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Colera: ad Haiti più di 3mila bambini soli e in balia dell'epidemia

Save the Children: "A un anno dal terremoto i bambini sono ancora sofferenti e continuano a scontare le conseguenze del sisma. 500mila sono costretti a vivere nei campi o negli slum, esposti alla possibilità di subire violenze o contrarre il colera.

» Americhe Redazione - 19/01/2011

Proprio un anno fa, 12 gennaio 2010, il terribile terremoto scatenatosi su Haiti ha devastato un'intera popolazione, che ancora oggi lotta disperatamente per la sopravvivenza. "Alcuni  bambini, almeno 3mila, sono tuttora soli e senza familiari - ha spiegato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, in occasione dell'anniversario del terremoto - . Nonostante le difficoltà, Save the Children, che è presente ad Haiti da oltre 30 anni, continua a lavorare e nel 2010 ha prodotto miglioramenti reali nella vita di centinaia di migliaia di famiglie e bambini haitiani, aiutando 870mila tra adulti e minori". 

"Abbiamo iniziato a ricostruire alcune scuole secondo criteri anti-sismici e anti-uragano - ha continuato Neri - come l'Istituto Abeillard a Le'ogâne. Abbiamo aperto più di 80 cliniche e centri sanitari, anche per fronteggiare l'epidemia di colera. Stiamo facendo il massimo per proteggere i bambini coinvolgendo le comunità e identificando e ricongiungendo i minori soli: finora, con un lavoro complesso e faticoso, e anche grazie ai fondi italiani della Commissione per le Adozioni Internazionali, abbiamo riunito con i genitori o altri familiari 1.100 bambini. Stiamo inoltre aiutando migliaia di famiglie ad avere di nuovo un lavoro e una fonte di reddito e di sussistenza".

Nello specifico, sono 230mila le persone rimaste uccise a causa del sisma, 400mila le case distrutte
(circa il 15 per cento nella regione di Petit Goâve, il 40-50 per cento in alcune parti di Port-au-Prince, 50-60 per cento a Jacmel e l'80-90 per cento a Le'ogâne) ; 2 milioni gli adulti e i bambini senza casa, distribuiti in 1.325 campi a Port-au-Prince, Jacmel, Le'ogâne, Petit e Grande Goâve. Attualmente si stimano in circa 1 milione le persone ancora nelle tende, di cui circa 500mila bambini. Secondo il Rapporto stilato da Save the Children, 'I bambini di Haiti 1 anno dopo. Un paese al bivio', sono 870mila i minori e gli adulti che hanno ricevuto finora aiuto dall'organizzazione dopo il terremoto, nell'ambito di interventi e programmi per la salute, l'istruzione, la protezione, la fornitura di ripari, di cibo, di lavoro e mezzi di sostentamento, di acqua e servizi igienici. Fino a 1.200 gli operatori dell'organizzazione all'opera in questi mesi.

Obiettivo dell'associazione è riuscire ad aiutare almeno il 10 per cento di haitiani entro il 2015, per un totale di 1 milione di persone, con particolare attenzione ai bambini e alle famiglie più vulnerabili: "nonostante le inaccettabili condizioni di vita di tantissimi haitiani, la mancanza di lavoro e di servizi di base, alcune cose sono migliorate dopo il terremoto, anche grazie al lavoro di Save the Children - afferma ancora Valerio Neri -. Un numero maggiore di persone ha accesso all'acqua potabile. Donne incinta e in allattamento che non avevano mai ricevuto cure adesso possono rivolgersi a un medico, a delle infermiere o ad un'ostetrica. La possibilità di avere cure mediche ha fatto capire a molte persone come sia possibile stare meglio e come curarsi".

"Adesso - conclude Save the Children Italia - la sfida è fare della ricostruzione e della ripresa post
terremoto un grande, prioritario e assoluto impegno nazionale. È necessario anche che permanga un'attenzione internazionale e che i donatori istituzionali entrino subito in contatto con quelli che saranno i nuovi eletti dalle elezioni, assicurando il prosieguo degli aiuti e degli stanziamenti. Questi dovranno essere finalizzati a un'uscita dai campi degli haitiani, a un loro ricollocamento e alla ricostruzione delle loro vite. L'Haiti che vogliamo deve essere migliore della precedente".