Inchiesta: Inchiesta Aiazzone

Aiazzone: in manette i furbetti del comodino

Prosegue la nostra inchiesta ? Come anticipato in queste pagine, sono arrivate le ordinanze di custodia cautelare per Gianmauro Borsano, Renato Semeraro e Beppe Gallo. Ecco tutte le 'strane' manovre finanziarie e i reati ipotizzati

Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega — 28/03/2011
Titolo: Renato Semeraro
Fonte: Immagine dal web

Ecco, puntuali, scattare le manette. Come anticipato pochi giorni fa da Nannimagazine.it, i furbetti del comodino sono finiti agli arresti. Gianmauro Borsano, Renato Semeraro e Giuseppe Gallo non sono sfuggiti agli investigatori della procura di Roma che da mesi indagava sulle società del gruppo B&S e sulle strane manovre finanziarie all'ombra dei marchi Aiazzone-Emmelunga.

L'INDAGINE. Oltre ai titolari dei brand del mobile e all'amministratore di Panmedia (affittuaria dei rami d'azienda), ora dietro le sbarre, sono stati disposti gli arresti domiciliari per il commercialista Marco Adami. L'avvocato romano Maurizio Canfora, invece, è stato sospeso dall'attività professionale. I provvedimenti sono stati presi su decisione del gip di Roma, Giovanni De Donato, mentre l'operazione è stata condotta dal nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza, con la collaborazione del nucleo di Polizia tributaria di Torino.

I REATI IPOTIZZATI. L'inchiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e dei sostituti Francesco Ciardi e Francesca Loy, verte su reati che già in queste pagine erano stati ampiamente ipotizzati: a vario titolo, la bancarotta fraudolenta e per distrazione, il riciclaggio, la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e il falso con la simulazione di crediti fantasma per evitare il fallimento (articolo 236 comma 1 della legge fallimentare). L'inchiesta, che conta qualche altro indagato, non è tuttavia ancora conclusa. Non è chiara, ad esempio, la posizione di Giampiero Palenzona, fratello del vicepresidente di Unicredit e soprattutto titolare della Aiazzone Network, una delle società che detenevano le azioni B&S (una quota del 16,72%).

I SEQUESTRI DI BENI. Oltre ad aver eseguito le misure cautelari, la Finanza ha effettuato il sequestro preventivo di appartamenti, veicoli, imbarcazioni, aerei e marchi di fabbrica per un valore di circa 50 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, Borsano, Semeraro e Gallo depauperavano sistematicamente le società del gruppo attraverso fittizie cessioni di immobili e di partecipazioni, prelievi in contanti ed emissioni di fatture per operazioni inesistenti, drenando poi gli attivi delle aziende (immobili, dipendenti, rami d'azienda, marchi) in altre società appositamente costituite. Nel frattempo, il gruppo si indebitava per centinaia di milioni con il fisco, con fornitori, banche e dipendenti. E non consegnava la merce ai clienti.

I TRASFERIMENTI IN BULGARIA.
Secondo la procura, in una seconda fase gli stessi indagati avrebbero ceduto in modo fraudolento la rappresentanza delle società ormai decotte a un cittadino bulgaro, il quale, con la complicità del commercialista finito ai domiciliari, ha provveduto al trasferimento delle stesse in Bulgaria e alla relativa cancellazione dal registro italiano delle imprese per evitare le procedure di fallimento. Gli indagati avrebbero per diversi anni evitato di versare imposte (decine di milioni di euro) e avrebbero occultato o distrutto i libri contabili delle aziende svuotate intascando i proventi della vendita dei beni prima di trasferire le società all'estero.

I CONCORDATI 'FASULLI'. Il consulente fiscale Adami, tra l'altro, era già stato arrestato mesi fa nell'ambito dell'inchiesta sulla famiglia Vichi, che opera nel settore del trattamento metalli. Agli arrestati si contestano, infine, i tentativi che hanno coinvolto tre diversi tribunali, Torino, Roma e Tivoli, per iscrivere le società del gruppo (B&S, B&S Real estate, Holding dell'Arredo e c'è di mezzo anche la Mobil Discount di Renato Semeraro) a concordati preventivi che si basavano su carte false e garanzie patrimoniali inesistenti. Lo scopo era quello di evitare, attraverso le procedure concorsuali, la tagliola dei fallimenti.