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Gli imprenditori italiani? Il popolo del web li vorrebbe alla guida del Paese, ma...

È quanto emerge da una ricerca di Camera di Commercio di Monza e Brianza: per gli internauti sono la parte sana dell'Italia (14,2%), ma vengono spesso tartassati (20,7%) e, quindi, limitati da tasse e vincoli burocratici

» Cronaca Italia Redazione - 17/12/2012
Fonte: Immagine dal web

Tra crisi di governo e crisi economica, per rappresentare il Paese gli italiani della rete vedrebbero bene gli imprenditori. Nonostante le primarie, infatti, i cittadini continuano ad essere sfiduciati verso la politica e soprattutto verso i politici. È quanto emerge da Moire - Monitoraggio Opinioni Indipendenti sulla Rete - iniziativa della Camera di commercio di Monza e Brianza attraverso 'Voices From the Blogs', che ha analizzato 160mila commenti pubblicati su Twitter durante la prima settimana di dicembre rilevando il dato italiano e quello delle città di Milano, Roma e Napoli. A rappresentare il Paese gli italiani preferiscono gli imprenditori, che vengono giudicati sul web onesti (6,2 per cento) e innovatori (7,8 per cento) e sono visti come la parte sana del Paese (14,2 per cento), spesso tartassati (20,7 per cento) dalle tasse e dai vincoli burocratici imposti dalla politica, anche ora, in un momento in cui molti soffrono per le difficoltà economiche (13,5 per cento).

Solo 1 commento su 3 è negativo nei confronti del sistema imprenditoriale italiano, tra chi
vede gli imprenditori soprattutto portatori di interessi egoistici (22,7 per cento).  Meno complimenti dal web per i politici: in generale circa 3 italiani su 10 chiedono un rinnovamento. Giudicato positivamente invece "l'effetto primarie" che porta il 20 per cento a chiedere maggiore democrazia all'interno dei partiti, anche se resta un 12,2 per cento che ritiene la politica comunque incapace di modificare effettivamente in meglio la vita di tutti i giorni.  



Nota stonata è la meritocrazia: il "merito" nel mondo delle imprese private viene percepito come meno premiante rispetto al passato (le imprese sono meritocratiche per il 35,8 per cento degli italiani), sia quando questo rinvia alla competizione tra imprese, dove merito ed innovazione sembrano essere soffocati da altri fattori per spiegare il successo di una impresa (i legami con il mondo politico, ad esempio, o la semplice difesa di posizioni consolidate), sia quando si tratta di fare carriera dentro la struttura di un'impresa.



IL FOCUS DI MILANO, ROMA E NAPOLI. Gli imprenditori vengono giudicati onesti (6,2 per cento) e innovatori (7,8 per cento) e sono visti come la parte sana del paese (14,2 per cento), spesso tartassati (20,7 per cento) dalle tasse e dei vincoli burocratici imposti dalla politica, anche ora, in un momento in cui molti soffrono per le difficoltà economiche (13,5 per cento). Tra i milanesi è più alta la percentuale di chi vede gli imprenditori come l'avanguardia dell'innovazione (10,1 per cento), mentre a Napoli sono più forte le critiche verso gli imprenditori disonesti (12,8 per cento) e a Roma prevale l'idea che il mondo dell'impresa sia una casta di privilegiati (28,1 per cento), dato più alto rispetto alla media nazionale.

Comunque sia, i giudizi negativi si attestano a poco più di 1 opinione su 3 (dato italiano: 37,6 per cento, Milano: 38,6 per cento, Roma: 41,8 per cento, Napoli: 40,8 per cento). A maggioranza (53,5 per cento) gli italiani esprimono fiducia nei confronti delle imprese, un dato che tocca la sua punta più elevata tra i romani (56,7 per cento di fiducia), seguiti dai i napoletani (50,5 per cento). A sorpresa, invece, il dato dei milanesi non supera il 50 per cento (fermandosi al 49,5 per cento), pur registrandosi proprio a Milano la percentuale più elevata di chi ha "molta" fiducia nell'impresa (13,4 per cento).