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'Migration Compact': 500 mln di Euro per gestire i flussi migratori?

È il costosissimo piano dell'ex Premier Matteo Renzi per arginare i migranti nei Pesi di partenza e in quelli di transito. Misure a tutt'oggi nebulose, come gli AfricaBonds e i prodotti finanziari condivisi che stanno alimentato molte polemiche

» Africa Francesca Nanni - 03/03/2017

di FRANCESCA NANNI - Il nome è di quelli altisonanti: ‘Migration Compact’. Si tratta di un ‘compact’, ovvero di un ‘accordo’, per la gestione dei flussi migratori tra l'Unione Europea, i Paesi dove le migrazioni hanno origine e quelli dove transitano i migranti. L’idea è dell’ex Premier Matteo Renzi che il 15 aprile 2016 invia una proposta ai presidenti di Consiglio e Commissione Ue, Donald Tusk e Jean-Claude Juncker; quest’ultimo d’accordo con la strategia italiana, sorvolando, sembrerebbe, i due elementi della proposta, come gli eurobond o i prodotti finanziari condivisi, che stanno alimentato non poche polemiche.

500 MLN DI EURO: ECCO QUANTO COSTA ARGINARE I FLUSSI MIGRATORI. Per realizzare il progetto del Migration Compact anche a livello europeo, l’Italia indica con precisione i Paesi in cui intervenire, le iniziative da mettere in atto e quali risorse utilizzare, per un importo stimato in circa 500 milioni di euro.

MA DI COSA SI TRATTA ESATTANENTE? Di Migration Compact si è parlato ufficialmente per la prima volta durante la conferenza interministeriale Italia-Africa, il 18 maggio scorso, che aveva come obiettivo quello di ordinare e unificare gli intenti degli Stati partecipanti,  ma che, invece, si è trasformata in un monito a procedere dalle parole ai fatti lanciato dalla Presidente della Commissione dell'Unione Africana, Nkosazana Dlamini-Zuma [1]. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dunque voluto riassumere in tre punti le premesse su cui si fonda il Migration Compact: «il primo sarebbe quello di far volgere lo sguardo dell’UE verso le sponde africane, per garantire quegli investimenti che avrebbero un notevole impatto sull’economia. In seconda battuta, andrebbero preservati quei valori culturali che rendono i Paesi più vicini, nei limiti delle diverse identità di cui ogni Stato è fiero. In terzo luogo, sarebbe necessario arginare definitivamente la questione dell’immigrazione: definito come un fenomeno dalle solide basi che durerà per anni, il flusso migratorio dovrebbe essere controllato e poi arrestato con una strategia di lungo periodo.» Forse ancora troppo nebuloso. Proviamo con un elenco pubblicato dai colleghi di Rivista di Affari Europei ‘Europae’ nel maggio 2016 [2]:

COSA OFFRE L’UNIONE EUROPEA CON IL MIGRATION COMPACT
• Una generale ridefinizione della politica di cooperazione verso progetti di investimento, finanziati da strumenti già esistenti a carico del budget UE;

• L’emissione di prodotti finanziari UE-Africa che facilitino l’accesso ai mercati finanziari per i Paesi africani, e la formulazione di altre soluzioni finanziarie per migliorare la resa di fenomeni rilevanti come quello delle rimesse;

• Una migliore cooperazione in materia di sicurezza (controllo delle frontiere, gestione dei rifugiati, giustizia penale) prima a livello nazionale, poi regionale, considerata la natura transnazionale dei flussi migratori;

• L’implementazione di strumenti di migrazione legale verso l’Europa, prevedendo quote nazionali e la predisposizione di corsi di formazione e di lingua per i migranti, in collaborazione con le imprese interessate.

• Schemi di redistribuzione dei migranti all’interno dell’UE.

