Inchiesta: Inchiesta Aiazzone

Aiazzone: attesa per B&S. Panmedia in amministrazione straordinaria?

Prosegue la nostra inchiesta ? I fornitori temono il via libera delle banche al concordato per la società dei Borsano e dei Semeraro. Intanto Gallo getta la maschera: incontro decisivo il 22 febbraio. I punti vendita sono chiusi almeno fino a giorno 27.

Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega — 21/02/2011
Titolo: Foto relativa all'articolo de Il Corriere della Città del 16 febbraio 2011
Fonte: www.ilcorrieredellacitta.it

Lo sbando è totale. Da una parte c'è il fiato sospeso per l'esito del concordato di B&S Spa che dovrebbe decidersi ai primi di marzo. Dall'altra c'è una Panmedia ormai esangue che si è detta disponibile ad andare in amministrazione straordinaria per far fronte alle gravi emergenze finanziarie e gestionali dei marchi Aiazzone ed Emmelunga. Nel mezzo ci sono i punti vendita, ormai tutti chiusi almeno dal 12 febbraio e fino a data da destinarsi (di certo fino a giorno 27, poi si vedrà).

CONCORDATO B&S: SI ATTENDE ANCORA. Gli uffici di Capena, cuore amministrativo della B&S, si sono trasformati in una specie di bunker. Non c'è più nessuno dentro, se non l'ingegner Gianmauro Borsano con la fidata segretaria Letizia Gloria e con il braccio destro Rodolfo Nobile, liquidatore d'impresa. L'ex presidente del Torino calcio sta lavorando alacremente per uscire indenne dalle forche caudine del concordato e a un tratto, venerdì scorso, sembrava che ce l'avesse già fatta. Nel pomeriggio era prevista l'udienza-adunanza dei creditori al tribunale di Tivoli di fronte al giudice Renato Castaldo e al commissario Marcello De Sanctis. Ma fin dalla mattina avevano iniziato a circolare voci incontrollate: "C'è il via libera delle banche". Oppure: "La maggioranza dei crediti ha votato per il sì". E a seguire una ridda di indiscrezioni fino al chiarimento definitivo secondo cui, in realtà, il quorum non è stato raggiunto e per l'esito del concordato bisognerà ancora attendere i voti che i creditori dovranno inviare a mezzo posta entro 20 giorni dall'udienza.

I CONTI DI BORSANO&C. In ballo ci sono circa 200 milioni di debiti tra privilegiati e chirografari. E non bisogna dimenticare che B&S eredita decine di milioni di rosso (70-80?) dalla PerSempre. Ma con la proposta al 7% e poco più, i furbetti del comodino potrebbero togliersi da ogni impaccio con circa 42 milioni di euro di esborso. "Quando al ministero hanno sentito di questa percentuale si sono messi a ridere", riferisce un dipendente che racconta 'de relato' l'ultimo incontro sul caso Aiazzone al dicastero dello Sviluppo economico. Nannimagazine.it ha avuto accesso alle relazioni tecniche della procedura di concordato richiesta a ottobre dall'azienda e accettata a fine novembre. E ha potuto constatare che l'onere finale a carico di B&S per i crediti chirografari è di 164,8 milioni (di cui oltre 70 milioni verso i fornitori), cifra che con l'offerta al 7,49% (rivista al ribasso al 7,36%) riduce l'esborso totale ad appena 12,1 milioni. Ai creditori privilegiati, invece, spettano in totale 31,3 milioni (con un onere corretto per il debitore a 30,7 milioni), di cui 3,8 ai dipendenti e 2,7 ai fornitori privilegiati. Scorrendo i dati patrimoniali e di esercizio della B&S si scopre poi che al 30 settembre 2010 il passivo patrimoniale netto era di 89 milioni di euro, più 25 milioni di fondi per rischi e oneri e 1,3 milioni per Tfr dei lavoratori subordinati. Ma soprattutto al 30 settembre scorso c'erano 188,6 milioni di debiti riferiti a banche, fornitori, altri finanziatori, titoli di credito, tasse e contributi previdenziali.

