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«Ti amo da morire!»: ecco come aiutare i giovani a riconoscere la violenza di coppia

Si chiama 'teen dating violence', o 'violenza da appuntamento tra adolescenti', e non è un fenomeno isolato: 1 ragazza su 10 subisce abusi nella coppia prima dei 18 anni. Prevenzione, ascolto fondamentali per riconoscere i campanelli d'allarme

» Donne Redazione - 15/09/2017

«Pensavo fosse amore…». Quando si pensa alla violenza di genere, si pensa subito a coppie adulte, sposate o che convivono «in realtà - spiega Lucia Beltramini, psicologa esperta in violenza su donne e minori - esperienze simili si possono verificare anche tra giovani e giovanissimi che stanno scoprendo le relazioni di coppia spesso per la prima volta.» Il fenomeno si chiama ‘teen dating violence’, letteralmente “violenza da appuntamento tra adolescenti”, ma spessissimo i segnali della violenza non sono facili da individuare e comprendere per le stesse ragazze che ne sono vittime, coinvolte da quello che dovrebbe essere il “primo amore”. Ma non lo è.

I GIOVANI E LA VIOLENZA DI COPPIA. Anche nel caso degli adolescenti la violenza di coppia è sommersa, dunque difficilmente tracciabile, ma da uno dei pochi studi condotti in Italia su un campione di oltre 700 studenti delle scuole secondarie di secondo grado, ha evidenziato come più di 1 ragazza su 10 abbia vissuto esperienze di violenza nella coppia prima dei 18 anni. Il 16 per cento delle intervistate (e l’8 per cento dei maschi) ha subito gravi e ripetute violenze psicologiche o persistenti comportamenti di dominazione e controllo; il 14 per cento delle ragazze (e l’8 per cento dei ragazzi) ha subito violenze o molestie sessuali; più di un adolescente su 10 (senza differenze di sesso) ha subito violenze fisiche in coppia. Inoltre, le nuove generazioni, soprattutto native digitali, sono sempre più esposte al cyber-bullismo, ad immagini a sfondo sessuale mentre la maggior parte dei genitori ignora che i figli siano esposti a tutto questo o che abbiano subito minacce online.

ADOLESCENTI TRA IMMAGINAZIONE E REALTÀ. «Pensare alle prime esperienze d’amore in adolescenza evoca immagini di felicità e spensieratezza oltre che il mettersi in gioco nel rapporto con un’altra persona» sottolinea la dottoressa Beltramini he sarà al Convegno Erickson ‘Affrontare la violenza sulle donne - Prevenzione, riconoscimento e percorsi d’uscita’ in programma a Rimini il 13 e 14 ottobre 2017. «Può però accadere che, proprio in questa fase della vita - avverte -, i giovani si trovino a vivere esperienze molto diverse da quelle immaginate, spesso senza rendersi conto di quanto stia succedendo loro e senza sapere come e a chi rivolgersi per chiedere aiuto».

IL MECCANISMO DI NEGAZIONE IL PROBLEMA PRINCIPALE. Il fatto è che non sempre tali atti vengano riconosciuti come violenza: comportamenti di dominazione e controllo possono essere scambiati per segni di interessamento e amore, ad esempio “Non vuole che parli con altri perché sono sua, ci tiene a me”. Così come la violenza fisica può essere minimizzata “Mi ha colpita solo perché era nervoso” e le pressioni sessuali possono non essere riconosciute come tali “Se non gli dico di sì, mi lascia”. Anche per la presenza di questi meccanismi di negazione, ragazzi e ragazze sono maggiormente a rischio nel fare proprio un modello di relazione di coppia improntato all’esercizio del dominio sull’altro, che potrebbe riprodursi anche nelle future relazioni adulte e per il quale risulta cruciale un intervento precoce.

MA COME SPIEGARE LA VIOLENZA AI RAGAZZI? E COME AIUTARLI A RICONOSCERLA? Se questi atti non sono facilmente riconoscibili, allora è necessario aiutare i ragazzi partendo dalla prevenzione. «Negli ultimi anni le riflessioni e gli interventi sul tema della violenza contro le donne e le ragazze - prosegue Beltramini -hanno ottenuto maggiore diffusione e visibilità, e la volontà di realizzare interventi preventivi efficaci impegna istituzioni, comunità, operatori e operatrici che vorrebbero promuovere relazioni positive e rispettose tra ragazzi e ragazze. Anche la normativa è arrivata in aiuto». «Tali interventi non possono però prescindere da un’attenta analisi di quello che è il contesto sociale e culturale nel quale ragazzi e adulti si trovano a vivere, un contesto ancora fortemente permeato, anche a livello mediatico, da modelli stereotipati di maschile e femminile e rapporti tra i sessi poco improntati alla parità. Avere la possibilità di proporre percorsi di riflessione e di messa in discussione degli stereotipi sui ruoli di genere può permettere agli adolescenti di favorire lo sviluppo del senso critico e attivare processi metacognitivi importanti». Prevenire affinché l’impatto sulla salute non sia devastante.

SUPERARE PAURA E VERGOGNA. Ragazzi e ragazze che hanno vissuto o stanno vivendo una relazione violenta possono presentare, più spesso degli altri, bassa autostima, perdita di interesse per ciò che accade in famiglia, a scuola o negli altri contesti di vita, problemi di memoria e concentrazione, difficoltà scolastiche. Il vero passo importante è quindi superare la paura e la vergogna.

ATTENZIONE, ASCOLTO E INFORMAZIONI SUI SERVIZI A DISPOSIZIONE. Per quanto riguarda la richiesta d’aiuto, è importante ricordare che gli adolescenti si trovano in una fase di vita particolarmente delicata: non ancora adulti ma non più bambini, potrebbero presentare sufficiente consapevolezza di quanto accaduto per raccontare la loro esperienza. Nonostante questo, raramente chiedono aiuto in maniera diretta: vergogna, senso di colpa, timore di non essere creduti, confusione per i sentimenti provati, autocolpevolizzazione possono indurre al silenzio. Risulta quindi fondamentale prestare loro attenzione, offrire uno spazio di ascolto non giudicante, rispettare i loro tempi e fornire le informazioni corrette sui servizi a disposizione.