Inchiesta: Inchiesta Aiazzone

Aiazzone: ecco come agiva il "sodalizio criminale" di Pambianchi e Co.

Prosegue la nostra inchiesta ? Svelati i dettagli del meccanismo di evasione fiscale organizzato da una raffinata associazione che ruotava intorno al presidente di Confcommercio Roma e Lazio. Indagato Scicchitano. Cigs: la Fisascat Cisl protesta.

Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega — 15/06/2011
Fonte: TgLa7.it

Si è chiuso il cerchio. Ha portato ieri a 46 ordinanze di custodia cautelare l'inchiesta della Procura di Roma su un vasto giro di evasione fiscale che vede coinvolti bancari, avvocati, notai e numerosissimi gruppi imprenditoriali. Di mezzo c'è anche Aiazzone e le anomalie sulle società di riferimento del marchio che Nannimagazine.it aveva già notato nel settembre scorso.  Le misure emesse dal gip Giovanni De Donato sono state eseguite dal Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guarda di finanza su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e dei sostituti Maria Francesca Loy e Francesco Ciardi.

I REATI CONTESTATI. L'indagine, che coinvolge anche appartenenti ai gruppi Conad e Centrapol, ha acceso un faro su una presunta associazione criminale operante a livello internazionale e facente capo allo studio professionale romano di Cesare Pambianchi, commercialista e presidente della Confcommercio di Roma e Lazio, e del collega Carlo Mazzieri. Con loro agivano svariati gruppi imprenditoriali che si sono sottratti fraudolentemente al pagamento delle imposte. Lo scopo dell'organizzazione, infatti, era trasferire all'estero, soprattutto in Bulgaria e Inghilterra, aziende in stato pre-fallimentare per sottrarle alle istanze di fallimento e alle pendenze erariali. Agli arrestati (15 in carcere, 27 ai domiciliari e 4 colpiti da misure interdittive) sono contestati a vario titolo l'associazione a delinquere, la bancarotta fraudolenta aggravata, il riciclaggio, reati fiscali, emissione di fatture false, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione e appropriazione indebita. L'inchiesta di Loy, Ciardi e Maria Sabrina Calabretta ha portato anche al sequestro di beni e valori per circa 85 milioni di euro.

IL MECCANISMO ILLEGALE. Gli arresti di ieri mattina seguono quelli già eseguiti, tra settembre e marzo, nei confronti di membri del Gruppo Vichi e dei 'furbetti del comodino' di Aiazzone. Nelle due tranche dell'indagine sono 96 gli indagati e 56 le persone arrestate. L'inchiesta, durata oltre un anno, ha permesso di svelare un raffinato meccanismo di evasione fiscale che funzionava come un orologio: l'organizzazione, infatti, reclutava cittadini inglesi, rumeni, bulgari o cinesi e grazie a questi prestanome trasferiva in modo sistematico all'estero (in particolare in Bulgaria, non a caso Nannimagazine.it sa per certo che Gianmauro Borsano si trovava lì fino al mercoledì precedente al suo arresto) società appesantite da gravami tributari. Naturalmente, prima di compiere l'operazione le aziende venivano spolpate e svuotate degli attivi. I professionisti romani si occupavano del trasloco oltreconfine con tanto di cancellazione dal registro delle imprese italiano, in modo da sottrarsi a eventuali istanze di fallimento. I Paesi prediletti, oltre alla già citata Bulgaria, erano Spagna, Regno Unito e addirittura Perù e Venezuela. Tra i prestanome c'erano anche cittadini italiani.

DEBITI ERARIALI PER 550 MILIONI. La Guardia di finanza ha rintracciato oltre 700 società utilizzate degli indagati, di cui quasi 300 trasferite all'estero, aventi debiti erariali già iscritti a ruolo per oltre 550 milioni di euro. C'è di mezzo Aiazzone, ma poi ci sono anche imprese dei settori costruzioni, abbigliamento, sanità e vigilanza privata, trasporti e gestione immobili. A Pambianchi si contesta d'aver incassato parcelle quale consulente esterno per oltre 300mila euro in relazione alla costituzione di un deposito in Montopoli Val d'Arno. Mazzieri, in qualità di sindaco di Conad assieme a Pambianchi, avrebbe incassato invece 8 milioni di euro in nero. Tra i gruppi coinvolti anche Di Veroli, Francisci, Mangione, Gelfusa, De Meo, Visa Diffusione Moda.

