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Sguardi dal Togo, dove «i giardini dei bambini sanno di deserti senza giostre»

Nel fotoreportage di Ilaria Castro il racconto dei piccoli abitanti del villaggio di Avéte dove opera Suor Justine che di loro si prende cura. Immagini che diventano ora un calendario di raccolta fondi per la costruzione della scuola primaria

» Africa Francesca Nanni - 18/11/2016
Fonte: Foto ©Ilaria Castro

Sei bambini, giocosi e sorridenti distesi su un letto di pannocchie; il piedino di un bimbo che fa capolino da un mucchietto di semi di grano; uno sguardo trasognato verso l’orizzonte; piccole mani garbate strette in un piattino di polenta; il riposo dopo il lavoro di chi è troppo piccolo per reggerlo. È un mondo fatto di sguardi, azioni, dettagli di piccole vite nel villaggio di Avéte, in Togo, quello che Ilaria Castro, giovane fotografa romana, racconta nel suo fotoreportage ‘Per una scuola tra sabbia e grano’ con un tatto ed una discrezione quasi disarmanti. Scatti “semplici”, immediati, ad altezza bimbo. Ilaria si abbassa, scende di prospettiva, diventando lei stessa bambina e puntando l’obiettivo dritto all’anima, catturandone l’essenza.

«Quelli che ho lasciato in Togo, sono bambini con dei sorrisi immensi ed un futuro segnato dall’ingiustizia della vita - scrive Ilaria sul blog dell’Associazione ‘Io per l’Altro’ -. Bambini che non conosceranno mai l’amore di due genitori, che non conoscono abbracci, baci o carezze, perché loro una mamma e un papà non ce l’hanno. Bambini costretti a crescere in fretta perché la vita in Africa è dura e di questo devono prenderne coscienza alla svelta. Bambini che non ammireranno mai il mare, né potranno mai giocare con i granelli di sabbia per costruire castelli perché non sanno cosa sia un castello.» «Loro sono “adulti bambini” perché per sopravvivere alla povertà devono darsi da fare, con le loro piccole manine e quei piedini che corrono veloci per raggiungere la loro meta. Ma nelle loro corse quotidiane e negli affanni, sui loro visi non manca mai il sorriso, immenso, che ti disarma: a volte si è convinti di avere tutto mentre invece non si possiede nulla. Loro invece, non hanno nulla, ma nella loro povertà sanno essere immensamente ricchi perché capaci di donare amore puro e incondizionato.»  

«Oscar Wilde diceva: “Molto è dato a pochi, e poco è dato a molti. L’ingiustizia si è divisa il mondo e niente è distribuito equamente tranne il dolore.” E in Africa - scrive ancora Ilaria - , come in tanti altri posti massacrati dalle guerre e dalle ingiustizie, il dolore non è stato avaro. Ho tenuto per ore, tra le braccia, una bambina appena nata, “buttata” fuori dall’ospedale perché la mamma morta di parto. Una delle tante. Un numero in più tra le donne da seppellire che hanno dato alla luce bambini che non saranno mai bambini. Bambini che non riceveranno mai l’amore da chi ha dato loro la vita.»

'Per una scuola tra sabbia e grano' oggi diventa un calendario solidale (ogni mese una foto, ogni foto un pensiero della scrittrice Roberta Raponi) che rappresenta un modo concreto per sostenere i bambini di questo villaggio seguiti dall’educazione e dall’occhio vigile di Suor Justine. Una donna speciale che dopo essersi laureata in ostetrica a Roma, è tornata nel suo paese natale, il Togo appunto, per mettere la sua vita a disposizione dei bimbi orfani dei villaggi limitrofi alla città di Atakpamè. Tutto il ricavato dalla vendita di questi calendari sarà devoluto al progetto di rifacimento della scuola primaria di Avéte che,  causa delle ingenti piogge e dei materiali inadeguati utilizzati per la costruzione, è ad oggi priva di tetto e porte.

Suor Justine, «una donna straordinaria che ha fatto della sua vita una missione: salvare dalla strada quanti più bambini possibili e dare loro una possibilità nella vita. Ogni giorno, ogni ora della sua giornata - scrive Ilaria - è vissuta in funzione di queste piccole anime.» «L’ho vista con l’acqua alle ginocchia raccogliere pannocchie di mais dopo le forti piogge che hanno causato l’allagamento del campo; l’ho vista raccogliere la legna, caricarsi di dolori infiniti e incolmabili, l’ho vista piangere, sorridere della sua vita e pregare per i suoi bambini.» «Ho visto una persona con un cuore immenso che non si darà pace fino a quando il suo sogno non sarà portato a termine ed io, nella mia inutilità - conclude Ilaria Castro -, farò quanto possibile per aiutare lei e gli angeli di cui è circondata, nel realizzare la sua unica ragione di vita: trasformare le molte ‘urla dal silenzio’ in un unico coro.»


PER INFORMAZIONI UL PROGETTO DI SUOR JUSTINE E SUL CALENDARIO
Ilaria Castro - castroilaria@yahoo.it
Mario Pepe - lephoto.tf@libero.it
Redazione NanniMagazine.it - info@nannimagazine.it