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Aborto: Ivg scende al 2,5% in Italia, valore tra i più bassi in Ue

Secondo la Relazione al Parlamento del ministero della Salute il tasso scende negli ultimi 30 anni. Il valore italiano è tra i più bassi nei paesi industrializzati. Radicali: "Obiezione coscienza tra i medici è un problema per le Asl".

» Donne Vera Sermoneta - 22/08/2011

"Siamo in un Paese a bassa natalità, ma anche basso ricorso all'Interruzione volontaria della gravidanza (Ivg) - dunque l'aborto non è utilizzato come metodo contraccettivo - e insieme un Paese con limitata diffusione della contraccezione chimica. Altri Paesi (come Francia, Gran Bretagna e Svezia) hanno tassi di abortività più elevati a fronte di una contraccezione chimica più diffusa, e di un'attenzione accentuata verso l'educazione alla procreazione responsabile". 

Così l'introduzione della 'Relazione 2011 sull'applicazione della legge 194/78' che regola l'Interruzione volontaria della gravidanza (Ivg) presentata al Parlamento dal ministero della Salute i primi giorni di agosto. Il report contiene i dati definitivi e dettagliati del 2009 e anticipa quelli complessivi e provvisori del 2010 rispetto un fenomenooggi in calo, ma il cui trend si è sviluppato negli ultimi 30 anni.

IN GENERALE: UN DECREMENTO AVVIATO NEL 1982. Nel 2010, si legge nel report del ministero della Salute, il tasso di abortività (numero delle Ivg per mille donne in età feconda tra 15-49 anni) è risultato in calo del 2,5% rispetto al 2009 (8.5 per 1.000), con un decremento del 52,3% rispetto al 1982 (17.2 per mille), anno in cui si è registrato il più alto ricorso all'Ivg (234.801 casi). Il valore italiano è tra i più bassi di quelli osservati nei paesi industrializzati. "Particolarmente basso - come sottolinea la Relazione - è il tasso di abortività in Italia delle minorenni, così come gli aborti ripetuti, e a quelli dopo novanta giorni di gravidanza". Fra le donne italiane che hanno effettuato un'Ivg, il 45,4% non aveva figli, così come il 31,9% delle straniere.

TASSO IN DIMINUZIONE TRA LE MINORENNI...Per quanto riguarda le minorenni, il tasso di abortività nel 2009 è risultato pari a 4,4 per 1.000 (4,8 per 1.000 nel 2008), con valori più elevati nell'Italia settentrionale e centrale. E per le donne con meno di venti anni, nel 2009 in Italia il tasso di abortività è pari al 6,9 per mille (era il 7,2 nel 2008); nello stesso anno in Inghilterra e Galles è il 23,0 per mille, e in Svezia il 22,5 per mille; in Spagna il 12,7; in Francia il 15,2; negli Usa nel 2004 il 20,5. "Altri Paesi (come Francia, Gran Bretagna e Svezia, ad esempio) hanno tassi di abortività più elevati - prosegue la Relazione - a fronte di una contraccezione chimica più diffusa, e di un'attenzione accentuata verso l'educazione alla procreazione responsabile".

...MA E' IN AUMENTO TRA LE DONNE IMMIGRATE. In controtendenza il fenomeno di abortività tra le donne con cittadinanza estera è stimato come 3-4 volte maggiore delle italiane, soprattutto tra le immigrate provenienti dai Paesi dell'Est. Nel 2009 la percentuale di aborti delle straniere sono il 33,4% del totale delle Ivg, mentre, nel 1998, tale percentuale era del 10,1%. Nel 2009, dei 38.309 aborti di donne con cittadinanza straniera 19.762 (il 51,6%) sono di donne provenienti dai Paesi dell'Europa dell'2Est. Inoltre, la percentuale di Ivg effettuate da donne con precedente esperienza abortiva è risultata pari al 27%, valore simile a quello del 2006, 2007 e 2008 (26,9%). Le percentuali corrispondenti per cittadinanza sono 21,9% per le italiane e 38,2% per le straniere (21,6% e 37,4%, rispettivamente, nel 2008). Dalla Relazione si evince, inoltre, che la percentuale di aborti ripetuti riscontrato in Italia è tra le più basse a livello internazionale.
 
LAVORO E STATO CIVILE. Quasi la metà delle Ivg, sia fra le italiane (47,3%) che fra le donne straniere (43,8%) sono di donne con occupazione lavorativa, e solo il 13.4% delle Ivg fra le italiane e il 23,4% fra le straniere riguardano donne disoccupate o in cerca di prima occupazione. Riguardo allo stato civile, le Ivg fra nubili e coniugate sono in percentuali simili: fra le straniere prevalgono le coniugate (49,4%) mentre fra le italiane le nubili (50.8%). Fra le donne italiane che hanno effettuato un'Ivg, il 45.4% non aveva figli, così come il 31.9% delle straniere.

OBIEZIONE DI COSCIENZA. Nel 2009 si stabilizza il numero degli obiettori di coscienza tra i ginecologi e gli anestesisti, dopo un notevole aumento negli ultimi anni. La tendenza, negli stessi anni, alla diminuzione dei tempi di attesa tra il rilascio della certificazione e l'intervento, sembra però indicare che il livello dell'obiezione non ha una diretta incidenza nel ricorso all'Ivg.

RADICALI: "MINISTERO DELLA SALUTE IN RITARDO". Il ministero della Salute, ogni anno, "non riesce a presentare la relazione alla legge 194 nei tempi previsti dalla stessa legge, ossia febbraio. Anche quest'anno è riuscito nel capolavoro di presentare una relazione al Parlamento appena il Parlamento è stato chiuso per la pausa estiva, il 4 agosto". È quanto lamenta, in una nota, la senatrice dei Radicali, Donatella Poretti, segretario commissione Igiene e Sanità, nel sottolineare che il ritardo "non è giustificato dai dati sempre vecchi, ossia i definitivi del 2009 e i preliminari del 2010, e in alcune tabelle perfino del 2008 e 2007 (obiezione di coscienza). Mentre sull'aborto farmacologico, nonostante il terrore seminato si anticipa che i dati si avranno solo nel 2012".

Nel frattempo, sottolinea Poretti, "il fenomeno dell'obiezione di coscienza tra i medici sta diventando un problema organizzativo per Asl e direttori di Ospedali. La percentuale dei ginecologi obiettori (dato 2009) rimane del 70,7% in Italia, con l'intero Sud dal Lazio in giù sull'80%, con l'unica eccezione della Sardegna, a testimoniare di come le politiche regionali continuino a premiare l'obiezione". "Ma non si capisce - coclude la radicale - perché i dati siano addirittura dell'anno 2008 per la Liguria e del 2007 per Abruzzo, Molise e Campania".

MATERIALI
- Relazione al Parlamento sull'applicazione della legge 194/1978
- Tabelle della Relazione sulla legge 194/1978