Inchiesta: Salute materna

Salute materna: Save the Children, sono mille ogni giorno le vittime del parto

I dati del Rapporto: sono 48 mln le donne che partoriscono senza assistenza professionale, 2 mln lo fanno da sole. Norvegia e Afghanistan agli antipodi nella classifica per la salute madre-figlio. Via alla campagna mondiale 'Every One'

Salute e Prevenzione Aura De Luca — 09/05/2011
Fonte: Save the Children

Patricia ha 27 anni e tre figli. Mentre era in attesa del suo quarto bambino ha seguito una cura pre-natale e all'ottavo mese è stata incoraggiata a partorire in ospedale. Ma non ce l'ha fatta. Una notte, presa da forti dolori la ragazza ha partorito in casa aiutata dalla mamma e dalla nonna, ma il bambino è morto a causa del cordone ombelicale intorno al collo. Palmira, invece, di anni ne ha 47 anni, ha 9 figli. Quattro li ha persi: due sono nati morti, altri due, invece, sono morti pochi giorni dopo la nascita. "Qui muoiono tanti bambini a causa della diarrea, della malaria e della polmonite e tante altre malattie", dice la donna all'operatrice di Save the Children che la intervista. "Qui non tutti fanno i trattamenti e ricevono le cure mediche - le fa eco Otilia - per questo molti bambini si ammalano e muoiono". 

La mortalità infantile è un fenomeno che non arresta la sua crescita ed è strettamente legato alla salute delle mamme, che pure muoiono a migliaia ogni giorno per complicazioni al momento del parto che sarebbero facilmente evitabili e risolvibili se ad assistere alla nascita ci fosse anche una sola ostetrica. Secondo il 12° Rapporto sullo stato delle madri nel mondo[1] curato da Save the Children, infatti, sono 48 milioni le donne che partoriscono senza assistenza professionale, mentre 2 milioni[2] lo fanno completamente da sole. Una media di mille donne e 2mila bambini ogni giorno. Secondo l'organizzazione internazionale, 358mila le donne ogni anno perdono la vita in conseguenza della gravidanza o del parto e 800mila i bambini muoiono alla nascita, a loro si aggiungono si oltre 3 milioni che muoiono entro il primo mese di vita. 

Dall'analisi del Rapporto, inoltre, emergono dati impressionanti sulle distanze "abissali" che ancora separano i Paesi industrializzati da quelli in via di sviluppo, con la Norvegia in cima alla classifica delle nazioni dove mamme e bambini stanno meglio e l'Afghanistan all'ultimo posto. Nel Paese scandinavo, infatti, ogni parto avviene in presenza di personale qualificato mentre in Afganistan questo accade solo nel 16% dei parti. Una donna norvegese in media studia per 18 anni e vive fino a 83; l'83% delle donne scandinave fa uso di contraccettivi e 1 su 175 perderà il proprio bambino prima che compia 5 anni. 

Di contro, una donna afghana studia per meno di 5 anni e vive mediamente fino a 45; meno del 16% ricorre alla contraccezione, 1 bambino ogni 5 muore prima di arrivare ai 5 anni il che significa che ogni donna, in Afganistan, va incontro alla perdita di un figlio nell'arco della sua vita. Prendendo in esame altri paesi in fondo alla classifica, i confronti non sono meno drammatici: 1 donna ogni 14 in Chad e Somalia rischia di morire durante la gravidanza o il parto. In Italia il rischio di mortalità materna è inferiore a 1 donna ogni 15mila. Una graduatoria del benessere materno-infantile nei 164 paesi presi in esame nel rapporto, stilata sulla base di vari parametri: dagli indici di mortalità infantile e materna, all'accesso delle donne alla contraccezione, dal livello di istruzione femminile e di partecipazione delle donne alla vita politica, ai tassi di iscrizione dei bambini a scuola [3].