LE AUTO AZIENDALI. In particolare, scorrendo i dati di bilancio, si notano 80 milioni di debiti verso i fornitori e poco meno di 40 milioni nei confronti delle banche (saliti dai 33 milioni della fine del 2009). Tuttavia, impressiona in special modo il trend debitorio verso "altri finanziatori", passato 1,7 milioni a oltre 30 milioni di euro nel giro di nove mesi. Senza considerare i 9,5 milioni di pendenze tributarie. Per un totale passivo di 125,8 milioni al 30 settembre 2010 e una perdita di esercizio a 65,5 milioni. Il totale attivo circolante (rimanenze di produzione, crediti, depositi bancari e postali e danaro in cassa) era pari a 75,3 milioni al 30 settembre 2010, laddove l'attivo totale alla stessa data era anch'esso a 125,8 milioni di euro. Inoltre, mentre fornitori, dipendenti e alcuni clienti si macerano il fegato pensando al Porsche Cayenne del giovane Lorenzo Semeraro, si scopre che B&S aveva a disposizione un parco mezzi aziendale con 17 veicoli, per un valore di 160mila euro. C'erano diverse Mercedes, tra cui una Slk Kompressor da 28mila euro; un paio di Bmw, fra le quali una 525 da 34mila euro; alcune piccole Nissan, un'Audi, una Lexus berlina e persino uno scooter Honda Sh 150.

GLI ESITI POSSIBILI.
Se il concordato andasse in porto, i Borsano, i Semeraro e Giampiero Palenzona potrebbero ripartire con un trascurabile pegno. Non c'è che dire, bisognerebbe riconoscere che i santi (bancari) in paradiso hanno lavorato bene. Panmedia esaurisce il suo compito e i 'furbetti' si riprendono il giocattolo? Tutto si compie con geometrica precisione? Vedremo. Nel frattempo, pare che l'ingegner Borsano stia pensando di lanciarsi nel business dei gelati: la notizia farebbe quasi ridere se non fosse che il progetto ha già un qualche crisma di concretezza. Le cronache parleranno un giorno dei 'furbetti del croccantino'? Chissà. Intanto i fornitori, da sempre contrari al via libera alla procedura concorsuale, mettono subito le mani avanti: "Se passasse, sarebbe una truffa. Dovremmo allearci per denunciare le banche". E insistono sulle irregolarità di bilancio del debitore. In ogni caso, l'omologazione del concordato deve avvenire entro un termine di sei mesi e nell'eventualità in cui uno o più creditori dissenzienti si opponessero, il giudice dovrebbe effettuare un controllo circa la convenienza della proposta per il creditore rispetto alle altre procedure praticabili. In più, va precisato che il concordato preventivo può essere annullato su istanza di un creditore se risulta che il debitore ha sottratto dolosamente parti importanti dell'attivo.

LE CAMBIALI DI RECORD CASA. Un episodio in apparenza collaterale può in realtà dire molto. La B&S ha venduto tempo fa il punto vendita di Genova alla Record Casa Srl di Vincenza Cuca. E ha incassato cambiali al 2012 che ha rigirato ad alcuni creditori per gli insoluti di maggio, giugno e luglio. Si parla di una cifra superiore al milione di euro e uno di questi creditori è la Mad& Srl, azienda di trasporto e montaggio mobili con sede legale e Druento, nel torinese, che pare stia mettendo in piedi un mobilificio da 500mq nella centrale Piazza Sabotino del capoluogo sabaudo, presso i locali che prima ospitavano la Vodafone. Oltre al titolare della Mad, Gianni Damiani, l'affare riguarda un suo antico sodale, Luigi Vadalà, un nome che dovrebbe dire qualcosa ai lettori di Nannimagazine.it. Il ragionamento di un fornitore che chiede l'anonimato suona pressappoco così: "Perché alcuni creditori sono stati tutelati con quelle cambiali e altri no? Quando viene costituita B&S, la Mete ha un debito spaventoso e Renato Semeraro si fa garante: chiede ai creditori di dilazionare il dovuto a fronte di cambiali che dopo il primo anno iniziano a tornare indietro. Invece i fornitori di Mete non vicini a Semeraro sono stati spesso pagati da B&S sull'unghia". Un altro creditore lamenta: "A qualcuno è stato proposto dal debitore di restituire le cambiali in cambio di uno sconto. E pare ci sia chi ha accettato il 50%. E' assurdo: prima ti rifilano la carta straccia e poi sembra che ti facciano un favore". Tornando alla Mad& Srl, va detto che l'altra settimana il magazzino di Villanova d'Asti è stato 'temporaneamente' chiuso perché Damiani si è presentato, con tanto di avvocato e ufficiale giudiziario, vantando un credito di 3 milioni e ha fatto pignorare tutta la merce in deposito. "Si tratta di mobili nuovi. E guarda caso Damiani sta per aprire il mobilificio a Torino", insiste il fornitore con tono allusivo. Borsano e soci avrebbero fatto distinzioni tra creditori di serie A e di serie B? Detta così, nulla di illecito. Ma Nannimagazine.it sa per certo che la sezione Reati societari della Guardia di Finanza sta ricostruendo e monitorando con attenzione tutta la vicenda.

