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Dall'infiltrazione al radicamento: l'evoluzione della criminalità economica a Milano

Una ricerca della Bocconi ha analizzato sedici anni di procedimenti penali tra il 2000 e il 2015 per il delitto di associazione mafiosa, fotografando una situazione che vede la prevalenza della 'ndrangheta rispetto alle altre organizzazioni mafiose

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«La ricerca ha rilevato che oggi non può più parlarsi di un fenomeno di ‘infiltrazione’ della criminalità organizzata al Nord quanto piuttosto di un ‘radicamento’ nell'economia lecita del Nord e più in particolare milanese»: così Alberto Alessandri professore di diritto penale della Bocconi definisce la criminalità organizzata nel settore economico milanese in costante crescita, in particolare dal 2010. E tra le organizzazioni è ormai la ‘ndrangheta a detenere il monopolio delle attività criminali a Milano e in Lombardia. L’analisi emerge da una ricerca che ha preso in esame tutti i 105 fascicoli avviati tra il gennaio 2000 e il dicembre 2015 presso la Procura della Repubblica di Milano per il reato di associazione di tipo mafioso (416-bis c.p.), con attenzione ai reati con l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso. Lo studio è stato compiuto da un team di ricercatori coordinati appunto dal professor Alessandri.

Il sistema criminale s'infiltra nelle imprese in un caso su quattro, nei casi processuali esaminati: tra coloro che sono stati rinviati a giudizio, infatti, il 25,52 per cento sono imprenditori (98 su 384). Si tratta di un fenomeno ancora limitato se consideriamo le oltre 295mila imprese dell’economia milanese, ma in crescita dal 2010. L’edilizia è il settore più colpito, con il 48 per cento di imprenditori che operano in quell’ambito, seguito dal settore della ristorazione e gestione di bar o locali notturni (15 per cento). Nel 24,2 per cento dei casi il ruolo nell’organizzazione criminale dell’imprenditore indagato per l’art. 416-bis c.p. è quello di organizzatore e/o promotore dell’attività criminosa. Riguardo al tipo di reato commesso dagli indagati nel periodo considerato dalla ricerca, si evidenzia come le attività criminali più tipiche  prevalgano di poco sui reati di tipo economico (53,7 per cento rispetto al 46 ,3 per cento).

L’associazione di tipo mafioso più coinvolta nei procedimenti avviati a Milano è la ‘ndrangheta: è presente in ben il 78 per cento dei procedimenti in cui vi è un’associazione italiana di tipo mafioso, mentre i nomi di Cosa Nostra e Sacra Corona Unita si ritrovano rispettivamente nel 10 per cento e nel 3 per cento dei fascicoli. Vi è tuttavia da registrare un 7 per cento di casi in cui compare una convergenza di interessi criminali tra più realtà associative di tipo mafioso (‘ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra).

L’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali antimafia è stata esaminata consultando i fascicoli relativi ai 67 provvedimenti di confisca definitivi emessi nei sedici anni in oggetto: 80 sono i soggetti proposti per le misure di prevenzione, per il 63 per cento originari della Calabria e per il 13 per cento originari della Lombardia. Di questi proposti, 34 sono stati indagati o imputati per reati in materia di sostanze stupefacenti, mentre 22 per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Anche in questo ambito appare prevalente la presenza della ‘ndrangheta, associazione collegata in almeno 48 casi esaminati. I beni immobili confiscati sono stati 249 (il 47 per cento del totale); 119 i conti correnti (23 per cento); 57 i beni mobili registrati (11 per cento) e 52 le azioni o le quote societarie (10 per cento). In 6 decreti (tra il 2009 e il 2012) le imprese sono state destinatarie della misura.