COSA SI RICHIEDE AI PAESI AFRICANI CON IL MIGRATION COMPACT
• Il controllo effettivo delle frontiere e della riduzione dei flussi illegali, con l’impegno da parte dell’UE di trasferire competenze e risorse;

• Maggiore cooperazione per i rimpatri degli immigrati irregolari, tramite la predisposizione di uffici di collegamento dell’UE direttamente nei Paesi africani, l’implementazione di database e registri pubblici funzionanti e l’accettazione per i rimpatri di voli charter gestiti anche dai singoli Stati membri dell’UE;

• Gestione in loco dei flussi migratori, a partire dalla necessaria distinzione fra richiedenti asilo e migranti economici, accompagnata dall’immediato trasferimento in Europa di chi merita la protezione internazionale;

• Implementazione, con il sostegno dell’UE, di sistemi nazionali di asilo politico;

• Rafforzamento della lotta ai trafficanti di esseri umani.

L’AFRICA BONDS: GLI STRUMENTI FINANZIARI DEL ‘MIGRATION COMPACT’ PER LA POLITICA MIGRATORIA. Sono di fatto due i punti del Migration Compact che fanno discutere: la generale ridefinizione della politica di cooperazione verso progetti di investimento finanziati da strumenti già esistenti a carico del budget UE; l’emissione di prodotti finanziari UE-Africa che facilitino l’accesso ai mercati finanziari per i Paesi africani e la formulazione di altre soluzioni finanziarie per migliorare la resa di fenomeni rilevanti come quello delle rimesse. Una strategia dal notevole impegno finanziario per l’Europa. Il Migration Compact, si legge sul quotidiano La Repubblica[3] «propone alcune soluzioni, alcune molto scontate (l’utilizzo di fondi “già” a bilancio UE, oggi stanziati per la cooperazione allo sviluppo), altre più innovative, come Eurobond (Common EU Migration Bonds)». Tutto questo, «per finanziare una politica migratoria europea comune. Si promuove poi la creazione di un nuovo strumento a carico del budget UE per integrare il Trust Fund lanciato a La Valletta e un fondo per favorire gli investimenti in Africa.» In altre parole, per aiutare i partner africani a investire in crescita e innovazione ci si avvarrebbe di obbligazioni, garantite dall’Unione Europea, destinate a finanziare la gestione dell’immigrazione nei Paesi membri e gli obiettivi indicati nel Migration Compact.

LE REAZIONI: LA GERMANIA DICE 'NO' AGLI EUROBONDS. La proposta italiana rimane però vaga su come finanziare tutti questi strumenti, tanto che a giugno la Germania ha posto il suo veto. «Il governo tedesco non vede alcuna base per un finanziamento comune dei debiti sulle spese degli Stati membri per la migrazione. L’Italia ha altre idee?», ha spiegato il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert. Fonti di Bruxelles nei mesi scorsi dicono che il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, avrebbe invece già discusso col presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker, la possibilità di introdurre una tassa sulla benzina per coprire le spese sull’immigrazione.

E dunque?

DOCUMENTI
- Lettera del Presidente Renzi  inviata il 15 aprile ai presidenti di Commissione e Consiglio Ue, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk
- La lettera di risposta del presidente Juncker inviata al presidente Renzi  il 20 aprile

RASSEGNA STAMPA DI RIFERIMENTO
- [1] Conferenza Italia-Africa: Migration Compact in evidenza
- [2] Che cos’è il Migration Compact: le proposte per l’UE e l’Africa
- [3] Migranti, Eurobond e investimenti verso i paesi africani: così si ferma la nuova ondata
- Migration Compact, Italia e Germania litigano sugli Eurobond
- Migration Compact: Contribution to an EU strategy for external action on migration
- Ecco il Migration compact, la proposta dell’Italia all’Ue sull’immigrazione
- Migration compact, che cos'è e perché non piace alla Germania
- Il Migration Compact non offre soluzioni alla crisi dei migranti
- Migration compact UE: opportunità o mutazione genetica?

FONTI
- Nigerian Diaspora
- Nidoe (Nigeria in Diaspora Organization Europe/Italia)
- Info Mercati Esteri (Ministero Affari Esteri)
- Open Migration
- International Organization of Migration (IOM)
- Rapporto Congiunto Ambasciate, Consolati, ENIT (Ministero Affari Esteri, 2016)
- Chatman House London
- 'BRISIN' (Basic Registry and Information System in Nigeria)