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Moglie e convivente sullo stesso piano? La Cassazione dice sì
La sentenza che equipara il risarcimento danni per la morte del partner e l'analisi di Gian Ettore Gassani. Il presidente dell'Ami a Nannimagazine.it: "È un passo avanti. L'Italia indietro rispetto all'Ue. Serve una legge a tutela dei diritti minimi".
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La Cassazione ha detto sì al risarcimento danni sia per la moglie sia per la compagna dello stesso uomo morto nel 1993 in seguito a un sinistro stradale. Nannimagazine.it ne parla con Gian Ettore Gassani, presidente nazionale e fondatore dell'Associazione avvocati matrimonialisti italiani (Ami) che al telefono esordisce subito definendola "una sentenza storica". Dopo aver ribadito più volte che "il matrimonio rimane il matrimonio", Gassani evidenzia "la necessità che almeno i diritti minimi vengano garantiti a tutti, sia alle famiglie naturali sia a quelle di fatto".
Il caso sul quale si sono pronunciati i giudici della III sezione civile della Cassazione riguarda un calabrese che aveva lasciato la moglie e i tre figli legittimi e viveva stabilmente con un'altra donna e la figlia di lei. Proprio la famiglia legale, in seguito alla morte dell'uomo, aveva chiesto un risarcimento danni alla compagnia di assicurazione della società di trasporti coinvolta nel sinistro e aveva presentato ricorso in Cassazione contro la decisione dei giudici di primo e secondo grado. Sia il tribunale che la Corte d'Appello di Milano, infatti, avevano stabilito un risarcimento per la famiglia acquisita uguale a quello per la famiglia legale (circa 20mila euro ciascuno alle due donne e circa 10mila euro ai figli legittimi e alla figlia non naturale).
"La giurisprudenza, in materia di responsabilità civile – sottolinea la Cassazione nella sentenza depositata lo scorso 7 giugno – ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno conseguente alle lesioni o alla morte di una persona in favore del convivente 'more uxorio' di questa, pur richiedendo che venga fornita, con qualsiasi mezzo, la prova dell'esistenza e della durata di una comunanza di vita e di affetti e di una vicendevole assistenza morale e materiale, cioè di una relazione di convivenza avente le stesse caratteristiche di quelle dal legislature ritenute proprie del vincolo coniugale". Il presupposto di tale parificazione del danno morale, dunque, rimane per la famiglia di fatto una comprovata "stabilità e la continuità nel tempo del rapporto e delle relazioni affettive".
Secondo il numero uno dell'Ami questo verdetto è "sicuramente un passo in avanti per il nostro Paese. Anche perché – spiega – in Italia ci sono circa un milione di famiglie di fatto che hanno la stessa struttura di quelle legittime, con figli e mutui sulle spalle. Mi chiedo, dunque, per quale motivo tale tipo di amore debba essere discriminato fino al punto che se uno dei partner viene a mancare l'altro rimane da solo". Gassani insiste molto sul fatto che "l'amore non è un semplice contratto. E il nostro Paese – continua l'avvocato matrimonialista – non può continuare a considerare quello fuori dal vincolo matrimoniale come sporco e peccaminoso. Accanto a coloro che non si sposano per scelta, tra l'altro, ci sono quelli che scelgono la convivenza per forza: ottenere lo stato libero nel Belpaese, infatti, significa aspettare circa 13 anni".
Il presidente dell'Associazione non fa sconti neppure sui figli, tant'è che considera la distinzione stessa tra figli naturali e legittimi "il solito compromesso all'italiana. Perché non chiamarli semplicemente figli? Per quale ragione – si chiede ancora – quelli naturali sono assistiti dal Tribunale dei minori e gli altri no? Da questo punto di vista nella Penisola c'è una cultura talebana". Per Gassani la stessa assistenza al partner ricoverato in ospedale o le visite in carcere rientrano solo sul "piano delle concessioni e non di una normativa".
La sentenza della Cassazione, però, potrebbe rappresentare un precedente importante. Gassani ne è convinto: "Già il fatto che se ne stia parlando è significativo. Certo, il Codice Civile non contempla i diritti e questo fa sì che i precedenti della Cassazione facciano scuola, un po' come accade in America. Insomma, da noi ciò che non ha fatto il legislatore lo fanno l'avvocatura e la magistratura". Tuttavia, per il legale, prima o poi "l'Unione europea ci richiamerà all'ordine. L'Italia non potrà rimanere così indietro rispetto agli altri Paesi Ue. Deve adeguarsi con una normativa precisa a tutela dei diritti minimi".
MATERIALE
- La sentenza della Cassazione
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