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Disabilità e inclusione scolastica: 7 azioni per migliorare inserimento e apprendimento collettivo

Stentano ancora, eppure scuola, handicap e sostegno possono essere migliorati e diventare un’eccellenza formativa. Il Centro Studi Erickson ha individuato le azioni su cui è possibile agire migliorare inserimento e didattica di tutti gli alunni

» Cronaca Italia Redazione/GP - 03/01/2017

Disabilità e inclusione scolastica: in Italia due mondi ancora molto distanti. A tutt’oggi, infatti, sono troppe le ore svolte fuori alla classe di appartenenza in una situazione di non completa frequenza alle attività della stessa. Un fenomeno inquadrato da un recente studio dell’Istat secondo cui sono stati quasi 156mila gli alunni con disabilità nelle scuole primaria e secondaria per l’anno 2015-2016. Studenti che passano in media quasi 25 ore settimanali all’interno della classe per la scuola primaria e 22,5 per quella secondaria, seguendo attività didattiche al di fuori della classe per 3,5 ore settimanali nella scuola primaria e 4,1 nella scuola secondaria di primo grado.

Una scia di numeri sicuramente non positivi perché, come osservato Dario Ianes co-fondatore del Centro Studi Erickson che da anni si occupa di problemi della riabilitazione e dell'inserimento sociale delle persone con disabilità mentale attraverso pubblicazioni tematiche: «Nel Paese leader mondiale dell’integrazione scolastica degli alunni con disabilità si comprende come le rilevazioni dell’Istat certifichino una situazione preoccupante.» «All’origine di queste micro-esclusioni c’è da un lato la difficoltà di differenziare la didattica della classe, rendendola adatta anche ad alunni con disabilità e dall’altro - ha aggiunto Ianes -, frequenti meccanismi di deresponsabilizzazione e di delega agli insegnanti di sostegno.» Attualmente, rileva l’Istat, sono 82mila gli insegnanti di sostegno, uno ogni due alunni disabili. 

Numeri in crescita che portano inevitabilmente ad influenzare anche la didattica e il supporto a questa tipologia di alunni. Di fatto il processo d’inclusione scolastica dovrebbe prevedere che tutta l’attività didattica sia svolta in classe insieme ai compagni, anche in forma di compresenza tra insegnante di sostegno e curriculare, e che ci sia, inoltre, una completa partecipazione dell’alunno con disabilità a tutte le attività scolastiche comprese le gite di istruzione e le uscite didattiche brevi. Da questo punto di vista, il Centro Studi Erickson ha provato a stilare quelle che potrebbero essere le 7 dimensioni dell’azione didattica su cui è possibile agire per incrementare i livelli di inclusione in classe e migliorare le condizioni di apprendimento di tutti gli alunni.

1. LA RISORSA DEI COMPAGNI DI CLASSE. Sono la risorsa più preziosa per attivare processi inclusivi. Fin dal primo giorno è necessario incentivare e lavorare su collaborazione, cooperazione e clima di classe. In particolare sono da valorizzare le strategie di lavoro collaborativo in coppia o in piccoli gruppi. L’apprendimento non è mai un processo solitario, ma è profondamente influenzato dalle relazioni, dagli stimoli e dai contesti tra pari. 

2. L'ADATTAMENTO COME STRATEGIA INCLUSIVA. Per valorizzare le differenze individuali è necessario essere consapevoli e adattare i propri stili di comunicazione, le forme di lezione e gli spazi di apprendimento. Inoltre, adattare significa variare i materiali rispetto ai diversi livelli di abilità e ai diversi stili cognitivi presenti in classe. L’adattamento più funzionale è basato su materiali in grado di attivare molteplici canali di elaborazione delle informazioni, dando aiuti aggiuntivi e attività a difficoltà graduale. L’adattamento di obiettivi e materiali è parte integrante del PEI e del PDP.

3. STRATEGIE LOGICO-INCLUSIVE, MAPPE, SCHEMI E AIUTI VISIVI. Per attivare dinamiche inclusive è fondamentale potenziare le strategie logico-visive, in particolare grazie all’uso di mappe mentali e mappe concettuali. Per gli alunni con maggiori difficoltà sono di grande aiuto tutte le forme di schematizzazione e organizzazione anticipata della conoscenza e, in particolare, i diagrammi, le linee del tempo, le illustrazioni significative e le flashcard delle regole, così come la valorizzazione delle risorse iconografiche, degli indici testuali e dell’analisi delle fonti visive.

4. PROCESSI COGNITIVI E STILI DI APPRENDIMENTO. Processi cognitivi e funzioni esecutive come attenzione, memorizzazione, pianificazione e ‘problem solving’ consentono lo sviluppo di abilità psicologiche, comportamentali e operative necessarie all’elaborazione delle informazioni e alla costruzione dell’apprendimento. Allo stesso tempo, una didattica realmente inclusiva deve valorizzare i diversi stili cognitivi presenti in classe e le diverse forme di intelligenza, sia per quanto riguarda gli alunni, sia per quanto riguarda le forme di insegnamento.

5. METACOGNIZIONE E METODO DI STUDIO. Sviluppare consapevolezza in ogni alunno rispetto ai propri processi cognitivi è obiettivo trasversale a ogni attività didattica. L’insegnante agisce su quattro livelli di azione metacognitiva, per sviluppare strategie di autoregolazione e mediazione cognitiva e emotiva, per strutturare un metodo di studio personalizzato e efficace, spesso carente negli alunni con difficoltà.

6. EMOZIONI E VARIABILI PSICOLOGICHE NELL’APPRENDIMENTO. Le emozioni giocano un ruolo fondamentale nell’apprendimento e nella partecipazione. È centrale sviluppare una positiva immagine di sé e quindi buoni livelli di autostima e autoefficacia e un positivo stile di attribuzione interno. La motivazione ad apprendere è fortemente influenzata da questi fattori, così come dalle emozioni relative all’appartenenza al gruppo di pari e al gruppo classe. L’educazione al riconoscimento e alle gestione delle proprie emozioni e della propria sfera affettiva è indispensabile per sviluppare consapevolezza del proprio sé. 

7. VALUTAZIONE, VERIFICA E FEEDBACK. In una prospettiva inclusiva la valutazione deve essere sempre formativa, finalizzata al miglioramento dei processi di apprendimento e insegnamento. È poi necessario personalizzare le forme di verifica nella formulazione delle richieste e nelle forme di elaborazione da parte dell’alunno. La valutazione deve sviluppare processi metacognitivi nell’alunno e, pertanto, il feedback deve essere continuo, formativo e motivante e non punitivo o censorio.