Inchiesta: Inchiesta Aiazzone

Aiazzone: concordato B&S a rischio. Negozi ancora chiusi

Prosegue la nostra inchiesta ? Trapelano indiscrezioni secondo cui sarebbe lontano il quorum per l'ok alla procedura di ristrutturazione dei debiti della società dei Borsano e dei Semeraro. I dettagli dell'intesa Panmedia-sindacati-governo

Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega — 02/03/2011
Fonte: Immagine dal web

Forse il giochetto non riuscirà. Le notizie sono ancora tutt'altro che ufficiali e sorprese dell'ultimo minuto sono sempre possibili, ma il concordato preventivo di B&S Spa potrebbe non vedere l'adesione del 60% dell'importo dei crediti e quindi rischia di essere respinto. Il quorum ad oggi appare lontano e la società dei Borsano e dei Semeraro è sul baratro del fallimento, visto che non basterebbe l'ok delle banche a salvarla. 

In più, trapela dagli uffici del commissario giudiziale De Sanctis che il tribunale di Tivoli terrà conto del venir meno dei rapporti con Panmedia, a sua volta insolvente, e quindi il quadro per B&S si complica ulteriormente. Ormai, comunque, manca poco: entro qualche giorno dovrebbe essere tutto deciso. Dal canto suo, Gianmauro Borsano continua a non trovare di meglio che scaricare sulla piccola società torinese la responsabilità per i dissesti del gruppo Aiazzone-Emmelunga.

L'ACCORDO AL MINISTERO DELLO SVILUPPO. Sul fronte dei punti vendita la situazione è invece di stallo totale. L'incontro del 22 febbraio scorso presso il ministero dello Sviluppo economico ha chiarito che Panmedia non può accedere all'amministrazione straordinaria perché ha in carico i dipendenti del marchio da meno di un anno. I negozi rimangono chiusi almeno fino al 6 marzo (ma la data è stata fissata da una comunicazione dell'amministratore Giuseppe Gallo e non al ministero) per motivi di sicurezza, in attesa che si ristabilisca un minimo di normalità sul fronte gestionale e procedurale. Restano invece aperte le sedi amministrative. L'alternativa alla procedura di amministrazione straordinaria è il fallimento, ma la dirigenza Panmedia ha respinto l'ipotesi e ha chiesto al dicastero dello Sviluppo una mano a trovare le partnership che consentano un rilancio del business. Via Veneto ha risposto promettendo un monitoraggio della situazione e un coinvolgimento di eventuali player interessati, ma ha invitato la società torinese a costituire una task force che gestisca i rapporti e cerchi di risolvere i problemi con fornitori e clienti (è curioso capire come agirà). Inoltre, Panmedia si è impegnata a "presentare al ministero del Lavoro istanza di trasformazione della Cigs per ristrutturazione in Cigs per crisi", si legge nell'accordo ministeriale. In tal caso l'ammortizzatore sarebbe esteso a tutti i lavoratori del gruppo e non riguarderebbe più soltanto i 236 per cui era previsto inizialmente. I funzionari del dicastero dello Sviluppo hanno poi esortato Panmedia ad avviare la procedura con celerità, stigmatizzando le perdite di tempo che avevano finora caratterizzato il rapporto tra l'azienda e l'Inps.

SUI TETTI DI POMEZIA. Tirando le somme, il governo si impegna ad aiutare la società torinese ad evitare il fallimento, mentre Gallo e i suoi si impegnano a ristabilire un minimo di normalità nella gestione del gruppo, gestione che ultimamente aveva assunto contorni tra il surreale e il grottesco. Il problema è che le candidature di eventuali partner commerciali interessati ad Aiazzone, oltre al solito Gianni Semeraro, in questa fase non assumono il crisma della concretezza perché si attende l'esito del concordato B&S. Tutti, insomma, stanno alla finestra e aspettano di capire se sarà possibile comprare domani con poco ciò che oggi costa un po' di più. La vicenda, peraltro, incrocia il fallimento di Holding dell'Arredo: va detto che il curatore fallimentare, Sergio Scicchitano, non era presente al tavolo ministeriale del 22 febbraio. Poi c'è il problema degli incassi dell'ultimo periodo che sono stati ritirati 'brevi manu' da emissari di Panmedia in tutti i punti vendita d'Italia. Di certo si sa che nello store di Sesto Fiorentino c'erano, prima della chiusura, qualcosa come 9mila euro (oltre la metà però è andata ai dipendenti che erano stati autorizzati a prelevare 300 euro a testa). Prendendo come media una cifra del genere e moltiplicandola per tutti i negozi, si arriva a qualche centinaio di migliaia di euro. E i dipendenti si domandano con insistenza che fine abbia fatto questa residuale liquidità di cassa. Gallo ha inoltre chiesto il presidio di almeno un addetto per punto vendita malgrado le serrande abbassate. Tuttavia, come è naturale attendersi in questa situazione, non ci sono notizie sugli stipendi degli addetti: le buste paga mancano ormai da novembre e si tratta di ben sei mensilità se si considerano 13esima e 14esima. L'esasperazione è alle stelle e a Pomezia i dipendenti sono saliti sul tetto del punto vendita, ottenendo infine attenzione e garanzie dagli enti locali.