[Immagini tratte dall'11° Rapporto sullo stato delle madri nel mondo del 2010]

"Save the Children ha calcolato che se tutti i parti avvenissero in presenza di ostetriche o di personale sanitario con competenze analoghe – ha sottolineato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children  Italia - ogni anno si potrebbe salvare la vita di 1.3 milioni di neonati e di decine di migliaia di donne. Così come altri milioni di morti infantili dovute a malattie ormai debellate nei paesi industrializzati, potrebbero essere evitate con semplici ed economiche misure, dall’allattamento esclusivo al seno, ai vaccini, all'utilizzo tempestivo di un antibiotico o sali reidratanti". "È inaccettabile - ha aggiunto - che nel XXI secolo un bambino possa morire ancora per una diarrea o una polmonite". "È necessario – ha proseguito Neri, che lo sconforto derivato da questi dati si trasformi in azione, per contribuire a risolvere questi grandi problemi perché esistono soluzioni a basso costo, semplici e sperimentate per garantire la salute delle madri prima, durante e dopo il parto e abbattere quindi la mortalità materna e infantile sia al momento della nascita che nei primi mesi e anni di vita del bambino". 


[Immagini tratte dall'11° Rapporto sullo stato delle madri nel mondo del 2010]

E proprio per garantire una migliore assistenza alle donne in gravidanza e arginare il fenomeno della mortalità infantile, per il terzo anno consecutivo Save the Children lancia la campagna mondiale 'Every One'. Dal 4 al 25 maggio, infatti, sarà possibile donare 1 euro con un sms al 45599 da cellulare personale TIM, Vodafone, Wind, 3, Coopvoce e Tiscali. Oppure si potranno donare 2 o 5 € chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, Infostrada, Fastweb, Teletu e Tiscali.  La campagna è un impegno concreto per salvare 2 milioni e 500mila bambini entro il 2015 e a raggiungere con programmi di salute e nutrizione circa 50 milioni di donne in età fertile e bambini, e a mobilitare 60 milioni di sostenitori in tutto il mondo. Per questo, i fondi raccolti serviranno per continuare a sostenere programmi di salute e nutrizione nei 36 paesi in cui si sta dispiegando la campagna, in 6 dei quali - Egitto, Etiopia, Mozambico, Malawi, Nepal, India – i progetti sono sostenuti direttamente da Save the Children Italia. 


MATERIALI
- 12° Rapporto madri nel mondo (pdf)

LINK
- Campagna Every One 
- Save the Children

NOTE
[1]
La pubblicazione prende in esame 164 nazioni, 43 industrializzate e 121 in via di sviluppo, mettendo a confronto la condizione di madri e bambini. Il rapporto fornisce informazioni anche su altri 8 paesi, per 4 dei quali ci sono dati sufficienti a disegnare la condizione dei bambini. 
[2] Il dato è una stima di Save the Children sulla base dei dati forniti da MEASURE DHS (Demographic and Health Surveys) e di Unicef, The State of the World's Children 2011.
[3] Sono 12 in tutto gli indicatori considerati e riguardano le donne e i bambini, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. Gli indicatori "materni" vanno a determinare il sotto Indice delle Donne. Essi sono: rischio di morte materna; percentuale di donne che utilizzano la moderna contraccezione; aspettativa di vita della donna; anni di studio; stima del rapporto tra reddito femminile e maschile; tutela della maternità; presenza di donne nei governi nazionali, percentuale di parti assistiti da personale specializzato (quest'ultimo parametro viene preso in esame solo per i paesi in via di sviluppo). Gli indicatori che attengono invece alla salute infantile e determinano il sotto Indice dei Bambini sono: tasso di mortalità al di sotto dei 5 anni; tasso di iscrizione alla scuola  dell'infanzia;  tasso di iscrizione alla scuola primaria; tasso di bambine iscritte alla scuola primaria in rapporto ai bambini; tasso di iscrizione alla scuola secondaria; percentuale di bambini sotto i 5 anni moderatamente o severamente sottopeso (in particolare il tasso di iscrizione alla scuola primaria, il tasso di iscrizione delle bambine in rapporto ai bambini e la percentuale dei bambini sottopeso sono parametri presi in esame solo per i paesi in via di sviluppo).