PANMEDIA: SI AVVICINA L'AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA. Intanto Panmedia è come un vascello sbattuto dalle onde in tempesta. Nessuno si è presentato per conto dell'azienda torinese all'incontro romano del 15 febbraio presso il ministero dello Sviluppo economico. Gallo ha inviato un certificato medico e non si sono visti nemmeno i suoi plenipotenziari, Stefano Favari e Sergio Carloni. Le rappresentanze sindacali hanno contattato lo stesso Favari e hanno protestato per l'assenza della società a un tavolo che poteva essere decisivo per l'eventuale rilancio e anche in merito alla procedura della cassa integrazione per oltre 230 persone (mai successo nel settore arredi). Le sigle dei lavoratori hanno quindi minacciato la prospettiva del fallimento e a quel punto Panmedia ha inviato un documento in cui gettava la maschera e dava la disponibilità a subire l'amministrazione straordinaria. Il prossimo incontro a via Veneto è fissato per il 22 febbraio e Gallo ha promesso di esserci. Comunque vada, siamo ormai all'epilogo: l'amministrazione straordinaria è una procedura in teoria temporanea che serve a risanare l'impresa, consentendole di superare la situazione di insolvenza e soddisfacendo i creditori. Il principio chiave è la relativa brevità del periodo di crisi: l'imprenditore opera per un massimo di due anni sotto il controllo del giudice e di un commissario giudiziale, ottiene una dilazione dei pagamenti, salda man mano i suoi debiti e così conserva l'attività. Nel frattempo i lavoratori sono protetti da un ammortizzatore di natura straordinaria e comunque possono contare sulla tutela ministeriale.

IL REBUS DELLE SRL SATELLITE. Se le cose, però, non vanno bene? Allora l'amministrazione straordinaria è l'anticamera del fallimento. Panmedia è in grave dissesto e i nodi stanno venendo al pettine: ha preso Aiazzone senza avere il know-how e le dimensioni finanziarie per portare avanti un business così grosso; ha iniziato ad accumulare 2-3 milioni di debito ogni mese; non ha saputo trovare le giuste partnership di sostegno. Ora gli eventi presentano il conto e la società torinese potrebbe pure finire nelle mani di uno o più compratori. E' possibile che Panmedia non si sia presentata il 15 febbraio e abbia preso tempo in attesa di conoscere l'esito del concordato B&S. In ogni caso, considerando lo status della stessa Holding dell'Arredo, il funzionario ministeriale e i sindacati probabilmente chiederanno anche al curatore fallimentare dell'ex Emmelunga, Sergio Scicchitano, di intervenire al prossimo incontro. La situazione è complessa e coinvolge nondimeno le piccole Srl Emmeuno, Emmedue ed Emmecinque (coinvolte lo scorso settembre nell'inchiesta della Guardia di Finanza di Roma): pur non avendo presentato alcuna istanza, infatti, sono partecipate quasi al 100% dalla fallita HdA. In più, molti dei lavoratori Aiazzone sono ancora inquadrati in seno a tali società satellite. La situazione è intricata da dipanare, ma di certo lavorano con licenza Emmedue i punti vendita di Sesto e Casoria, mentre Figline Valdarno, Parma e Pescara hanno doppia licenza Holding dell'Arredo e Emmedue. Emmeuno, dal canto suo, ha solo il punto vendita di Empoli. Emmecinque, infine, conserverebbe soltanto 3 o 4 dipendenti.

