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Conflitti ambientali romani, ecco come risolverli in cinque mosse
Urbanizzazione selvaggia, speculazione edilizia, inquinamento atmosferico, idrico, acustico ed elettromagnetico sono. Sono alcuni dei casi limite per i quali attivare approcci mirati ad un minor consumo energetico, per un futuro più sostenibile
Dal progetto di rigenerazione di Tor Bella Monaca all'inquinamento acustico di Ciampino ed i suoi collegamenti con il fenomeno del low cost, ai parcheggi sotterranei: sono alcuni casi di conflitto ambientale a Roma analizzati nel dossier 'Capitale immobile' della cooperativa sociale L'Arancia e del Centro di documentazione sui conflitti ambientali (Cdca), presentata il 3 luglio scorso in Campidoglio.
Realizzata nell'ambito del progetto Libro Bianco 'Positività e criticità nelle Politiche del comune di Roma in riferimento ai problemi socio-ambientali', finanziato dal Dipartimento tutela dell'ambiente e del verde - Protezione Civile di Roma Capitale, fa luce sull'urbanizzazione selvaggia, la speculazione edilizia, l'inquinamento atmosferico, idrico, acustico ed elettromagnetico. Tutti elementi che, all'interno delle città, possono danneggiare la qualità della vita e che hanno spinto le comunità di alcuni Paesi, come Inghilterra e Irlanda, ad unirsi nel Movimento per la Transizione mettendo in campo approcci integrati per sostenere un futuro a basso consumo energetico e più sostenibile.
Secondo i recenti dati dell'United Nations Population Found, nel 2030 saranno 5 miliardi le persone a vivere nei grandi agglomerati urbani, per questo con la crescita della popolazione mondiale e dell'urbanizzazione, le città assumono un ruolo centrale all'interno delle società e le scelte urbanistiche possono tradursi in minacce per gli equilibri ambientali. Proprio in vista di questa evoluzione. L'Unione Europea ha infatti individuato, come principali rischi per l'habitat umano urbano, il crescente numero di edifici inutilizzati, la mancata conservazione del verde urbano, il degrado delle aree dismesse che accomunano la gran parte delle città europee.
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[Un'immagine del qualrtiere romano di Tor Bella Monaca]
Da tutto questo non fa eccezione la città di Roma, oggetto dello studio 'Capitale immobile' che prende in considerazione cinque casi di conflitto ambientale che riguardano mobilità, urbanistica, speculazione, progetti infrastrutturali e inquinamento con il coinvolgimento dei comitati cittadini attivi sul territorio proprio su questi temi. Si parte dal progetto di rigenerazione urbana di Tor Bella Monaca, lanciato a ottobre 2010 e che ha prodotto il masterplan dell'architetto Leon Krier che trova l'opposizione del comitato No Masterplan che denuncia la carenza di spazi verdi e di servizi sociali e culturali e chiede una maggiore partecipazione dei cittadini al progetto, di ancora incerta attuazione.
Si passa poi al caso di Ciampino, con l'espansione delle compagnie low cost che ha fatto aumentare in maniera esponenziale il traffico aereo. La popolazione residente a Ciampino e dei comuni limitrofi ha costituito il comitato nel 2005 chiedendo la riduzione del traffico aereo e denunciando gli effetti negativi dell'inquinamento acustico e atmosferico che ne deriva. Anche la Regione Lazio ha attivato nel 2008 il progetto Cristal per il monitoraggio dell'inquinamento acustico degli aeroporti del Lazio i cui risultati relativi allo scalo di Ciampino, diffusi nel 2009, evidenziano livelli preoccupanti di inquinamento acustico, durante il giorno e la notte. Almeno 14.500 persone tra Campino e Marino risultano colpite dall'inquinamento acustico dell'aeroporto, e di queste circa 2.500 vivono in case dove l'inquinamento è fuori dai limiti di legge e sono costantemente esposti a gravi rischi per la salute.

[Aeroporto di Ciampino a Roma]
Il terzo conflitto preso in esame riguarda la zona dell'Agro Pontino, in particolare la superstrada che percorre il basso Lazio e collega la periferia sud di Roma con Terracina. Il suo progetto di restyling è in discussione dal 1990 e trova l'opposizione del comitato 'No corridoio per la metropolitana leggera' che denuncia l'impatto negativo che il progetto avrebbe sull'agricoltura, sulla riserva naturale Decima-Malafede, sulle emissioni di Co2 e sui danni all'agricoltura biologica.
Si prosegue poi con l'opposizione ai box sotterranei, i cosiddetti P.U.P (Piano Urbano Parcheggi): a Roma si prevede la realizzazione di circa 187 cosiddetti Pup, dei quali circa il 70 per cento all'interno di 7 municipi concentrati a Roma ovest. A questi si oppongono i 25 comitati No Pup che denunciano il rischio di deviazione delle falde acquifere, il taglio degli alberi e l'aumento dell'instabilità degli edifici circostanti. Da ultimo le antenne di Radio Vaticana, da Anguillara a Formello, dall'Olgiata a Santa Maria di Galeria, contro le quali, la società civile lotta da dieci anni perché vengano riconosciuti gli impatti e le conseguenze sulla salute umana.






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Leggi commenti (1)
LE NOSTRE STRADADE GIA ORA NON SONO PERCORRIBILI,PER FARE UN KM.DI STRADA CI VUOLE UNORA,PER ARRIVARE ALLA METRO,TREQUARTI DORA SE TUTTO VA BENE ALTRIMENT ANCHE PIU\' DI UNORA,ADESSO,DOPO COSA SUCCEDERA\' SIAMO BARRICATI IN CASA,QUELLI CHE STANNO AL GOVERNO MANDIAMOLI A VIVERE IN PERIFERIA,MA SENZA AUTO BLU CON IL TRASPORTO PUBBLICO,NO ALLA SPECULAZIONE EDILIZIA DEVONO PENSARE CHE LA PERIFERIA E\'COME I PARIOLI ,NON CITTADINI DI SERIE B,PERIFERIA UGUALE CENTRO DI ROMA,LA MAGIOR PARTE DEI CITTADINI DELLA PERIFERIA E\'GENTE CHE SI ALZA ALLE 4 DI MATTINA O ALLE 5 PER ANDARE AL LAVORO ,NON DELINGUENTI COME VOGLIONO FAR VEDERE AL PUBLICO,ORA SIAMO STANCHI ,MA SAPPIANO CHE NON GLI DAREMO TREGUA,SIAMO FORTI E BATTAGLIERI.IL NOSTRO VERDE NON SI TOCCA IO E\' I MI EI FIGLI AVEVAMO PROBLEMI DI ASMA,ARINGOSPASMI CON LI VERDE QUI SIAMO GUARITI ,COME NOI CI SONO TANTI.