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Libertà di stampa: «Più c'è prossimità al potere più le minacce sono possibili»

Così il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, sui dati sull’aumento, nel Lazio, del numero di minacce e intimidazioni nei confronti della stampa. È fondamentale la solidarietà ha detto, perché «Non c'è libertà senza solidarietà»

» Cronaca Italia Francesca Nanni - 09/05/2017

«Più c’è prossimità al potere più le minacce sono possibili», perché è il potere la fonte delle minacce: di fronte a questo scenario è fondamentale la solidarietà, anzitutto all’interno del mondo dell’informazione, perché “non c’è libertà senza solidarietà.» Così il direttore del quotidiano Avvenire Marco Tarquinio, commentando i dati emersi dal dossier di Ossigeno per l’informazione sull’aumento nel Lazio del numero di minacce e intimidazioni nei confronti della stampa e di chi, in generale, fa attività di informazione. Discussi in Senato il 3 maggio scorso in occasione del convegno ‘Informazione. Diritto violabile?’ i dati ribaltano la credenza comune che il fenomeno delle minacce alla stampa sia radicato al sud.

Così, spulciando tra le slide del dossier, si scopre che se in totale in Italia dal 2006 ad oggi sono 3282 i giornalisti minacciati, nei primi due mesi del 2017 il Lazio ha registrato il 39,3 per cento delle minacce (46 casi un totale di 117 nel territorio nazionale), contro il 14,5 per cento (17 casi) della Puglia, il 12,8 per cento (15 casi) della Campania, l'8,5 per cento (10 casi) della Sicilia. L’Osservatorio ha inoltre appurato che nel corso del 2016 su 412 giornalisti e blogger che hanno subito minacce 103 sono del Lazio. «Nel periodo 2011-2017 la percentuale del Lazio è stata del 19,5 per cento (625 casi su 3202 documentati). Quindi in questa regione l’incidenza è cresciuta.»



«Di fronte ad uno scenario come questo - ha aggiunto il direttore di Avvenire Tarquinio - è fondamentale la solidarietà, anzitutto all’interno del mondo dell’informazione, perché “non c’è libertà senza solidarietà, prima di tutto nel mondo della stampa e dell’informazione.» Quanto alle minacce, ai dati sopra citati nel 2017 sono stati 117 i giornalisti minacciati con la seguente suddivisione:



«Il governo locale - ha proseguito Bergamo - può fare molto per integrare fra loro quelle caratteristiche che hanno accomunato l’operato dei giornalisti uccisi che ricordiamo qui oggi: il rigore deontologico, l’onestà intellettuale nella ricerca della verità, l’indipendenza dall’editore. Queste caratteristiche vanno protette e per farlo non servono esclusivamente le norme: bisogna individuare il modo per ricostruire il patto civile che le tiene insieme.» Secondo Bergamo, che è anche assessore alla Cultura del Campidoglio, proprio attraverso l’attività culturale si possono creare le condizioni per una crescita collettiva in questa direzione, per fare in modo che ciascun cittadino sia consapevole dei propri diritti, compreso il diritto ad essere informati.