Inchiesta: Disagio mentale

Opg: la ferita resta aperta...E il rimpallo di responsabilità non aiuta

Fanno ancora discutere le immagini girate dalla commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. Il governo ribatte: "Stanziati 15milioni per le dimissioni degli internati". Psichiatria democratica: "Vanno chiusi subito".

Patologie Paola Alagia — 15/04/2011
Fonte: Immagine dal web

Qualcosa si è mosso. La denuncia fortissima da parte della commissione d'inchiesta sul Sevizio sanitario nazionale riguardo il degrado degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) italiani e le condizioni disumane in cui versano i loro internati, un primo risultato lo ha prodotto. Per lo meno oggi sappiamo cosa sta facendo il governo per agevolare la dimissione dei pazienti "socialmente non pericolosi", conosciamo l'entità dei fondi stanziati e, soprattutto, la gerarchia delle responsabilità sugli Opg.

L'OBIETTIVO DI IGNAZIO MARINO. Per i detenuti, però, tutto ciò non è ancora una bella notizia. Non ridà la speranza che soltanto fatti concreti potrebbero riaccendere nei loro occhi. La strada da percorre per raggiungere l'obiettivo ambizioso prefissato da Ignazio Marino, il senatore democratico che presiede la Commissione d'inchiesta ('liberare' i 376 internati dimissibili e chiudere almeno tre dei sei Opg, per cominciare. E, poi, sostituire tutti e sei gli ospedali presenti sul territorio nazionale con altre strutture a custodia attenuata), infatti, è ancora lunga.

IL BALLETTO DELLE RESPONSABILITA'. Le immagini forti del video shock girato dai parlamentari della Commissione in questi ospedali sono state trasmesse da 'Presa Diretta' sui Rai Tre neanche un mese fa. Ma da lì sono rimbalzate sulla rete. Il filmato è stato cliccatissimo sul web, segno della forte eco sull'opinione pubblica (su Nannimagazine.it l'articolo e l'annesso filmato hanno fatto il boom di accessi, superando i 5mila contatti in un solo giorno). L'altra faccia della medaglia? È cominciato subito il rimpallo delle responsabilità istituzionali.

IL GOVERNO METTE LE MANI AVANTI, ANZI LE RISORSE.
Ma andiamo con ordine. E partiamo dal governo, che ha subito messo in chiaro di aver fatto la sua parte. L'esecutivo, infatti, ha stanziato 15 milioni di euro per gli Opg e di questi, come ha sottolineato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, 5 milioni provengono dal suo ministero e 10 da quello della Giustizia. "È in attuazione – ha detto Fazio rispondendo a un'interrogazione alla Camera sullo stato di questi ospedali neanche un mese fa - la legge del 2008 che prevede un piano per il superamento degli attuali istituti, con nuove strutture dedicate agli internati che devono scontare una misura di sicurezza".

TUTTA COLPA DI REGIONI E BUROCRAZIA. Ma il responsabile della Salute ha anche spiegato il procedimento da seguire. Ed è qui che s'insinua il rimbalzo di responsabilità tipico dell'Italia martoriata dalla burocrazia. L'iter illustrato da Fazio prevede tre fasi. Nella prima tocca alle Regioni e ai dipartimenti di salute mentale sul territorio di competenza stendere un programma operativo che preveda le dimissioni degli internati. "La seconda fase a distanza di un anno prevede la distribuzione degli attuali internati, per poi, in una terza fase, spostarli sul territorio, una presa in carico da parte delle Regioni che deve essere graduale". La responsabilità, dunque, è dei governatori. Non solo, poi "c'è un'apposita commissione della Conferenza Stato-Regioni – ha concluso Fazio – che si occupa del rispetto dei tempi del trasferimento".

"BISOGNA SUPERARE I PASSAGGI FORMALI. SERVONO FATTI". Il senatore del Pdl, Michele Saccomanno, relatore di maggioranza sull'indagine condotta dalla Commissione d'inchiesta, ha esternato la sua soddisfazione "per la disponibilità economica confermata dal ministro Fazio" ("I soldi – ha detto – sono un'ulteriore spinta a realizzare progetti personalizzati che permetteranno di sottrarre tanti malati all'inferno creato negli Opg in decenni e decenni di incuria"). Il presidente Marino, invece, non ha nascosto il suo stupore di fronte alle parole del ministro: "Bisogna superare i passaggi formali e burocratici previsti dalla legge – ha incalzato – è il momento di produrre atti concreti". Torniamo alle responsabilità che, non c'è dubbio, inchiodano le Regioni. Una cosa è certa: non è più possibile prendersela con l'assenza di stanziamenti economici. Le risorse ci sono.

