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INTERVISTA - Scarcerato perché: «Non voleva violentare». Guerreschi: «Decisione può creare un precedente»

Fa discutere la decisione del Gip di Firenze di concedere solo l'obbligo di dimora all’uomo che il 22 febbraio ha tentato di violentare una ragazza stringendole un laccio intorno al collo. Abbiamo chiesto un parere alla responsabile della onlus bon'tworry

» Donne Francesca Nanni - 28/02/2017
Fonte: Immagine dal web

di FRANCESCA NANNI - Laccio sì, violenza sessuale no. Sulla base di questa motivazione il Gip di Firenze, Francesco Bagnai, ha scarcerato dopo due giorni Harwinder Singh, il cittadino indiano di 29 anni, da 6 in Italia con regolare permesso di soggiorno, che il 22 febbraio scorso ha aggredito nella città fiorentina una ragazza di 23 anni mentre tornava a casa dal lavoro. Per il giovane solo un obbligo di dimora, a Fiumicino, in provincia di Roma, dove è residente, con divieto di uscire tra le 20 e le 7. Il Gip, infatti, ha riconosciuto solo il reato di lesioni volontarie aggravate ma non la tentata violenza sessuale. Il pm Sandro Cutrignelli e il procuratore capo Giuseppe Creazzo hanno già annunciato il ricorso in Cassazione contro l’ordinanza.

Secondo il giudice, però, ci sono «molti dubbi» sulle reali intenzioni dell’indiano poi messo in fuga dalla ragazza: «Non ha compiuto nessun atto tipico della violenza sessuale», fa sapere in un nota. Eppure era stato lui stesso, al momento dell’arresto, a confessare di aver messo un laccio al collo della ragazza perché voleva avere un rapporto sessuale con lei. Ma per il Gip quelle dichiarazioni non sono convincenti perché l’uomo «non parla bene l’italiano, anzi, non lo parla quasi affatto, e inoltre si trovava in una condizione di evidente costrizione». Anche se, fa notare qualcuno, il verbale di arresto ha notificato la comprensione dell’italiano anche parlato. In merito a questa notizia ho raggiunto telefonicamente Bo Guerreschi, la presidentessa della Onlus internazionale bon’t worry per avere un suo commento a caldo:

Dottoressa Guerreschi, il caso di cronaca e della decisione del Gip di Firenze sta facendo discutere: lei cosa ne pensa in merito?
«In riferimento all'articolo e ai fatti descritti, sono molto arrabbiata in quanto una sentenza di questo genere crea, e potrebbe creare, un precedente incontrollabile. Una giustificazione che se confermata porterebbe ad una liceità dei fatti, nascondendo reati gravi. Una macchia d'olio senza precedenti. La mia speranza è che il ricorso del Capo Procuratore e del PM possa avere forza per una sentenza che valga la pena di essere definita tale.»

Secondo il Gip l'uomo «non ha compiuto nessun atto tipico della violenza sessuale»: da questo punto di vista cosa dice la legge italiana?
«La legge tutela anche i reati non conclusi, intendo dire che esiste il "delitto tentato" art 56 Codice Penale che dice: "Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato, se l'azione non si compie o l'evento non si verifica" con delle specifiche, ma l'azione era destinata ad un atto criminale e va punito. Altrimenti l'articolo sopra citato non avrebbe valore.»

Sembrerebbe che il Gip è dell'avviso che l'uomo straniero «non parla bene l'italiano» dunque ha problemi a capire ed esprimersi:
«Esistono le interpreti, come in tutti i casi con stranieri. Non è una giustificazione per il GIP anzi, presenta una mancata capacità dell'operato.»

Dove, secondo lei, la legislazione fa acqua per quel che riguarda la tutela della donna e la legge sul femminicidio?
«La legge del femminicidio non ha risolto nulla se non il fatto di avere la precedenza. La legge sul femminicidio come qualsiasi legge, codice e procedure anche se esistenti devono essere applicate e in Italia l'applicazione manca se non per qualche magistrato che, indipendentemente dal reato a loro assegnato, svolge il proprio lavoro seriamente.»