LA REPLICA ALLA REPLICA DI VADALA'. Ora è il caso di tornare all'ultima puntata dell'inchiesta Aiazzone e ai rilievi mossi a Nannimagazine.it da parte di Gianni Damiani, titolare dell'azienda di trasporto e montaggio mobili Mad& Srl, e Luigi Vadalà, storico ragioniere di Gianmauro Borsano, dirigente tuttofare (soprattutto sulla parte logistica e di gestione del personale) della Mete prima, della B&S poi e all'inizio consulente anche per Panmedia. Prendiamo atto che Vadalà giudica particolarmente offensivi e lesivi della sua persona un paio di commenti tra i tantissimi lasciati dai lettori in calce all'articolo di una settimana fa. E lo informiamo del fatto che le cose peggiori sono state cassate dalla redazione. Ognuno, naturalmente, giudica con il proprio metro dove sta il confine tra la critica pur aspra e l'ingiuria gratuita. Dunque Vadalà ha tutto il diritto di lamentarsi per certi 'eccessi' dei lettori che vanno stigmatizzati con fermezza. Per la cronaca, segnaliamo soltanto che l'ex direttore generale di Aiazzone è diffusamente descritto dai dipendenti del gruppo come un "mastino" dell'azienda (il che non è necessariamente un difetto) e a suo tempo veniva definito "lo squalo" da lavoratori e sindacalisti. Dopodiché, non è certo Nannimagazine.it che può giudicare sulle sue responsabilità personali in seno a una gestione d'impresa che dai risultati economici complessivi è eufemistico definire scriteriata. Vadalà, inoltre, conferma l'iniziativa commerciale che si prepara a lanciare a Torino e di cui si era scritto su queste pagine. E conferma la sua lunga amicizia con Gianni Damiani. Smentisce soltanto che lo stesso Damiani sia in affari con lui per il negozio di Piazza Sabotino che dovrebbe chiamarsi 'Che casa'.

LA REPLICA ALLA REPLICA DI DAMIANI. Nannimagazine.it non può che prendere atto di questa correzione. Anche la Mad& dice di non avere nulla a che fare con il nuovo business nel centro del capoluogo sabaudo. E spiega che il credito vantato con il gruppo Aiazzone è ben superiore ai 3 milioni di euro di cui si è dato conto. Bene. Vorremmo allora chiedere a Damiani: a quanto ammonta il suo credito reale? E soprattutto è il caso di fargli notare – in merito alle cambiali della Record Casa – che ha preso un abbaglio quando dice che alla Mad& "sono state consegnate, nel mese di luglio 2010, alcune cambiali, per un importo decisamente inferiore rispetto a quello riportato nell'articolo". Il pezzo non riporta alcun importo riferito solo a Damiani, ma parla di "una cifra superiore al milione di euro" che però riguarda la compravendita del negozio di Genova nel suo complesso. Dunque, sarebbe il caso di leggere con più attenzione prima di inviare rettifiche. Sui rapporti con Panmedia e B&S, Damiani poi racconta le difficoltà che le società insolventi gli hanno creato e replica: "Non mi pare francamente che la Mad& Srl possa ritenersi preferita nei pagamenti rispetto ad altri fornitori". Per carità, è ovvio che un creditore che non riceve il danaro meriti il massimo della solidarietà e abbia tutte le ragioni di lamentarsi. Il fatto è, però, che alcuni creditori (per lo più i vecchi fornitori della Mete di Borsano) hanno almeno ricevuto le cambiali. Mentre i creditori 'garantiti' da Semeraro o comunque legati soltanto a B&S ed Aiazzone non hanno ricevuto nemmeno quelle. Nella sventura generale, ci sarà una pur minima differenza?

LE DOMANDE CHE ATTENDONO RISPOSTA. Nannimagazine.it aveva tentato di raggiungere Damiani telefonicamente, in modo da dargli un ulteriore spazio di replica. Ma gli avvocati hanno chiesto di inviare le domande per iscritto. E allora ecco le domande per iscritto, ma sulle pagine del magazine. Tutte le risposte riceveranno il giusto risalto, come è sempre accaduto, nella piena trasparenza di rapporto con l'interlocutore e i lettori. Vorremmo dunque chiedere ancora a Damiani: come sono i suoi rapporti con Borsano? Per quanti punti vendita operava e quali prestazioni forniva con precisione? E' vero che il figlio di Luigi Vadalà ha lavorato nella sua impresa?

Avevamo cercato di raggiungere anche Vadalà per un'intervista telefonica e ci era stato detto dai suoi legali che ci avrebbe richiamati. Per adesso, ancora silenzio.