Inchiesta: Burlesque

Burlesque: istruzioni per l'uso

Intervista all'esperto Attilio Reinhardt che rivela i segreti dello show di grande tendenza, seguito più dalle donne che dagli uomini, e in cui vincono le performer che sono semplicemente se stesse

Cinema: Protagonisti Laura Croce — 04/03/2011
Titolo: La performer 'Dirty Martini'
Fonte: www.burlesque.it

In un momento così buio per l'immagine della donna nella società contemporanea (soprattutto quella italiana), in cui il femminismo viene scambiato per 'Sex and the City' e la strada verso l'emancipazione e la parità sembra aver imboccato di nuovo una direzione tutta in salita, parlare di burlesque potrebbe sembrare anacronistico e poco appropriato. Tutti quei brillantini, le paillettes, le piume e il concetto stesso di spogliarello tendono a richiamare alla mente il desolante scenario di locali per soli uomini, se non quello ancora più triste di imbarazzanti siparietti televisivi di seconda serata. Il burlesque, anzi il neo burlesque, come si è andato affermano negli ultimi anni grazie a nomi internazionali quali Dita von Teese, non è però solo uno striptease condito di lustrini e dei tipici 'pasties' (gli adesivi utilizzati dalle performer per coprire le loro grazie più intime).

Nella filosofia dello spettacolo, i costumi, le luci, la musica e gli stessi movimenti delle attrici sono studiati per esaltare non solo il corpo della donna, con tutte quelle che oggi vengono considerate solo imperfezioni estetiche, ma anche il fascino, l'ironia e il potere della femminilità in quanto tale. Spesso si sente parlare del burlesque come di uno spogliarello che deve far anche 'ridere', ma quante ambiguità e quante incomprensioni possono annidarsi in quel 'anche'? Per capire meglio cosa sia questo tipo di show abbiamo intervistato Attilio Reinhardt, autore del libro 'Burlesque - Curve assassine, sorrisi di fuoco e piume di struzzo!' e creatore del portale italiano Burlesque.it, al quale abbiamo chiesto anche un parere sui film che stanno portando il genere dal teatro alla sala cinematografica: il noto musical con Cher e Christina Aguilera e 'Tournée', di Mathieu Amalric.

La performer Gypsy CharmsAttilio Reinhardt, la storia del burlesque inizia tra Europa e Stati Uniti agli inizi del XX secolo. Ora è tornato in auge  al punto da essere diventato oggetto delle mire di Hollywood: quali sono le ragioni di questa rinnovata passione e quali le caratteristiche fondamentali del burlesque?
"Prima di tutto bisogna ricordare che quello di oggi si definisce 'neo burlesque' e si differenzia da quello degli inizi, di cui costituisce una sorta di parodia. Quello in auge negli Usa o in Inghilterra negli anni '30, '40 e '50 rappresentava di fatto il progenitore dello spogliarello che ora si vede nei night. Il neo burlesque è un ribaltamento di quel tipo di esibizione: non c'è più una donna che si spoglia per un pubblico principalmente maschile, bensì una donna che si spoglia spesso in maniera comica, ma non necessariamente, talvolta può essere lirica e poetica, e per un pubblico assolutamente misto. Il lato erotico slitta in secondo piano. Piuttosto è necessario uno spettacolo fatto di un bell'intrattenimento, bei vestiti, bella musica e soprattutto ironia che, a seconda dei casi, può diventare vera comicità. Poi, certamente, c'è anche la sensualità: anche il neo burlesque deve essere un po' sexy, ma il vero erotismo va cercato altrove".

E come mai questo nuovo tipo di burlesque sta riscuotendo tanti consensi?
"Credo sia perché è incentrato su un'idea di sensualità alla portata di tutti. Le artiste di burlesque, professioniste e non, sono donne qualunque che possono essere estremamente magre o rotondette, ma nessuna nasconde la sua vera natura. È rarissimo, ad esempio, che le performer si sottopongano alla mastoplastica, perché lo spettacolo richiede particolari movimenti che renderebbero particolarmente evidente e quasi ributtante un seno rifatto. Il burlesque prevede una donna che sia sé stessa in tutto e per tutto, e questa è una cosa molto bella dopo un buon ventennio di media che ci hanno abituato a un tipo di bellezza molto artefatta e molto aggressiva. Nel burlesque la donna è bella nonostante, anzi grazie ai suoi difetti, mentre l'ironia dello spettacolo mette tutti a proprio agio e finalmente aiuta a vivere la sensualità con meno ansia".

