Inchiesta: Disagio mentale

L'orrore degli Opg: ma i manicomi non erano fuorilegge?

La commissione d'inchiesta sul Sistema sanitario nazionale ha acceso un faro sui sei Ospedali psichiatrici giudiziari che ospitano 1500 pazienti in condizioni agghiaccianti. Ne è uscito un video-scandalo. Tutti d'accordo: "Vanno aboliti".

Patologie Paola Alagia — 21/03/2011
Titolo: Frame del reportage della Commisione d'inchiesta sanità del Senato

Spazi angusti, sporcizia e puzzo di urina. Stanze per quattro dove vivono in nove e servizi igienici da terzo mondo. Benvenuti negli Ospedali psichiatrici giudiziari italiani (Opg). Anche se tutto sembrano fuorché nosocomi, più simili a lager che a luoghi di cura. Di terapie, infatti, al loro interno non c'è traccia. La denuncia arriva dai componenti della commissione parlamentare d'inchiesta sul Sistema sanitario nazionale che hanno svolto sopralluoghi a sorpresa in tutti e sei gli Opg della Penisola e che continuano a fare un monitoraggio settimanale delle strutture.

LE IMMAGINI DELL'ORRORE. La situazione di "totale degrado" è filmata in un video girato dagli stessi senatori, proiettato nei giorni scorsi a Palazzo Madama e trasmesso il 20 marzo da 'Presa diretta' su Raitre. Un letto di contenzione con un foro nel mezzo per la caduta degli escrementi e un paziente, completamento nudo, legato sopra con corde a braccia e gambe: è questa l'immagine più forte e agghiacciante del filmato. Un fotogramma che sintetizza al meglio l' "inferno dei dimenticati", per usare la definizione adottata da Ignazio Marino, presidente della Commissione.

MARINO (PD): "SONO LUOGHI INTOLLERABILI". Il chirurgo e senatore del Partito democratico ha parlato di luoghi "intollerabili" e ha definito "disumane" le condizioni di vita degli internati. Persone ridotte alla sopravvivenza, costrette a muoversi nella sporcizia e a dormire in letti arrugginiti e lenzuola sudice. Senza tralasciare le bottiglie d'acqua nel buco dei bagni alla turca (come nell'ospedale di Aversa) per rinfrescarle o per impedire la risalita dei topi. Una situazione, insomma, "in netta violazione di quanto sancito dalla commissione europea per la Prevenzione della tortura", come riporta il documento finale sulla realtà degli Opg, redatto dai parlamentari: "Nessun rispetto per l'identità di una persona e la sua dignità, dall'igiene più elementare al diritto alle terapie. Le medicine trasformate in camicie di forza invisibili che contengono e non curano".

STRUTTURE SENZA MEDICI E PSCICHIATRI. Dai sopralluoghi è emersa anche la forte carenza di personale medico. Nei reparti i camici bianchi si contano sulle dita di una mano, "quattro ore a settimana in strutture in cui convivono anche 300 persone", e di psichiatri non c'è neanche l'ombra. Un report, infine, anche sul lavoro di monitoraggio: "Raccogliere i primi dati non è stato per niente semplice - ha spiegato il presidente Ignazio Marino - Reticenze, diffidenze, inesattezze hanno scandito le prime settimane di lavoro soprattutto negli Opg più degradati. Ci sono, tuttavia, Opg come quello di Reggio Emilia dove gran parte dei dimissibili hanno già lasciato la struttura". Non senza lanciare un appello: "Speravamo di poter fare molto e al più presto, ma abbiamo bisogno che le strutture collaborino seriamente e continuamente".

QUASI 400 GLI INTERNATI CHE POTREBBERO USCIRE. A Montelupo Fiorentino, Aversa, Secondigliano, Barcellona Pozzo di Gotto, Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere. Si trovano qui i sei Opg dello Stivale che ospitano tra le loro mura circa 1.500 pazienti. Su 376 internati ritenuti dimissibili, però, soltanto 65 fino a ora sono stati effettivamente dimessi. La Commissione d’inchiesta dà i numeri. Ma i dati, tutti aggiornati al 15 marzo scorso, non finiscono qui: per altri 115 di loro "è stata prevista una proroga della pena. Di questi ultimi solo 5 sono ancora internati perché ritenuti socialmente pericolosi, mentre tutti gli altri – è la denuncia di Marino – non hanno varcato i cancelli degli Opg perché non hanno ricevuto un progetto terapeutico, non hanno una comunità che li accolga o una Asl che li assista".

RIDURRE LE STRUTTURE DA SEI A TRE: LA SFIDA DELLA COMMISSIONE. Insomma, dei 'non luoghi' in cui "si entra – fanno sapere dalla Commissione – ma si rischia di non uscire più". Un rischio che i commissari vogliono a tutti i costi superare. "Non possiamo tollerare che esseri umani vengano trattati in questo modo", ha insistito il democratico Marino che ha anche posto l'accento sull'obiettivo finale: arrivare alla "liberazione" dei 376 internati dimissibili e alla chiusura di almeno tre Opg su sei, con l'individuazione di nuove strutture a custodia attenuata da destinare al trattamento sanitario degli internati. "L'unica soluzione – ha concluso il senatore democratico – è superare gli Opg, chiudere questi veri e propri manicomi criminali, che non curano né tanto meno riabilitano, e destinare i pazienti a strutture sanitarie specializzate e adeguate ad accoglierli. Non è accettabile che nel nostro Paese, nel XXI secolo, i detenuti con problemi psichiatrici siano privati non solo della libertà ma anche della loro dignità di essere umani".

"SUPERIAMO GLI OPG": SONO TUTTI D'ACCORDO. Quella del superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari è la bussola che orienta tutto il lavoro d'inchiesta: "Una prospettiva che in tempi rapidi conduca alla chiusura degli Opg – ha rimarcato il senatore Daniele Bosone, relatore di minoranza dell'inchiesta – appare ormai indifferibile". Mentre Michele Saccomanno, relatore di maggioranza dellinchiesta, ha posto l'accento su "una realtà che ancora oggi non fa parte dell’Italia dei diritti riconosciuti".

COSA SONO QUESTI NOSOCOMI? Le strutture ospitano detenuti che in molti casi hanno commesso reati minori risalenti a decenni prima, ma anche internati che soffrono di patologie mentali e che, realmente, avrebbero bisogno di cure e assistenza che non ricevono. Se i manicomi sono stati riformati dalla legge Basaglia del 1978, questi ospedali ne sono rimasti fuori. Anche se nati a metà degli anni '70 in sostituzione dei precedenti manicomi criminali, la loro organizzazione è rimasta ferma al Codice Rocco del 1930. Luoghi dimenticati al cui interno vivono persone anch'esse a rischio oblio e su cui il Senato ha acceso i riflettori. Esseri umani lasciati dietro le sbarre in mancanza di percorsi alternativi offerti dalle aziende sanitarie regionali e costretti a condizioni di vita infernali. "Io vengo da un paese in guerra, ma qual è la differenza con il vostro? Questi sono talebani mascherati – è l'atroce denuncia di un internato ripreso nel video – mentre quelli dalle mie parti sono veri. La differenza è che qui ti uccidono piano piano".