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Make-up 'leciti' consentiti dal Corano: è boom globale di cosmetici 'Halal'

Dalla cura del corpo alla propria bellezza esplodono i prodotti realizzati secondo i precetti dell'Islam. Un trend in espansione che dal Medio Oriente conquista Occidente, vegani e amanti del bio per un giro d'affari di circa duemila miliardi di dollari

» Costume Francesca Nanni - 05/01/2017
Titolo: Make-up realizzato dal make-up artist Rossano De Cesaris
Fonte: Photo ©Andriy Monastyrskyy

Nella lingua araba sta a significare tutto ciò che è «lecito», dunque consentito dall’Islam in fatto di comportamento, abbigliamento, condotta e norme in materia di alimentazione e trattamento dei cibi. Oggi però, la certificazione Halal fa un passo in avanti verso il mercato della bellezza, in particolare quello dei cosmetici. Dalle creme per il viso al fondotinta, fino allo shampoo per capelli, ai profumi e al rossetto: un vero e proprio boom di vendite di prodotti halal pensati per il credente islamico nel rispetto dei precetti del Corano anche per la cura del corpo.

Un trend in crescita annua del 12 per cento a
livello mondiale con punte del 19 per cento nei Paesi GCC (Consiglio di cooperazione del Golfo, in inglese Gulf Cooperation Council, GCC) per un giro d'affari con numeri da capogiro calcolate in milioni di dollari ed un numero di potenziali consumatori pari ad 1/3 della popolazione mondiale. Secondo le stime fornite dal Pew Research Center, solo in Italia, ad esempio, i potenziali consumatori di cosmetici halal sono quasi due milioni e potrebbero diventare 4 milioni entro il 2030.

La cosmetica «lecita» è in ascesa a tal punto da aver guadagnato a pieno titolo uno spazio nel padiglione Cosmesi Natuale di una delle fiere italiane di settore più importanti, il Cosmoprof di Bologna 2016. Un progetto realizzato in partnership e con la supervisione il World Halal Development Italia (WHAD) l’ente di certificazione halal italiano WHAD - World Halal Development, che fornisce anche il supporto di marketing islamico. «La cosmesi halal è una necessità particolarmente sentita dai consumatori di sud Est Asiatico e Medio Oriente - ha spiegato Dino Tavazzi, consigliere delegato di Cosmoprof - ma riguarda anche le aziende italiane ed europee, visto che l’80 per cento dei prodotti cosmetici venduti nei Paesi viene dal Continente, Italia e Francia in testa (dati WHAD italia).»



UNA CERTIFICAZIONE ETICA CHE RIGUARDA TUTTA LA FILIERA. «Si tratta di prodotti che, per la loro attenzione agli ingredienti possibilmente naturali, al processo di produzione, al commercio etico ad al rispetto per l’ambiente - ha aggiunto Annamaria Aisha Tiozzo, Presidente di WHAD - , sono sempre più apprezzati anche dal consumatore non musulmano, e si promuovono accanto a prodotti bio, vegan e organici.» Ma le prescrizioni halal, non riguardano solo gli ingredienti: «È tutta la filiera che deve essere 'halal' - ha detto - il presidente dell’Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia (Aideco), Leonardo Celleno - dal packaging alle norme etiche, ma anche igieniche, tutto deve rispettare la legge e la dottrina stessa dell'Islam.» «Una certificazione di controllo del prodotto che inizia dalle fasi di approvvigionamento delle materie prime, per passare ai processi di trasformazione, trasporto e stoccaggio del prodotto halal.»

LA GEOGRAFIA DEI COSMETICI HALAL. Nati e prodotti all’inizio per il Medio Oriente, sono oggi distribuiti ed utilizzati in tutto il mondo, mentre tra i paesi trainanti di questo mercato torviamo Indonesia e Malesia. Ma nel tempo il mercato si è allargato a macchia d’olio toccando anche l'Europa, in particolare Francia e Gran Bretagna: «Questi sono i due paesi che hanno una forte percentuale di popolazione musulmana - ha spiegato ancora il presidente dell’Aideco Celleno - e per questo possono essere quote rappresentative di consumo». E in Italia? Qui la richiesta è più modesta: «Meno che da altre parti - ha ammesso Celleno - almeno nei mercati ufficiali. Poi ci possono essere delle eccezioni. Questi prodotti possono venire da altri tipi di importazione, ma il fenomeno halal è comunque meno diffuso in Italia rispetto a Francia e Gran Bretagna.» Non si tratta, tuttavia, di cosmetici pensati esclusivamente per una clientela esclusivamente islamica. Uno degli aspetti che affascina il consumatore dei confronti del cosmetico halal è proprio la sua 'ricetta'.

DALL’HALAL AL CRUELTY FREE: UN TARGET DIFFUSO E RESPONSABILE. «Il target in realtà è un po' più ampio e diffuso - ha poi sottolineato il presidente di Aideco - perché coincide, ad esempio, con la filosofia del 'cruelty free' e della materia naturale non chimica. Molte persone sono affascinate da come il cosmetico halal è fatto e certificato: non contiene parti d'animale, non contiene sangue o alcol, quindi molto spesso i consumatori non musulmani si sentono protetti da questa filosofia.» «La cosmesi halal si rivolge anche al consumatore attento all'ambiente, a ciò che mangia, a chi cerca una sorta di purezza anche nel cosmetico.»

I PRODOTTI PIÙ RICHIESTI E IL GIRO D’AFFARI. Dai saponi per il corpo ai rossetti: sono i cosmetici per la donna quelli attualmente più richiesti. «C'è una forte richiesta che va dalla crema idratante al prodotto di make-up e abbellimento - ha evidenziato Celleno -, dal sapone allo shampoo, e che riguarda una vasta quantità di prodotti per l'uso quotidiano.» Una richiesta ed un mercato in crescita per un impressionante giro d'affari: «Abbiamo dei dati a partire dal 2010. In quell'anno si è sfiorata la soglia dei due miliardi di dollari, ma se parliamo di un mercato globale - conclude il presidente di Aideco -  si può affermare che stiamo arrivando a toccare cifre davvero importanti, che sfiorano i duemila miliardi di dollari. In Europa, invece, il valore è più modesto e si aggira attorno ai 70 miliardi circa.»