A proposito di autenticità, non sembra esserci molto di autentico nel film-evento 'Burlesque' di Steve Antin, con Christina Aguilera e Cher, molto criticato per la sua scarsa aderenza alle regole del genere.
"In questo momento ci sono due pellicole che si ispirano al burlesque, ma in maniera diametralmente opposta. Il primo, 'Burlesque' per l'appunto, è il classico esempio di film hollywoodiano che non capisce nulla del tema che tratta: prende una cosa di tendenza e la ricrea a sua immagine, con forme e modalità che semplicemente non esistono. L'altro invece è un film francese, 'Tournée', che affronta il tema in maniera molto più realistica, raccontando le gioie e i dolori della scena burlesque. E questo non solo perché sceglie di affidarsi a delle vere artiste, ma anche perché fa vedere come non sia tutto oro quello che luccica. Per certi versi ricorda il celebre film con Alberto Sordi e Monica Vitti, 'Polvere di Stelle', con protagonista una compagnia di avanspettacolo che cerca di essere sempre scintillante, ma dietro le quinte fa la fame. Ora, non dico che le artiste di burlesque facciano la fame, ma la loro condizione è spesso più complicata di quello che si potrebbe immaginare".

Una scena del film 'Tournée' di Mathieu Almaric

C'è qualcosa che non convince anche nel film di Antin?
"Quello che davvero non convince sono le coreografie enormemente elaborate e di gruppo, mentre nei veri spettacoli è raro che si arrivi addirittura a due artiste sul palco. E poi, nella pellicola 'Burlesque', tutte le ragazze sono iper perfette e tutte assolutamente a tempo, perfino i baristi diventano ballerini acrobati, il che è del tutto impensabile. Forse potrebbe essere un musical divertente, molto 'videoclipparo', se solo non fosse titolato in maniera così infelice e non si fregiasse di riferimenti così diretti a mostri sacri come 'Cabaret' di Bob Fosse, di cui hanno addirittura copiato i passi di danza nella scena in cui si esibisce Cher. Questa mi sembra una pratica che non porta assolutamente a nulla, anzi, potrebbe far inaridire agli appassionati come me per lesa maestà". 

Il cinema d'autore come 'Tournée' sembra suggerire che si possa ancora intessere un rapporto virtuoso con il grande schermo. Se le artiste di burlesque si sono sempre ispirate ai film per le loro performance, magari è arrivato il momento che siano i film a ispirarsi alle dive di questo spettacolo.
"In realtà nutro qualche dubbio in proposito, per il semplice fatto che nel neo burlesque è fondamentale la presenza fisica del pubblico. Sembra una banalità, ma non è uno show che possa essere ripreso con le telecamere e poi riproposto su altri media, come avviene per altre pièce teatrali. Il burlesque vive della presenza dello spettatore, che viene puntualmente chiamato a recitare una parte: è come se la quarta parete di fatto esistesse, ma contenesse al suo interno anche il pubblico. Gli spettatori possono, ad esempio, giocare a fare gli avventori di un vecchio locale malfamato della New Orleans degli anni '30, esattamente così come le ragazze sul palco fingono di essere le 'cattive' ragazze del posto. Trovo che sia molto interessante proprio da un punto di vista semiologico: è raro che il coinvolgimento dell'audience arrivi a questi livelli. Succede in rarissimi casi, come nel 'Rocky Horror Picture Show', che però non è uno spettacolo dal vivo e segue modalità completamente diverse. Fatico, dunque, a immaginare un film che sia la trasposizione cinematografica del burlesque, è molto più facile che continui ad avvenire il contrario. A meno che non si prenda il genere e lo si rimescoli completamente, un po' come ha fatto Baz Luhrmann con 'Moulin Rouge' ".

