Inchiesta: Inchiesta Aiazzone

Aiazzone: il pressing dei pm, i fallimenti e i possibili sbocchi

Prosegue la nostra inchiesta ? Va avanti il lavoro delle procure di Roma e Torino. Panmedia punta all'amministrazione straordinaria. Intanto parenti e fidati collaboratori dei furbetti del comodino si riposizionano nel settore arredi.

Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega — 25/03/2011
Fonte: Immagine dal web

La sabbia nella clessidra è finita. E lo tsunami dello scandalo, per la verità atteso da tempo, si sta portando via tutto. Da una parte i crac di B&S e B&S Real estate (15 e 10 marzo scorsi), l'iniziativa della procura di Torino, stimolata dalle denunce dei clienti che non hanno ricevuto la merce, e la richiesta di fallimento per la stessa Panmedia. Dall'altra, il lavoro del nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza di Roma che ha anche acquisito i documenti pubblicati da Nannimagazine.it per l'inchiesta coordinata dai sostituti Francesco Ciardi e Maria Francesca Loi, indagine che già a settembre scorso aveva condotto all'iscrizione nel registro degli indagati dei furbetti del comodino.

ARRESTI ALLE PORTE? La vicenda Aiazzone-Emmelunga è vicina alla prima svolta sul fronte giudiziario. Le imputazioni su cui lavorano gli inquirenti di Torino sono gravi: bancarotta fraudolenta, evasione fiscale, riciclaggio, truffa. Sotto la lente ci sono pure la Aiazzone Network di Palenzona e le controllate di Holding dell'Arredo, Emmedue ed Emmecinque. "Anche la procura di Roma sta andando avanti", conferma a Nannimagazine.it una fonte interna alle fiamme gialle. E non è escluso che da una parte o dall'altra possa partire a breve qualche ordine di custodia cautelare. Per il resto, alcune vicende personali in seno al gruppo sono emblematiche: Giovanni Borsano, figlio di Gianmauro, 29 anni appena, in soli tre mesi ha firmato assegni protestati per una cifra che supera i 680mila euro. E quattro titoli sono relativi ad agosto e settembre 2010, dunque dopo il subentro di Panmedia. Tra l'altro, tutti i protesti sono dovuti a "firma di traenza per rappresentanza di soggetto non autorizzato dal correntista o carente di potere", la cosiddetta "firma non autorizzata o revocata". In poche parole, il prode giovanotto "vergava" senza poterlo fare.

CLAMORE SUI CLIENTI. E I FORNITORI? Il polverone mediatico dei giorni scorsi ha giovato soprattutto ai consumatori, che tramite svariate associazioni di tutela sono riusciti ad aprire tavoli di concertazione con Fiditalia, finanziaria di proprietà della francese Société Générale che aveva la convenzione con Aiazzone per la cessione dei crediti. In alcuni casi, i clienti hanno ottenuto il blocco delle rate da versare, mentre in altri le sigle a difesa degli utenti hanno sporto denuncia contro la finanziaria stessa, che intanto ci sta rimettendo qualche milione. Prevale tuttavia la linea del dialogo e della collaborazione, malgrado le divisioni in seno alle associazioni sulla strategia migliore da adottare: continuare a pagare e attendere il corso della giustizia o sospendere subito i ratei? Il senatore dell'Idv e presidente Adusbef, Elio Lannutti, ha persino presentato un'interrogazione parlamentare e sulla vicenda ha chiamato in causa Bankitalia. Insomma, il battage dei media è servito e servirà a molti cittadini che da mesi o da un anno attendono la merce, ma la situazione resta difficile per i circa 800 dipendenti del gruppo e soprattutto per i fornitori che temono di non ottenere nulla dai fallimenti di B&S, B&S Re, HdA e forse anche di Panmedia (la cui situazione però è complessa e merita un approfondimento più avanti nel servizio). "Noi riusciremo a rientrarci di qualcosa? Almeno di un 10-20%? E soprattutto ci sarà qualcosa che vale?", dice uno di loro sconsolato. Aiazzone ha lasciato parecchie vittime sul campo: piccoli produttori in debito di ossigeno, aziende che hanno portato i libri in tribunale o nuotano in cattive acque come la Axis e la Iezzi. Poi oltre al danno è arrivata anche la beffa, con Renato Semeraro che ha scaricato parte delle colpe "su alcuni fornitori che ci hanno affossato".

