) conseguenze anche sulle relazioni fra l’amministrazione Bush e Giakarta, fedele ‘alleata’ nella guerra al terrorismo. Gli aiuti finanziari americani destinati alla formazione delle forze militari indonesiane vennero nuovamente rinviati fino al febbraio del 2005, dopo essere stati sospesi nel 1992 a causa dei massacri compiuti dalle truppe di Giakarta contro i civili di Timor Est.
LINK UTILI:
- Inchiesta del New York Times
- Appelli della vedova Spier