Inchiesta: Crisi economica europea

Eurolandia: la Grecia annaspa e la moneta unica rischia grosso

Il piano di risanamento del premier Papandreou non dà gli effetti sperati. L'Eurogruppo fa pressing per privatizzazioni più decise e pensa a un'integrazione di 30-40 miliardi al pacchetto di aiuti da 110 miliardi.

Crisi economica Ulisse Spinnato Vega — 09/05/2011
Fonte: Immagine dal web

A un certo punto, nel fine settimana, le indiscrezioni si erano propagate in giro per l'Europa come il grisou in miniera. E rischiavano di far saltare il progetto dell'euro e la credibilità delle istituzioni continentali. La Grecia che non ce la fa? Atene che rinuncia ed esce dalla moneta unica? Il premier Papandreou si è affrettato a smentire, ma è chiaro che il suo piano di risanamento non sta andando secondo le attese.

OBIETTIVI LONTANI. Gli esperti dell'Ue e del Fondo monetario sono in missione all'ombra del Partenone per valutare il rispetto degli impegni presi dal governo locale in cambio del pacchetto di salvataggio da 110 miliardi. Gli obiettivi non sono stati rispettati: va male la crescita, le riforme strutturali languono, il recupero di evasione fiscale pure, il debito corre verso il 160 per cento del PIL, i tagli non sono abbastanza draconiani e le entrate tributarie deludono. Insomma, c'è da tornare al tavolo del negoziato senza dimenticare che un'uscita della Grecia dall'euro potrebbe avere effetti a catena e minare le fondamenta del progetto moneta unica.

LE PRIVATIZZAZIONI FORZATE. Secondo le stime, Papandreou dovrebbe passare da un deficit primario del 3 per cento a un avanzo primario tra il 6 e l'8 per cento per almeno un decennio (e forse un ventennio). Dunque, un compito pressoché impossibile. L'Eurogruppo chiede almeno 15 miliardi di privatizzazioni entro il 2012 e vuole che Atene istituisca uno fondo di ammortamento per i titoli di Stato, sul modello italiano, che vincoli le risorse delle dismissioni e le trasformi in collaterale di garanzia per il rimborso dei prestiti concessi da Eurolandia.

ALTRI 40 MILIARDI AD ATENE. D'altra parte, Bruxelles si sta rendendo conto che il piano triennale da 110 miliardi è forse troppo poco. Ecco che allora si sta pensando a un'integrazione di 30-40 miliardi e soprattutto a un'ulteriore procrastinazione delle scadenze del prestito con abbattimento degli interessi. L'Europa vuole evitare il default, anche parziale, del Paese mediterraneo. E sa che, dovendo rimborsare i bond in scadenza entro il 2012 (22 miliardi quest'anno, 33 l'anno prossimo), Atene non sarà in grado di collocare sul mercato le aste di nuovi titoli a medio-lungo termine da 26,7 miliardi che il pacchetto Ue-Fmi aveva previsto.

UE CONTRO IL DEFAULT GRECO. "Nessuna ristrutturazione del debito greco è all'esame – ha spiegato il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker – ma pensiamo che la Grecia abbia bisogno di un programma di aggiustamento supplementare dei conti pubblici". Il tema sarà in discussione all'Eurogruppo stesso e all'Ecofin, il 16 e 17 maggio, mentre è in fase di realizzazione il piano di sostegno da 78 miliardi al Portogallo. L'Ue è impegnatissima a evitare un fallimento greco che metterebbe in pericolo tutto il continente (pure per i riflessi sul sistema bancario). L'implosione dell'euro, afferma uno studio di Ing Bank, farebbe infatti crollare il PIL dei Paesi europei tra il 5 e il 9 per cento, mentre le monete nazionali subirebbero una svalutazione fino al 50 per cento.

LO SCENARIO: CROLLO DEL CAMBIO EURO-DOLLARO. Nel caso della Grecia, la dracma perderebbe addirittura l'80 per cento del suo valore. E anche l'uscita della sola Atene avrebbe un impatto gravissimo, facendo crollare la moneta unica nel cambio con il dollaro da 1,40 a 85 centesimi. Tuttavia, il consenso sociale che Papandreou cerca non è affatto scontato. Un sondaggio pubblicato sulla stampa ateniese afferma che un cittadino greco su tre è contrario al piano di sostegno europeo: non porterà da nessuna parte, dicono in molti, e getterà il Paese nella recessione.