LOMBARDIA E TOSCANA IN REGOLA, OK AI FONDI. Peccato, tuttavia, che ci sia penuria di piani regionali d'accoglienza per gli internati dimissibili. La Lombardia (che conta 85 pazienti da poter dimettere) e la Toscana (che ne ha 15) hanno presentato la documentazione e per questo hanno avuto l'assegnazione delle risorse richieste. Dei 5 milioni complessivi - fa notare Marino citando informazioni riferite dal ministro della Salute Fazio - sono stati effettivamente erogati alle regioni 3 milioni e 400mila euro. Ma ci sono altre Regioni che non hanno ancora presentato la documentazione richiesta e quindi idonei progetti di assistenza. E così 1 milione e 600mila euro sono rimasti, finora, nella cassa del ministero.

SE SI VUOLE, SI PUO'. Che portare i pazienti fuori dagli Opg non sia un'utopia, lo dimostra l'ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. Qui, infatti, "sono arrivati a curare fuori, sul territorio, il 90 per cento delle persone non pericolose. Purtroppo – è l'amara denuncia del presidente Marino –  non abbiamo ancora lo stesso riscontro dalle strutture di Montelupo fiorentino, Aversa e Barcellona Pozzo di Gotto".

IL LAZIO NEL MIRINO. MA NON SOLO.  "La Regione Lazio – ha evidenziato il senatore democratico – non ha presentato alcuna richiesta di fondi, pur avendo 41 cittadini che hanno il diritto di lasciare gli Opg in cui si trovano". Ma Marino punta il dito anche contro la Liguria che ha 11 internati, "l'Abruzzo che dovrebbe riaccoglierne sei, la Campania dove dovrebbero poter tornare 75 internati che hanno scontato la pena e non sono più socialmente pericolosi, la Calabria e la Sicilia che devono riaccogliere rispettivamente 11 e 31 persone, il Friuli Venezia Giulia che ne aspetta sette. Questa evidente mancanza di cooperazione – ha commentato – va fermata al più presto per bloccare uno scandalo che non può più continuare. È tempo che ognuno si assuma le proprie responsabilità".

DALLA PARTE DEGLI INTERNATI. "Bisogna fare di tutto per cercare di chiudere gli Ospedali psichiatrici giudiziari, che negli anni non hanno cambiato nulla, anzi, hanno mantenuto inalterata, seppur celata, la violenza nei confronti dei pazienti che vi sono ricoverati". Il senatore Pd va avanti come un treno. Il dato incoraggiante? Il fatto che non è da solo, perché questa battaglia sugli Opg se l'è intestata in maniera bipartisan tutta la Commissione d'inchiesta. Al suo interno, inoltre, c'è un gruppo di lavoro che è quotidianamente impegnato su tale fronte. Dalla parte degli internati, infine, c'è anche la polizia giudiziaria. Donato Capece, segretario generale del sindacato Sappe, ha infatti denunciato, in una lettera inviata al ministro della Giustizia Angelino Alfano e al capo dell'Amministrazione penitenziaria Franco Ionta, il "diffuso disinteresse verso gli Opg": "A subirne le conseguenze – ha scritto – sono gli agenti di polizia penitenziaria e gli stessi internati. Occorre che i politici si facciano carico del loro ruolo istituzionale, mettendo le strutture psichiatriche nelle condizioni di poter svolgere al meglio il loro lavoro – ha concluso –. È giunto insomma il momento di rifuggire dalla logica del capro espiatorio".

PSICHIATRIA DEMOCRATICA: "CHIUDIAMOLI SUBITO". Infine, l'appello di Psichiatria democratica: "Gli Opg vanno chiusi tutti quanto prima". Dopo l'ultimo suicidio di un 58enne romeno ad Aversa, il segretario nazionale, Emilio Lupo, e il responsabile per le carceri, Cesare Bondioli, tornano alla carica chiedendo "risposte individualizzate per i singoli detenuti" e tracciando una road map che prevede "una legge che definisca la tempistica della chiusura di tutti gli Opg in modo improrogabile, anche imponendo penalità di tipo economico nei confronti degli enti inadempienti e la nomina di commissari ad acta, laddove si evidenziassero palesi ritardi nei programmi di dismissione personalizzati".