IL FALLIMENTO DI B&S. Il commissario giudiziale di B&S, Marcello De Sanctis, si sobbarcherà adesso la curatela fallimentare della società madre dei Borsano, dei Semeraro e di Palenzona, mentre Lodovico Zocca, ex commissario per B&S Re, è diventato curatore di quest'ultima. Come anticipato dal nostro magazine, l'intervento della procura di Roma, il 23 febbraio scorso, è stato decisivo per rovesciare le sorti della possibile intesa con i creditori. E De Sanctis scrive che il Tribunale di Tivoli "dispone l'apertura della procedura di revoca dell'ammissione al concordato preventivo di B&S Spa", fissando l'udienza il 30 marzo alle 12.30, dopo aver letto la relazione dello stesso De Sanctis dalla quale "emerge che l'affittuaria dell'azienda, Panmedia Spa., non ha pagato alcun rateo del canone di affitto e, soprattutto, sta chiudendo repentinamente e immotivatamente i punti vendita". La procura di Roma, dice ancora De Sanctis ai creditori, fa notare che Panmedia "interviene come soggetto finanziatore di altre due procedure di concordato preventivo di società del gruppo, con assunzione di obbligazioni assolutamente sproporzionate rispetto alle sue capacità finanziarie". Poi il curatore aggiunge che anche secondo il giudice delegato gli "elementi suddetti possano indurre a ritenere che sia venuto meno il requisito della fattibilità del piano concordato". Ergo: non c'è più spazio di manovra. E il baratro si apre pure per la controllata B&S Real estate, il braccio immobiliare, la cassaforte che doveva anche garantire i creditori e che sarebbe dovuta andare in udienza il primo aprile per il concordato.

PANMEDIA IN BILICO. E' la fine del sogno dei Borsano e dei Semeraro. Lo stesso Renato Semeraro si era sfogato qualche giorno fa: "Accetto anche il fallimento professionale, ma non sono un ladro". Poi aveva scaricato la responsabilità su Panmedia ("Da agosto 2010 Borsano e io siamo fuori dai giochi"), dimenticando ciò che Nannimagazine.it ha dimostrato senza smentite, ossia la loro costante presenza negli uffici di Torino, Roma e Barberino. Ma intanto cosa accade a Panmedia? All'ombra della Mole la procura ha investito per competenza il Tribunale fallimentare in merito alla situazione patrimoniale della società di Via Cavalcanti. Anche qui, dunque, potrebbe verificarsi un crac che precluderebbe l'ipotesi dell'amministrazione straordinaria sulla quale si sta lavorando al ministero dello Sviluppo economico come extrema ratio per un salvataggio e un rilancio. La concessionaria pubblicitaria di Giuseppe Gallo difende le proprie posizioni malgrado la bufera giudiziaria e mediatica: "Nel negare ogni intento truffaldino nei confronti di chiunque – dicono da Via Cavalcanti – facciamo comunque rilevare che" malgrado la crisi internazionale "nel corso di pochi mesi (da agosto 2010 a gennaio 2011) sono state effettuate consegne complete a circa 15mila clienti, di cui almeno 10mila della precedente gestione, e abbiamo già iniziato a bloccare le rate dei finanziamenti a quei clienti che non hanno ricevuto la merce". Al di là dei numeri (circa 11mila persone ancora aspettano i mobili), sembra ci sia la voglia disperata di salvare il business e di non fallire, per cui l'autorità giudiziaria potrebbe desistere a fronte di un preciso impegno dell'azienda e di una mediazione istituzionale che porterebbe a un'amministrazione straordinaria con la sorveglianza di un commissario e la ricerca di nuovi partner commerciali per il marchio Aiazzone. Di mezzo ci sono soprattutto i lavoratori che, qualora si sbloccasse la trattativa al ministero dell'Industria, potrebbero accedere tutti a un anno di cassa integrazione straordinaria per crisi seguita dalla mobilità. Con il fallimento, invece, riceverebbero tfr e tre mensilità dal fondo straordinario Inps: ne perderebbe altre tre chi non è ancora in cassa integrazione e quindi avanza, ad oggi, sei mesi di paga dall'azienda. All'incontro di ieri in Via Veneto era presente Gallo in persona e pare che Panmedia si sia impegnata a tenere in piedi i punti vendita B&S e a raggiungere il traguardo dell'amministrazione straordinaria.

