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INTERVISTA - «La violenza sulle donne è figlia di un'economia malata e di uno Stato indifferente»

Bo Guerreschi, Presidentessa della onlus 'bon't worry' commenta così i 36 casi già registrati dall'inizio del 2017. «La legge sul femminicidio - dice - consente la procedura d'ufficio a prescindere che la vittima voglia o meno denunciare.»

» Donne Francesca Nanni - 17/01/2017
Fonte: Foto ©Mario Pepe

di FRANCESCA NANNI - Quattordici casi noti dall’inizio dell’anno. Ventidue richieste telefoniche di aiuto dal 20 dicembre ad oggi, tutte prese in carico dalla onlus interazionale ‘bon’t worry’, da anni impegnata nella lotta ai maltrattamenti. Di questi trentasei casi complessivi, uno riguarda un bimbo di sei anni, uno coinvolge due bambini disabili.
Il mese di gennaio non è ancora terminato eppure la violenza su donne e bambini miete quasi una vittima al giorno. e senza calcolare il sommerso invisibile. Un’ecatombe silente ma in costante aumento, trasversale ad ogni classe sociale ed ogni età. Un fenomeno solo in parte illuminato dai mezzi di informazione che, ogni giorno, non mancano di darne notizia.

Un’escalation di maltrattamenti e femminicidi figli di una società e di una politica economica alla deriva, e di uno Stato spesso assente che non riesce più a dare certezze. Episodi che trovano humus fertile anche nell’ignoranza culturale, a volte “protetti” da chi sa, o sospetta, eppure resta in silenzio per timore, paura o peggio ancora per indifferenza. Occhi e orecchie che potrebbero fermare la violenza quasi sul nascere, segnalandola alle forze dell’ordine e dando così avvio alla procedura d’ufficio al controllo. Per cercare di capire meglio il perché dell’aumento esponenziale della violenza, NanniMagazine.it ha parlato a lungo con l’economista internazionale e Presidentessa della onlus ‘bon’t worry’, Bo Guerreschi, vittima a sua volta di quindici anni di abusi dall’ex marito, che oggi con la sua associazione aiuta e supporta donne e bambini abusati, impegnandosi a 360 gradi nella prevenzione di questo fenomeno con incontri e progetti soprattutto nelle scuole:

Dottoressa Guerreschi, già 36 casi di violenza tra dicembre e gennaio: cosa sta succedendo?
«Succede che l’Italia sta andando alla deriva, stritolata dalla morsa di una crisi economica che alimenta un malessere sociale difficile da controllare fatto spesso di rabbia, insoddisfazioni personali e lavorative, preoccupazioni finanziarie, disoccupazione, incapacità personale di gestire i ‘no’ di una relazione al capolinea e da cui può scaturire una gelosia aggressiva. In una situazione del genere la mia previsione è che, purtroppo, i casi di violenza sono destinati ad aumentare.»


[Bo Guerreschi, economista internazionale e Presidentessa della onlus bon't worry]

I casi stanno crescendo, quasi uno al giorno: da cosa dipende, secondo lei, questo aumento?
«Il reato di femminicidio dipende a mio avviso da tre elementi cardine importantissimi: il primo è la concausalità dei fatti sociali, di un vivere quotidiano che per moltissime persone è una lunga battaglia per la sopravvivenza. In questo contesto si incastona il secondo elemento, cioè un’economia malata che si ripercuote sui cittadini già affannati dal far quadrare i conti, a volte senza denaro per vivere, lasciati soli da un sistema finanziario e bancario che non lascia respiro, neppure davanti ad una richiesta di aiuto, e li affoga sempre di più in un mare di tensioni e di rabbia incontrollate.»

Resta il terzo elemento che si lega al femmicidio: qual è?
«Per questo elemento utilizzo spesso la ‘Teoria dei giochi’ dell’economista John Nash: in un gioco la strategia dominante è quella che permette ad un giocatore di ottenere sempre il risultato maggiore a prescindere dalla scelta dell'avversario che, di contro, non ha alcun interesse a modificare la propria scelta di equilibrio poiché senza soluzioni che gli consentono di ottenere una vincita migliore. Ecco: a livello psicologico, di fronte all'eventualità di perdere un equilibrio familiare (un matrimonio, una casa, dei figli, un sostentamento), per la donna/vittima fuggire da una situazione, seppur di maltrattamento, sarebbe un peso maggiore di quanto richieda la sopportazione dell’abuso. La donna pensa: cosa mi succederà se denuncio? Dove andrò? E i miei figli? Ecco perché nella maggior parte dei casi resta e subisce la strategia del dominante verso di lei che così diventa succube.»

In un contesto del genere è facile intuire come il fenomeno della violenza sulle donne si leghi a quello della dipendenza, magari  da gioco come i due casi di cronaca dei giorni scorsi:
«Certo! É sempre l’elemento economico ad alimentare la dipendenza, in questo caso da gioco, prima con il miraggio del ‘se perdo tanto mi rifarò alla prossima!’, poi della violenza sulle donne perché il desiderio di una vincita che non arriva mai, l’aver polverizzato per questo risparmi, stipendi che servono per tirare avanti, in molti casi aver venduto case e auto per sostenere la dipendenza, genera tensione e rabbia incontrollata nella coppia in primis. Se poi tutto questo si inquadra all’interno di un sistema di politiche economiche e bancarie prepotenti la questione diventa pericolosa.»

Ci spieghi meglio questo passaggio:
«Moltissime persone oggi vengono sottoposte ad umiliazioni economiche continue che, a loro volta, generano una frustrazione ed una rabbia che, purtroppo, viene scaricata quasi sempre in casa, sui membri della propria famiglia poiché i più diretti e confidenziali. A sua volta l’incapacità di gestire tensione e collera genera soprattutto nell’uomo insicurezza, gelosia, sospetto. La paura di essere lasciato dalla propria moglie o compagna per un altro uomo con più soldi. Anche un semplice regalo al proprio figlio, magari da parte di un’amica di famiglia, scatena nel marito o compagno inadeguatezza e impotenza che si possono riversare poi nella violenza in ogni sua forma.»

È cronaca di questi giorni il caso di una donna che non ha denunciato il fidanzato "per amore", puntando l'attenzione sulla 'procedura d'ufficio': può spiegarci di cosa si tratta?
«Nel caso di maltrattamenti e lesioni personali, soprattutto verso una donna, che siano state appurate dalle forze dell’ordine una volta chiamati ad intervenire, la legge sul femminicidio consente di ‘procedere d’ufficio’, a prescindere che la vittima voglia o meno denunciare. Ricordiamo che stiamo parlando di un “reato”. Stessa procedura vale per le segnalazioni di terze persone di situazioni malsane, o di sospetto maltrattamento, in seguito alle quali esiste per legge l’obbligo d’ufficio a verificare la situazione da parte delle forze dell’ordine. La legge c’è, dà sicuramente l’opportunità di essere tutelate ma purtroppo nella maggior parte dei casi non viene applicata.»

In conclusione vuole dire qualcosa alle donne che magari vorrebbero ma non ce la fanno?
«Assolutamente sì! Denunciate! Chiedete aiuto! Non siete sole! Oggi ci sono molte persone qualificate così come molte associazioni che possono prendersi cura di voi e dei vostri figli in condizioni di sicurezza. Possono aiutarvi a ricominciare un’altra vita, la vostra! Vorrei anche ribadire una cosa importantissima: non chiamatelo mai ‘amore’, l’amore è un’altra cosa. Chi ama non ferisce. La violenza è solo un brutale atto criminale e come tale va punito!».

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