Inchiesta: I tagli alla cultura

'Un teatro occupato in ogni città': dal Valle di Roma parte il 'contagio'

È l'iniziativa lanciata dagli occupanti dello storico teatro della Capitale a tutti i lavoratori dello spettacolo: "Nessuno ci rappresenta. È necessaria un'assunzione di responsabilità".

Cronaca Italia Redazione/TB — 21/06/2011
Titolo: L'attore Elio Germano all'interno del Teatro Valle
Fonte: Immagine dal web

"Finché non avremo certezze sul futuro del Valle e in particolare sul tipo di progettazione artistica e copertura finanziaria, noi da qui non ce ne andremo". Ormai giunti al settimo giorno di occupazione, i lavoratori del Teatro Valle di Roma continuano la protesta appoggiati da studenti, personalità di spicco del mondo dello spettacolo e della cultura e semplici cittadini.

Dallo scorso 14 giugno un centinaio di artisti e lavoratori si sono barricati nel teatro dopo la liquidazione dell'Ente teatrale italiano (Eti), per dire 'no' alla privatizzazione dello storico Valle, soprattutto perché tra le possibilità paventate c'è stata anche quella di farlo diventare un bistrot. Per tentare di sensibilizzare più possibile l'opinione pubblica e le istituzioni gli occupanti hanno dato il via all'iniziativa 'Occupiamo un teatro in ogni città'. Si tratta di una forma di 'contagio' culturale e di protesta lanciato a tutti i lavoratori dello spettacolo.

Lo spunto che ha dato il nome all'iniziativa lo ha fornito lo scrittore Andrea Camilleri, che qualche giorno fa ha lanciato un appello proprio dal palcoscenico dello storico teatro romano, dove è stato intervistato dall'attore Elio Germano, barricato anche lui con gli altri dallo scorso 14 giugno: "È dal contagio - ha detto lo scrittore siciliano - che può nascere una rivolta culturale". "A dicembre - hanno scritto gli occupanti in una nota per la stampa - dopo gli ennesimi tagli alla cultura, le istituzioni hanno perso ogni credibilità. Per età, per percorsi professionali, per pratiche politiche sentiamo che nessuno ci rappresenta. È necessaria un'assunzione di responsabilità da parte di tutti noi. I diritti non si chiedono, si conquistano".

"Il 14 dicembre siamo scesi in piazza come lavoratrici e lavoratori dello spettacolo al fianco di studenti, ricercatori e precari - continua la nota -. Dopo sei mesi di pratiche di lotta e di percorsi condivisi, il 14 giugno abbiamo occupato il Teatro Valle di Roma. Per noi non è solo uno spazio prezioso da salvare, ma un simbolo dello stato dell'arte in Italia. Nell'anno zero della cultura denunciamo l'emergenza del nostro Paese. In questi giorni il Valle occupato è un cantiere aperto. Ripartiamo da qui. Siamo qui per immaginare e costruire insieme il Teatro che vorremmo. Per progettare nuovi modelli possibili di sistema culturale, per rivendicare diritti e garanzie di reddito. Siamo qui per diventare protagonisti nelle scelte politiche che riguardano il nostro settore, il nostro lavoro, le nostre vite".

Varie personalità dello spettacolo si stanno muovendo per dare man forte ai lavoratori barricati da giorni nel teatro romano, e qualche giorno fa su La Repubblica sono apparse le parole di conforto e solidarietà dell'attrice teatrale Maddalena Crippa: "È emozionante assistere alle assemblee su come il teatro vada gestito. È bello sentir parlare i giovani esclusi, e accorgersi che al posto dell'arrabbiatura di un tempo qui oggi c'è serietà, preparazione, solidarietà. Questo gesto si iscrive in un clima che testimonia come l'Italia tutta si stia risvegliando, attraverso un'iniziativa coraggiosa e importante proprio mentre il governo sta demolendo la cultura, in particolare la cultura della scena".

Qualche giorno fa gli occupanti hanno inoltre lanciato un appello sottoscritto da molti personaggi della cultura e dello spettacolo, da Franca Valeri ad Andrea Camilleri, da Toni Servillo a Fabrizio Gifuni, Elio Germano, Emma Dante, Anna Bonaiuto, Claudio Santamaria, Ascanio Celestini, Sabina Guzzanti, Maya Sansa e tanti altri. Nell'appello gli occupanti scrivono di voler "difendere il patrimonio artistico del Paese. Le politiche governative stanno dismettendo una funzione essenziale che la Costituzione italiana assegna allo Stato: la promozione e la tutela dei Beni culturali". E aggiungono che "come lavoratori dello spettacolo, della cultura e dell'arte vogliamo essere riconosciuti come interlocutori indispensabili nelle scelte politiche che riguardano il nostro settore, il nostro lavoro, la nostra vita".