I POSSIBILI SBOCCHI. Intanto, qualcosa si è mosso sul fronte Holding dell'Arredo. Il curatore fallimentare Sergio Scicchitano ha accettato la richiesta di cigs (per crisi e retroattiva) per i 192 lavoratori ex HdA. Ora tocca a sindacati e istituzioni trovare la quadratura del cerchio. Più complessa la procedura per le controllate Emmeuno e Emmedue: Scicchitano dovrà prima convocare i Cda e scioglierli, qundi prendersi i dipendenti in carico e poi avviare l'istanza. A questo punto, però, il fallimento di B&S potrebbe influire sulla situazione di Panmedia. Se De Sanctis, in veste di curatore, rescindesse il contratto d'affitto con Gallo come ha già fatto Scicchitano, cosa accadrebbe? Panmedia a quel punto non avrebbe più alcun asset aziendale su cui fondare il rilancio. E come potrebbe evitare il fallimento? Altra ipotesi: De Sanctis potrebbe rinnovare la locazione del ramo d'impresa a fronte di precise garanzie ministeriali sull'amministrazione straordinaria di Panmedia. Allora in quel caso a Torino si lavorerebbe più tranquilli per la rinascita del gruppo, operazione che va comunque supportata con l'arrivo di nuove e importanti partnership. A proposito di partner, Gianni Semeraro sta per riaprire il punto vendita di Lamezia sotto le insegne di Semeraro Sud. Ma pare che l'imprenditore di Erbusco abbia ancora nel mirino gli store Aiazzone su cui aveva messo gli occhi a suo tempo. E non è escluso che si faccia avanti con Scicchitano per acquisire i negozi ex Emmelunga che lo allettano (dovrebbero essere Bari, Firenze, Pescara, Napoli). Per il resto, girano molte voci su interessamenti veri o presunti di altri soggetti imprenditoriali e di certo sono in tanti a volteggiare sulle 'carcasse' delle imprese fallite. Si è parlato addirittura di un ritorno di fiamma da parte di Alessandro Mocali (ex patron di Emmelunga), ma l'indiscrezione non ha poi trovato verifiche attendibili. Stessa cosa dicasi per il gruppo Valentini e per lo stesso Olivier Chefdeville che sarebbe alla finestra con qualche fondo alle spalle.

SI MUOVONO PARENTI E COLLABORATORI. Nel frattempo, mentre i furbetti del comodino restano nelle retrovie, lanciano qualche spranga e si preoccupano delle inchieste, parenti e fidati collaboratori cercano di riposizionarsi nel settore con nuove iniziative imprenditoriali. Tony Casta, nipote di Renato Semeraro, ha costituito da poco tempo un'impresa di mobili e acquisizioni di fallimenti. C'è da dire che quella di trattare, rilevare e vendere società decotte era la vecchia passione dello stesso Semeraro, il quale è partito da un piccolo commercio di scarpe e poi ha fatto fortuna anche in questo modo. Gli uffici dovrebbero trovarsi presso l'area industriale dell'autoporto Pescarito, a San Mauro Torinese. Intanto, chi legge ricorderà che il trasportatore Gianni Damiani, della Mad& Srl, aveva smentito ogni legame con l'avventura imprenditoriale di Luigi Vadalà, l'ex manager Mete e B&S. Ebbene, una persona molto vicina a Damiani lavorerà presso il negozio di arredi di prossima apertura nella centrale Piazza Sabotino del capoluogo piemontese. Marina Pastorelli, la moglie, sarà infatti impegnata nel settore logistica ed amministrazione. E ciò giusto per dovere di cronaca.