I NOMI COINVOLTI. Tra gli arrestati in questa tornata spiccano il presidente del gruppo Conad del Tirreno, Silvano Ferrini, e l'amministratore delegato, Ugo Baldi, l'ex dirigente del gruppo, Ettore Conti; i titolari del gruppo Roscer di Prato, Carlo Rosano, Orazio Ferrari, Pietro Cervasio, Andrea Baldi e Luigi Minischetti, il presidente del Banco di Lucca; per il gruppo Visa Diffusione Moda, Vito Hai Arbib ed Elia Sandro Fargione; i titolari del gruppo immobiliare Guido e suo figlio Michele Di Veroli; per il gruppo Francisci, titolare di due case di cura private ad Aprilia, in provincia di Roma, il titolare Claudio Francisci; i titolari del gruppo di autosaloni Mangione, Renato Mangione e i figli Luciano e Benedetta; per il gruppo Gelfusa, che gestisce il gruppo di vigilanza privata Centralpol, i fratelli Claudio e Gaetano Gelfusa, Franco Flaminio Tripodi, Massimo Giorgioni, Marco Bocci e Renato D'Amore (il celebre 'Sandrino il mazzolatore' del film 'Eccezzziunale veramente'); per il gruppo De Meo di Gaeta, Salvatore De Meo, la moglie Patrizia Di Mille e il commercialista Ettore Sperduti. Il gip Giovanni De Donato ha ordinato misure restrittive anche per Roberto Celli, Francesco Bove e Virgilio Colasanti, il notaio Andrea Ferrara, il commercialista Paolo Verrengia e soprattutto Marco Adami e la moglie Marinka Gospodinova Georgieva, coinvolti nel caso specifico di Aiazzone. Poi ci sono i bulgari Dimitrov Nikolay Ivanov, Svetozar Krastev e Marin Petrakev, il promotore e avvocato Davide De Caprio e l'inglese David Edward Richards. Infine, Massimiliano Celli e il figlio Roberto, nonché il vicedirettore di una filiale della banca popolare di Milano, Marco Borgaz.

IMPLICATA LA CURATELA DI HOLDING DELL'ARREDO. Tra gli indagati, però, c'è anche l'avvocato Sergio Schicchitano, curatore fallimentare di Holding dell'Arredo. Il legale, molto vicino ad Antonio Di Pietro e un tempo delegato alla Tutela dei consumatori per conto dell'ex sindaco di Roma Walter Veltroni, è chiamato in causa dall'accusa per una falsa fatturazione da 1,2 milioni di euro. Come primo atto, Scicchitano si è dimesso dalla società regionale Lazioservice e poi si è giustificato: "Non ho mai ricevuto alcun provvedimento di custodia cautelare. Sono stato coinvolto per una banale contestazione sulla mancata dichiarazione di un compenso relativo a una prestazione professionale, in merito alla quale ho fornito ampi chiarimenti documentali. Resto a disposizione per dare tutto il mio supporto per chiarire la mia posizione. Sono totalmente estraneo a qualunque tipo di 'cricca', non ho mai fatto l'imprenditore, essendo ciò incompatibile con la mia professione di avvocato, e non ho mai avuto rapporti professionali con Cesare Pambianchi e Carlo Mazzieri. Sono certo di dimostrare la mia estraneità". Fatto sta che tutti i creditori della HdA sono ora più infuriati che mai. E qualcuno di loro sbotta al telefono con Nannimagazine.it: "Ma quello lì da chi è stato messo a fare il curatore? Dal Tribunale di Roma, no? E il Tribunale non controlla nulla?". 