Tornando al burlesque, a che punto siamo in Italia?
"Siamo ancora nella fase della follia, propria dell'infatuazione iniziale. È come se avessimo tra le mani un giocattolo nuovo e ci stessimo giocando senza aver letto le istruzioni. Il rischio è che ci si stanchi del nuovo balocco senza neanche averci giocato nel modo giusto. Oggi, in Italia, sembra che il burlesque debba rifarsi esclusivamente a quello americano degli anni '50, sono poche le artiste che non risentono di questa influenza predominate e che riescono a rapportarsi al genere in maniera più intelligente. C'è giusto Eve La Plume, che ha deciso di ispirarsi alla Francia di fine '800. Una scelta almeno diversa rispetto al solito, ma non si capisce perché dobbiamo sempre e comunque ispirarci all'estero quando abbiamo una tradizione magnifica di varietà e avanspettacolo, che già contenevano elementi di burlesque. Basta vedere un film di Totò per capirlo, ma ho trovato riscontri anche in un libro di  Dario Fo, in cui ho scoperto che i famosi 'pasties', i tondini che si applicano sui capezzoli, esistevano già nel teatro di varietà, solo che allora venivano chiamati 'puntini'. Nella tradizione italiana c'è già la bellezza muliebre, nuda ma non del tutto, in un contesto che può essere qualcosa di comico e magari affiancata dall'artista di turno. Il burlesque italiano avrebbe molte più possibilità di emanciparsi dal semplice fenomeno di moda e diventare qualcosa di più concreto e duraturo, se ci rendessimo conto che in realtà è qualcosa che avevamo anche noi nella nostra Storia. Che poi è quello che fanno ovunque, dagli Usa all'Europa".
 
Attualmente, in Italia, la donna è al centro di dibattiti e campagne di protesta contro l'immagine della femmina-oggetto che si è andata riaffermando nei media e in alcuni comparti della società e della politica. Come pensa possa essere recepito il burlesque in un clima teso come questo?
"Sbaglia chi decide a priori di non andare a vedere il burlesque pensando si tratti dell'ennesima mercificazione del corpo femminile. Basta assistere anche a un solo spettacolo per rendersi conto che la maggior parte del pubblico del neo burlesque è costituito da donne. Come affermano spesso le artiste che lo mettono in scena, si tratta di qualcosa fatto dalle donne per se stesse e per le altre donne: l'uomo è quasi insignificante, e questo è molto divertente. Le burlesquer prendono gli stereotipi dell'immaginario erotico maschile e li demoliscono. Prendono ad esempio i cliché della gattina, della poliziotta o della femme fatale, che agli uomini fanno davvero impazzire, e ne fanno spettacolo non a uso a consumo dell'uomo ma di se stesse e del pubblico, che è appunto solitamente composto in gran parte da donne. Poi basta vedere la cura per gli abiti, la musica, le luci e tutti i minimi dettagli, particolari ai quali un uomo che guarda semplicemente una donna spogliarsi non presterebbe mai attenzione. Personalmente, da uomo mi diverto tantissimo col burlesque, perché mi piace quel tocco di ironia nel vivere la sensualità".
 
Dato che prima ha detto che in Italia si sta giocando col burlesque senza averne letto le istruzioni, può darci qualche utile 'istruzione per l'uso'?
"Non è facile, la prima è sicuramente quella di andarlo a vedere per capire come funziona e magari sfatare qualche pregiudizio. Meglio seguire le artiste di un certo livello e di un certo richiamo, che in questo momento sono sopratutto straniere, e poi essere pronti a tutto. Anche a un'artista che magari pesa 90 chili ma che sul palco sa essere estremamente sexy e aggraziata quando danza. Basta vedere il talento di Linda Marraccini, in arte Dirty Martini, tra le protagoniste del film 'Tournée' di Amalric. Ma anche nell'edizione 2011 del Milan Burlesque Award, che vengo dal presentare, ha registrato il successo della finlandese Bettie Blackheart, che è stata la seconda artista a salire sul palco, quindi ancora 'a pubblico freddo', e che non ha certo un fisico tonico, almeno secondo i canoni maschili predominanti, ma che ha ballato benissimo su una canzone molto rock e molto adatta al suo carattere, riscuotendo uno scroscio incredibile di applausi. E già questo basterebbe a capire che, come dicevo prima, il neo burlesque è il contrario della mercificazione del corpo della donna. Insomma, per concludere con le istruzioni per l'uso, forse la più importante è proprio questa: essere pronti a tutto, anche e soprattutto al fatto che ci piaccia". 

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