GLI UOMINI DI BORSANO E LA RECORD ARREDAMENTI 2011. Veniamo infine a un'iniziativa già segnalata nel corso di questa inchiesta: quella di Maria Carpina Di Flumeri, ex liquidatore di HdA ed ex direttore commerciale della Mete, che ha operato con Luciano Frisardi, contabile di fiducia di Borsano, per l'acquisizione del negozio 'Arte&Arredo' a Nepi, nel viterbese. La Di Flumeri, Frisardi, Adriano Mei (altra vecchia conoscenza dei dipendenti Aiazzone) e Assunta Frediani (collaboratrice di fiducia di Borsano) sono soci, ciascuno con un 10% di quote, della Srl 'Record Arredamenti 2011' , costituita il 9 febbraio e iscritta sei giorni dopo al Registro delle imprese di Roma. La sede si trova nell'elegante Via Savoia, presso lo studio del commercialista Mario Venezia, che da tempo segue le vicende societarie di Aiazzone-Emmelunga. La Di Flumeri è anche presidente del Cda, mentre Mei e Frisardi sono consiglieri. Il consiglio è composto però da cinque membri e gli altri due detengono il restante 60% delle quote. Di chi si tratta? Meglio fare un passo indietro per capire. Il 17 marzo Enza Cuca, titolare della Record Casa che ha acquistato il negozio Aiazzone di Genova, scrive al nostro giornale. E in sostanza chiede aiuto "nell'informare la mia clientela che non corre alcun rischio". Cuca ha rilevato il punto vendita ligure il 1 luglio 2010 (in queste pagine si era già scritto delle cambiali versate a Borsano che poi furono rigirate ai creditori). Dunque, esso non è più Aiazzone, ma appunto Record Casa (le insegne Aiazzone però sono rimaste su fino a un mese fa) e a differenza degli altri è regolarmente aperto. I clienti che hanno stipulato un contratto in data antecedente, dice Cuca, possono pure contattare il punto vendita e, "nel limite del possibile, come ho già fatto con più di mille persone, cercherò di aiutarli". Per gli altri, invece, non ci sono problemi.

IL GIALLO DELLA POSIZIONE DI RECORD CASA. Nannimagazine.it raggiunge Enza Cuca per telefono e raccoglie il suo sfogo: "Sa, questa storia mi ha creato un sacco di problemi. E' un disastro. La gente leggeva le insegne Aiazzone e, come può immaginare, ho avuto gravi danni economici. Sto facendo un lavoro enorme per recuperare. Sono andata avanti con Panmedia fino a dicembre, ma poi non ci si capiva più nulla. E ho ancora un credito di circa 85mila euro. Io credevo molto nel marchio e pensavo – continua – che Borsano e Semeraro volessero vendere altri 4 o 5 punti vendita. Ma poi così non è stato". La titolare di Record Casa smentisce ogni legame professionale con i Borsano: "C'è una stima, un'amicizia, ma nulla più. Poi, soprattutto in questa fase, devo concentrarmi sul punto vendita qui a Genova e non potrei imbarcarmi in nuove avventure imprenditoriali, anche se c'era l'idea di fare altri Record Casa. Per adesso però è solo un'idea". Cuca infine taglia corto: "Io, comunque, con gli uomini di Borsano non voglio avere più nulla a che fare. Soprattutto in questo momento". 

Peccato che la Record Casa detenga il 30% della Record Arredamenti 2011 ed Enza Cuca sieda in consiglio di amministrazione. Ma c'è di più: il restante 30% delle quote e la quinta poltrona del Cda sono di Paola Bozzolini, moglie del gran capo, l'ingegner Gian Mauro Borsano, e madre di Giovanni e Margherita. Anche lei ha il sacro fuoco del business nel settore arredi? Bozzolini e Borsano sono separati, ma lei ci tiene al buon nome del marito, tanto che sulla sua pagina Facebook mantiene entrambi i cognomi. Tra l'altro il fratello, Vittorio Bozzolini, è stato amministratore della Mete e di Holding dell'Arredo. Perché Cuca ha mentito? Che motivo aveva? La maturazione dell'errore compiuto dura giusto un paio d'ore. La titolare di Record Casa richiama e getta la maschera: "Sì, in effetti c'è quella società lì...ma ci sono entrata solo perché me lo aveva chiesto la signora Borsano. Poi però ho cambiato idea è ho deciso di uscirne fuori. Non se ne fa nulla. Ripeto: il mio nome non deve essere associato a certe persone. La Record Arredamenti sarà liquidata – chiude perentoria – o comunque ne disporrò in altro modo, senza quei soci". Vedremo dunque che fine farà la neonata società che, tra l'altro, risulta ancora inattiva. Il pentimento di Cuca era già maturato da qualche tempo oppure Nannimagazine.it ha un po' rotto le uova nel paniere? Il dubbio è a beneficio della titolare di Record Casa, ma resta il fatto che il negozio di Nepi avrebbe dovuto aprire a breve proprio con il marchio Record. Cosa succederà adesso?

LINK
- La Record Arredamenti 2011 Srl (pdf)