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Terremoto in Nepal: INGV, "è una delle regioni a più alto rischio nel mondo"

Il sisma è stato avvertito anche in India e Pakistan mentre si contano danni enormi in tutto il Paese: INGV: "L'attività sismica causata dalla convergenza della placca indiana e quella euro-asiatica che insieme determinano la formazione dell'Himalaya"

» Asia e Medio Oriente Emanuele Dorru - 25/04/2015
Fonte: ©Omar Havana/Getty Image

Trema il Nepal sotto le scosse di un terremoto di magnitudo 7.9 (alle ore 11,56 del 25 aprile quando in Italia erano le 08.11) che si è ripercosso anche su molte zone dell’India settentrionale e orientale, fino in Pakistan e Bangladesh. Ottanta secondi di terrore che hanno devastato la zona dell’epicentro, il Nepal centrale, portando ovunque danni enormi: numerosi edifici storici nella capitale Katmandu sono crollati mentre si contano almeno 688 morti e centinaia di feriti secondo il bilancio del ministero dell'Interno nepalese. Tra gli edifici distrutti anche la Dharahara Tower, uno dei monumenti più significativi della città, inserito nel patrimonio dell'Unesco. E sono tantissime ancora, le persone rimaste intrappolate sotto le macerie.

Un’onda d’urto che sembra essersi ripercossa anche sul campo base sull'Everest: "Abbiamo avuto notizia di una valanga sull'Everest - ha spiegato Agostino Da Polenza, presidente di EvK2Cnr - che avrebbe travolto il Campo 1 che si trova a 6mila metri di altitudine e che è arrivata sicuramente al Campo base che si trova a 5.400 metri di altezza". "Dalle prime notizie che abbiamo, il Campo 1 sembrerebbe spazzato via dalla valanga – ha aggiunto -, non sappiamo chi e quante persone ci fossero" aggiunge Da Polenza, sottolineando che i collegamenti sono "difficilissimi". "Non possiamo sapere nemmeno – ha concluso Da Polenza - se ci sono vittime nelle valli".


[Foto di sinistra ©Narendra Shrestha/EPA. Foto di destra ©Prakesh Mathema/AFP/Getty Images]

Dal punto di vista geologico e di pericolo sismico, gli scienziati italiani dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), che hanno rilevato il terremoto di magnitudo 7.8, hanno fanno sapere che il Nepal è "considerata una delle regioni a più alto rischio del mondo". "La zona è nota per la sua attività sismica ed è considerata una delle regioni a più alto rischio del mondo" spiegano Alberto Michelini, direttore Centro nazionale terremoti dell’Ingv e Alessandro Amato, dirigente di ricerca Cnt-Ingv.  "L'attività sismica della regione è causata dalla convergenza tra la placca indiana, a sud, e la placca euro-asiatica a nord, che – hanno aggiunto - ha determinato la formazione della catena dell’Himalaya". "Il movimento relativo tra le due placche è di 4-5 centimetri per anno, di cui si stima che 2 cm/anno vengano accumulati lungo il margine meridionale della catena montuosa. Ciò significa - proseguono i due scienziati - che ogni 100 anni si accumula una deformazione pari a 2 metri di spostamento relativo tra le due placche".



Nell’area colpita dal terremoto di oggi "non ci sono stati forti terremoti per diversi secoli, per questo motivo -riferiscono- la zona intorno alla capitale Kathmandu era considerata un gap sismico". La zona subito a est di quella colpita oggi era stata interessata da un terremoto di magnitudo superiore a 8 nel 1934. Lo schema geologico mostra come la placca indiana scivoli sotto quella eurasiatica creando l’innalzamento dell’Himalaya. "La porzione del contatto tra le placche indicata come 'locked' (bloccata) – proseguono gli esperti - è quella che rimane ferma, per secoli, nel periodo inter-sismico e che si muove improvvisamente quando viene superata la resistenza della faglia: in quel momento avviene un terremoto che ristabilisce - momentaneamente - l’equilibrio geologico”. Quando in Italia erano le 11, 30, gli scienziati hanno rilevato più di dieci ‘aftershock’ (dunque scosse di assestamento che avvengono subito dopo quella principale di grande forza) con magnitudo maggiore di 5 e moltissimi altri di magnitudo inferiore.