IL GIP: "SODALIZIO CRIMINALE EFFERVESCENTE". Pesano come pietre le parole dell'ordinanza di 633 pagine scritta dal gip De Donato: "La vastità dell'attività delittuosa che risulta messa in atto dalla 'societas sceleris' appare configurare una sorta di 'organizzazione imprenditoriale' della frode fiscale e fallimentare oltre che, per alcuni aspetti, del riciclaggio di consistenti capitali ottenuti con tale 'industria' della frode, per cui è stata sviluppata, a partire dall'organizzazione di importanti studi professionali, una vera e propria complessa struttura con ramificazioni vaste e articolate". D'altronde Pambianchi avrebbe approfittato del suo "contesto relazionale pubblico ed imprenditoriale" per agevolare "senza dubbio la raccolta della clientela da dirottare verso lo studio associato". Una clientela, aggiunge il gip, "desiderosa di sottrarsi al pagamento delle imposte con ogni mezzo. Le risultanze investigative testimoniano la perdurante effervescenza del sodalizio criminale" che era attivo "da molti anni nell'area della capitale e non solo". 

L'ATTACCO CISL: "SERVONO CHIARIMENTI". Tornando allo specifico del caso Aiazzone, va segnalato che la situazione dei lavoratori in attesa della cassa integrazione straordinaria è ormai insostenibile. Gli unici a intravedere, forse, la luce in fondo al tunnel sono quelli di Holding dell'Arredo. Per tutti gli altri è buio pesto. Un duro atto di protesta in tal senso arriva ora dalla Fisascat Cisl. Il battagliero segretario generale per Rieti e Roma Nord, Sara Imperatori, ha preso carta e penna per scrivere in queste ore al ministero del Lavoro, ai tribunali di Tivoli e Torino e ai curatori fallimentari di B&S e Panmedia. Nannimagazine.it è in grado di anticipare i contenuti della missiva. Imperatori dice tra l'altro: "Si richiedono chiarimenti sulle modalità di ammissione al passivo, in considerazione delle informazioni parziali e contraddittorie rese sino ad oggi. In linea di massima i lavoratori ancora in forza in Panmedia spa al tempo della cessione, mediante revoca del contratto di affitto di ramo di azienda, potrebbero operare una sola ammissione al passivo nei confronti della B&S spa in fallimento ovvero proporne due identiche, una alla B&S spa in fallimento e l'altra alla Panmedia spa in fallimento".

"NIENTE MENSILITÀ DA NOVEMBRE. SITUAZIONE DRAMMATICA".
La giovane e sanguigna sindacalista aggiunge: "Pertanto, ferma restando la convinzione della continuità del rapporto formale, il primo chiarimento è se sarà necessario effettuare, per i dipendenti in forza in Panmedia spa al momento della revoca dell'affitto di ramo d'azienda e pertanto ritrasferiti in B&S spa,  due ammissioni al passivo, per ciascun dipendente, identiche nel loro contenuto economico ovvero differenziate in relazione ai crediti maturati presso una azienda o l'altra (da specificare quali), ovvero ancora di effettuarne una sola nei confronti di B&S Spa in fallimento". In relazione alla Cigs che non parte, Imperatori precisa: "Si segnala la drammatica situazione di tutti i dipendenti i quali non hanno percepito mensilità retributive da novembre 2010. È bene dire che, ad oggi, non mi sono noti i nominativi dei dipendenti posti in cassa" e pare che "presso gli uffici competenti non siano giunte tutte le documentazioni necessarie e la scrivente non conosce l'esistenza di autorizzazioni ministeriali".

"DIPENDENTI PRIVATI DI TUTTO". La sindacalista aggiunge: "Intanto i dipendenti restano senza alcuna risorsa economica, privati anche di ogni tipo di agevolazione in caso di nuove assunzioni in quanto non posti effettivamente in Cigs. In merito alla Cigs si ribadisce che sin dal dicembre 2010 avrebbe dovuto essere attivata e che tuttavia, nonostante i seguenti numerosi incontri atti prima a modificare le causali, dopo i soggetti rappresentanti le aziende, dopo le categorie di dipendenti, tenutisi a febbraio, marzo e maggio 2011, e nonostante la chiusura totale dell'attività e di tutti gli esercizi, ad oggi nulla è stato erogato alla pluralità dei dipendenti". Imperatori poi chiude: "Qualora entro giorni sette dal ricevimento della presente missiva non saranno dati i dovuti chiarimenti richiesti in merito alla ammissione al passivo e poste in essere azioni concrete al fine di risolvere tutte le problematiche relative alla CIGS, la scrivente rappresentante dei lavoratori si attiverà promuovendo qualsivoglia azione sindacale utile alla tutela dei diritti dei lavoratori".