Cronaca » Costume e Società » Costume

Misterioso e sensoriale, quando il Gusto è un appuntamento al buio!

Anche l'occhio vuole la sua parte: a Taste of Roma una curiosa novità conferma il primato della vista sugli altri sensi, soprattutto quando si parla di cucina. Ecco a quale insolito e gustodo evento ha partecipato NanniMagazine.it

» Costume Marco Picozzi - 24/09/2016
Titolo: Uno dei Blind Tasting della manifestazione
Fonte: Taste of Roma

La mascherina è di quelle utilizzate per conciliare il sonno, specialmente durante un volo in aereo. Ma in questo caso non è servita per dormire, bensì per bendare quattordici commensali seduti intorno a un lungo tavolo, pronti ad indovinare una serie di ingredienti posti nei contenitori di fronte a loro, per poi arrivare alla ricetta finita. Regole semplici, ma molto intriganti, in un crescendo di indizi e di curiosità, per il ‘Blind Tasting’, uno degli eventi più originali della quinta edizione di Taste of Roma dal 15 al 18 settembre scorsi all’Auditorium Parco della Musica.

Organizzata da Metro Cash and Carry Italia, già promotrice di questi eventi a Milano presso alcuni suoi punti vendita e presso le Metro Academy, il ‘blind tasting’ è stato apprezzato dalla fantasia di decine di persone, stimolata così nel riconoscere i sapori ‘al buio’ di un’esperienza sensoriale “gastronomica”. Un continuo rimando al palato iniziato con l’olfatto al quale s’ è aggiunto il senso del tatto, mentre nella terza e ultima fase si è unito il gusto con il ‘boccone perfetto’ realizzato appositamente dallo chef Omar Allievi: una porzione della ricetta finita che conteneva tutti gli ingredienti utilizzati per meglio poterli individuare nel loro insieme. Sicuramente curiosi ed originali anche i nomi scelti per i vari appuntamenti al buio quali, tra gli altri, ‘Salento Modaiolo’, ‘Voglio andare ad Alghero’, ‘pizza sottomarina’, ‘la protesta dello stomaco’ e ‘Una francese sulla via Emilia’. NanniMagazine.it ha partecipato proprio a quest’ultimo e l’esperienza è stata davvero simpatica. Ecco cosa ci è accaduto:

Dopo esserci bendati ci hanno invitato ad “esplorare” lentamente il tavolo davanti a noi alla ricerca del contenitore con l’ingrediente da indoviare, in questo caso uno spritz modificato con sciroppo di sambuco, davvero impossibile da identificare. Va detto che l’assenza della vista inizialmente crea un certo disagio; ci si sente molto vulnerabili e fare completo affidamento sulle indicazioni del moderatore fa percepire un certo senso di smarrimento. Si capisce così quanto in realtà ci affidiamo al senso della vista più che agli altri sensi per individuare quello che abbiamo nel piatto. Non è un caso che il modello gastronomico cinese, forse il più antico di tutti, preveda proprio che si mangi prima con gli occhi che con la bocca. Così come la nostra memoria ancestrale ponga ancora oggi dei blocchi all’ingestione di alcuni alimenti o preparazioni che abbiano un colore poco accattivante, se non repulsivo, quali per esempio il viola, il nero o il fucsia.

Blind Tasting parte seconda. Dopo aver cautamente allontanato l’ignoto bicchiere ci hanno presentato il piatto con i singoli ingredienti della ricetta, non ancora assemblati, con l’invito a sondare i bordi del piatto e a scoprire i singoli elementi anche con l’ausilio del tatto. Questa è stata la parte decisamente più divertente perché il moderatore ha creato una suggestiva atmosfera in cui era lecito credere che nel piatto ci fosse qualcosa di…Vivo! Per quanto improbabile, infatti, per un momento abbiamo pensato che potesse esserci una lumaca, visto anche il titolo dell’appuntamento, e l’idea di scontrarsi con la consistenza molliccia del ‘cornuto invertebrato’ ha provocato più di qualche brivido. A rendere più coinvolgente l’esperienza sensoriale, il solletico che lo staff del blind tasting provocava sul collo e sulle nostre orecchie di noi commensali con una foglia di insalata esotica,  provocando reazioni in qualche caso al limite dell’isterico. Foglia che poi si ritrovava nel piatto come ingrediente misterioso.

Il sapore come 007 del gusto. La parte finale dell’appuntamento, infatti, prevedeva la medesima attività investigativa ma con l’ausilio di un altro senso: il gusto. Davanti a noi era posizionato il piatto con la ricetta finita, dove lo chef aveva posizionato un cucchiaio con il famoso ‘boccone perfetto’, una sorta di piatto nel piatto, un finger food rappresentativo dell’essenza della ricetta, in modo da avere gli elementi per poter azzeccare tutti gli ingredienti. Insomma alla fine, tranne lo spritz iniziale, abbiamo indovinato più o meno facilmente tutti quanti gli ingredienti, anche perché il piatto era molto semplice e per nulla elaborato; lecito supporre che tale facilità fosse voluta proprio per non rendere troppo difficile il gioco. Un’esperienza davvero stimolante e divertente, da replicare anche a casa tra amici.

Ah già, a questo punto rimane solo da dirvi in cosa consisteva la ricetta dal nome ‘Una francese sulla via Emilia’…Bene...Prendete la mascherina e iniziate col bendarvi…!!!