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L'universo inesplorato degli 'orfani speciali', vittime silenti di un amore criminale

Bambini vittime dell'omicidio tra genitori: secondo uno studio in Italia in 15 anni sono circa 1600, l'80% era minorenne al momento dei fatti. Presentate le Linee guida a disposizione di servizi sociali, magistrati, insegnanti, forze dell'ordine

» Famiglia Redazione - 03/10/2016

Sono le vittime più piccole, e purtroppo indifese, di una furia omicida che spesso non lascia scampo. Testimoni oculari di una violenza o dell’uccisione della propria mamma o, nei casi estremi, dell’omicidio-suicidio ad opera, spesso, del papà. Sono gli ‘orfani speciali’, neonati e bambini che si sono ritrovati soli di punto in bianco, con un lutto da elaborare ed gli effetti devastanti di una vilenza con cui devono fare i conti e di cui porteranno sempre cicatrici indelebili. Molto poco si sa su questi bambini: chi sono, che cosa è successo loro e come stanno a distanza di anni dalla violenza o dall’omicidio, di quale sostegno hanno realmente bisogno e quali linee guida possono essere seguite dai professionisti e dalla politica.

Così, per cercare di indagare questo universo inesplorato l'Associazione Donne in Rete contro la violenza (D.i.Re) e la Facoltà di Psicologia della Seconda Università degli Studi di Napoli hanno condotto la ricerca 'Switch-off: orfani speciali dei femminicidi' da cui è emerso che in Italia negliutlimi 15 anni sono circa 1600 gli orfani di femminicidio, oltre l’80 per cento era minorenne al momento dei fatti e 8 volte su 10 già traumatizzati perché avevano assistito alla violenza in famiglia, l’81 per cento ha assistito alle violenze mentre il 57 per cento non ha ricevuto un adeguato sostegno psicologico. Un vissuto dall’equilibrio difficile da ricostruire, così come una quotidianità in cui si sento soli, proprio come le famiglie a cui vengono affidati e che, nel 75 per cento dei casi, ha problemi di gestione e nel 19 per cento ha problemi economici e carenze assistenziali.

ORFANI DI FEMMINCIDIO:TESTIMONI OCULARI INVOLONTARI. Numeri e percentuali presentate a Montecitorio lo scorso 21 settembre, che cercano di puntare un riflettore su un universo inesplorato e che, ha spiegato Anna Costanza Baldry, criminologa e psicologa della Seconda Università degli studi di Napoli e coordinatrice della ricerca, «non fungono da campione rappresentativo della popolazione degli orfani, ma sono solo coloro che hanno accettato di essere intervistati.» «Noi li abbiamo cercati uno ad uno - ha aggiunto -, ma non tutti hanno dato il consenso, se maggiorenni. Nel caso di minorenni, invece, ci interessava ascoltare i caregiver per poter ricostruire il vissuto di questi orfani.» «Il 40 per cento degli orfani di femminicidio era presente al momento dell'uccisione della madre - rivela la Baldry -. Alcuni erano presenti fisicamente, altri hanno sentito l'accaduto. Questo perché la maggior parte degli omicidi avviene in casa o nelle vicinanze dell'abitazione.» Il 44 per cento degli orfani, si legge ancora nella ricerca, ha visto il corpo della mamma uccisa. Un trauma che non ha confini. Inoltre, ha aggiunto la criminologa, «il 20 per cento dei padri si suicida mentre nel nostro campione (123) è il 14,8 per cento ad aver commesso suicidio.»

CHI RIVELA L'ACCADUTO AGLI 'ORFANI SPECIALI'? "Il 50 per cento degli orfani che hanno assistito all'omicidio sapeva esattamente cosa fosse successo. Ma quando il bambino non è presente, sono quasi sempre i familiari o le forze dell’ordine a farsi carico della comunicazione. Ma dove viene portato chi ha perso la mamma? Secondo la ricerca, questa è una fotografia che cambia nel tempo visto che il collocamento varia continuamente. «A volte - ha sottolineato la Baldry - hanno subito spostamenti dal nucleo familiare del genitore dell'omicida per poi essere affidati ai familiari materni, che non vivono sempre nello stesso luogo.»

SOSTEGNO PISCOLOGICO, QUESTO ASSENTE. È su questo dato che si entra in una vasta gamma di problemi: «Il 57 per cento degli orfani non hanno sostegno psicologico e nel 98 per cento dei casi non hanno nemmeno il sostegno economico. Il 33 per cento non ha avuto alcun supporto e solo nel 22 per cento dei casi si è verificato un sostegno familiare».

LA GESTIONE IL PROBLEMA PIÙ SERIO SEGNALATO DAI CAREGIVER. «Il sostegno psicologico è assente nel 35 per cento dei casi - ha proseguito Anna Costanza Baldry - e non parlo dell'emergenza ma di un bisogno di psicoterapia che deve essere individualizzato, e non può essere limitato nel tempo. Deve dipendere dai bisogni. I caregiver hanno affermato di avere problemi relazionali con l'orfano nel 40 per cento dei casi, perché il minore non ha scelto con chi andare. Sono stati collocati in case famiglia, comunità, o parenti che non vedevano mai.» «Le difficoltà economiche, inoltre, sono segnalate dal 19 per cento degli affidatari che si ritrovano con un numero di figli in più e senza aiuti.» Dallo studio è infatti emerso che gli affidatari "non percepiscono supporti nel 39 per cento dei casi. C’è piuttosto un aiuto informale fornito dalle associazioni (44 per cento).»

E DOPO I NUMERI UN PROTOCOLLO D’AZIONE ED UN FONDO STATALE. «Al dolore della perdita si sommano problemi economici ed emotivi. Ci vuole consapevolezza sociale, non spettacolarizzazione e pietismo. Non sono un fenomeno da baraccone, il pietismo allontana e può discriminare. Bisogna essere solidali, concreti e andare avanti - ha detto la criminologa e psicologa - con rispetto, tutela e sostegno». Il prossimo passo dopo la presentazione della ricerca sarà l’elaborazione di un protocollo di azione condiviso e tempestivo, efficiente e in grado di salvare almeno la vita di questi piccoli (o meno piccoli) che hanno subito l’ingiustizia più grande.» «Ma occorre una legge che li tuteli e l’istituzione di un fondo statale, come per le vittime di terrorismo e mafia - ha poi concluso la Baldry. Finalmente si comincia a parlarne nelle sedi istituzionali. Forse da oggi sono meno invisibili e meno soli. Forse si aprirà una nuova pagina.»