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Giovane, serio e «non politico» di professione: ecco il sindaco che vogliono gli italiani

Mentre preoccupa il rischio fuga dalle urne, il Censis informa che nei comuni coinvolti al voto il 5 giugno si sono persi complessivamente 1,1 milioni di elettori nel giro di tre tornate amministrative…E prende vita l’immagine del sindaco ideale

» Cronaca Italia Redazione - 17/05/2016
Fonte: Immagine dal web

Città italiane al voto con preoccupante rischio fuga dalle urne. Sono quasi 13,5 milioni gli italiani chiamati al voto il prossimo 5 giugno per le elezioni amministrative. A pochi giorni dalle elezioni in 1.368 comuni (di cui 7 capoluoghi di regione: Bologna, Cagliari, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste), un’elaborazione del Censis accende un importante riflettore sull’astensionismo degli italiani nelle ultime tre amministrative che non fa ben sperare per quelle in arrivo. Nelle sette principali città coinvolte, infatti, sono fuggiti dalle urne complessivamente 1 milione 138mila elettori nel giro di tre tornate comunali, cioè il corrispettivo degli abitanti di due intere città grandi come Torino e Trieste messe insieme.

Dal confronto del numero dei votanti che si sono recati al seggio nelle ultime tre elezioni comunali viene fuori che alle ultime amministrative a Roma hanno votato 572mila elettori in meno (-31,5 per cento tra il 2001 e il 2013), 225mila in meno a Milano (-25 per cento tra il 2001 e il 2011), 166mila in meno a Torino (-26,1 per cento nello stesso periodo), 89mila in meno a Napoli (-15,4 per cento nello stesso periodo), 46mila in meno a Bologna (-17,5 per cento nel periodo 2004-2011), 20mila in meno a Cagliari (-16,9 per cento tra il 2001 e il 2011), 20mila in meno a Trieste (-16,2 per cento nello stesso periodo).

L’IMPENNATA DELL’ASTENSIONISMO ITALIANO IN NUMERI. Dopo la grande stagione dei sindaci, inaugurata con l’elezione diretta e la forte personalizzazione delle candidature, è subentrata una fase di disillusione con una impennata dell’astensionismo. A Roma si è passati da un’affluenza pari al 79,4 per cento alle elezioni comunali del 2001 (primo turno) al 52,8 per cento di votanti nel 2013 (con una differenza del tasso di partecipazione al voto pari a -26,6 per cento). A Milano la crescita dell’astensionismo si misura in 14,7 punti percentuali in meno di votanti (sono scesi dall’82,3 per cento del 2001 al 67,6 per cento del 2011). A Torino c’è stato un crollo dall’82,6 per cento al 66,5 per cento tra il 2001 e il 2011, con una differenza di votanti pari a -16,0 per cento. A Napoli si passa dal 68,2 per cento (2001) al 60,3 per cento (2011), cioè 7,8 punti percentuali in meno. A Bologna nel 2004 i votanti erano stati l’81,8 per cento, ridotti al 71,4 per cento nel 2011 (con un astensionismo cresciuto di 10,4 punti percentuali). A Cagliari i votanti sono diminuiti dal 79,1 per cento del 2001 al 71,4 per cento del 2011 (il 7,7 per cento di astenuti in più). E a Trieste dal 64,2 per cento al 56,7 per cento (il 7,5 per cento di votanti in meno nel periodo 2001-2011).

IL NUOVO SINDACO? «NO» AL POLITICO DI PROFESSIONE. Il sindaco ideale secondo gli italiani. Chiunque diventerà sindaco dovrà confrontarsi con una percezione degli italiani per cui la vivibilità nel proprio territorio rispetto a un paio di anni prima è peggiorata per il 60 per cento, rimasta uguale per il 26 per cento, migliorata solo per il 13 per cento. Secondo il Censis, per il 69,5 per cento degli italiani il profilo ideale del sindaco da votare richiede serietà, credibilità e affidabilità. Per il 35 per cento al primo posto viene la competenza amministrativa e gestionale. Per il 14 per cento l’aver maturato una esperienza professionale fuori dall’ambiente politico. Per un ulteriore 14 per cento il sindaco deve essere giovane, energico e con voglia di fare. Per il 9 per cento non deve essere stato coinvolto con la politica del passato. E solo per il 7 per cento il sindaco ideale dovrebbe avere esperienza politica. È questo il ritratto del sindaco desiderato secondo gli italiani. L’antipolitica, o meglio il «no» a sindaci con un passato in politica, è leggermente superiore tra i laureati (12 per cento). Al contrario, la predilezione per il «politico di professione» è leggermente superiore tra gli ultrasessantacinquenni (10 per cento) e i residenti nelle regioni meridionali (8 per cento).

GIOVANE, SERIO, COMPETENTE IL PRIMO CITTADINO DELLE GRANDI CITTÀ. Nelle grandi città (con più di 500mila abitanti) è più forte che altrove la richiesta di un sindaco che sia una persona seria, credibile e affidabile (secondo il 77 per cento del campione), e deve essere competente in materia amministrativa e gestionale (42 per cento). Differenze decisive sul profilo ideale del sindaco si registrano tra le persone in relazione al titolo di studio. I laureati più degli altri insistono sulla serietà e affidabilità (77,5 per cento), e sulla competenza amministrativa e gestionale (45 per cento). Mentre le persone con titolo di studio più basso (fino alla licenza elementare) sono più delle altre orientate a votare candidati giovani e volti nuovi (19 per cento).