A TORINO ARIA DI DISARMO. A Via Cavalcanti, sede torinese di Panmedia, la situazione è ormai surreale, da ultimi giorni di Pompei. Sono spariti tutti: non si vede Gallo, non si vede suo figlio, latitano Tony Casta e gli stessi furbetti del comodino. C'è qualche segretaria, qualche telefonista e tante sedie vuote. I punti vendita sono rimasti tutti chiusi dal 12 al 20 per un fantomatico inventario, ordinato dall'azienda, che i lavoratori per lo più non hanno effettuato ("Senza soldi non si canta messa – dice un dipendente – E poi qui da noi c'è poco da inventariare"). I sindacati, comunque, hanno chiesto che le chiusure venissero prolungate almeno fino al 27 febbraio per non esporre gli addetti alla collera dei clienti che si presentavano nervosi e sempre più spesso andavano in escandescenza. Gli episodi di intemperanze ormai non si contavano più, così come gli interventi delle forze dell'ordine. D'altro canto, le chiusure generalizzate hanno disorientato ulteriormente gli utenti che non sanno più a chi rivolgersi e chiamano invano i centralini Panmedia. Va aggiunto che i pochi messaggi trasmessi da Torino ai dipendenti sono quantomeno singolari: nella mail che pubblichiamo in calce Gallo chiede ai venditori di chiudere per inventario impedendo l'ingresso ai clienti che esigono informazioni sulle consegne. Se invece arrivasse qualche Candido che vuole saldare il conto (beata innocenza!), allora i dipendenti dovrebbero aprirgli le porte e stendergli il tappeto rosso fino alla cassa. In più, Gallo aveva intimato ai lavoratori di restare nei negozi, mentre in qualche caso i capi area (come Luigi Corcione per la Toscana) o i direttori dei punti vendita (per esempio Alessandro Neroni per Sesto Fiorentino e Vicopisano) hanno spedito comunicazioni di segno contrario: "Potete starvene a casa".

I 300 EURO COME ACCONTO DI NOVEMBRE. Nel frattempo i dipendenti sono ancora senza salario di novembre, dicembre e gennaio, senza 13esima e 14esima. Panmedia aveva autorizzato una 'mancetta': ossia aveva invitato i venditori a prendere 300 euro dalle pingui casse dei punti vendita quale acconto di novembre. Tuttavia, questa comunicazione è stata bollata come carta straccia dai sindacati, anche perché i lavoratori da novembre non ricevono nemmeno il cedolino cartaceo della busta paga. Ad oggi, comunque, le serrande Aiazzone sono abbassate in tutta Italia e per adesso è quasi meglio così, visto che negli store non ci sono le condizioni minime di sicurezza e igiene per i lavoratori. L'area espositiva del punto vendita di Pescara (che fa capo alla fallita Holding) è stata nel frattempo svuotata completamente (distrazione di beni? Estremi da bancarotta fraudolenta?), mentre pochi complementi rimangono in magazzino. A Capena, prescindendo dalle comunicazioni aziendali, si stava già scioperando. A Catania aspettano l'ufficiale giudiziario il 21 febbraio. A Vicopisano siamo allo sfratto esecutivo per un debito sui canoni d'affitto di oltre 126mila euro (né B&S né Panmedia hanno mai pagato da marzo 2010): il 22 aprile deciderà il tribunale di Pisa. A Siracusa il direttore del negozio ha consegnato mestamente le chiavi al proprietario dello stabile. In questa fase soltanto Lamezia dovrebbe salvarsi: la sua apertura è prevista infatti il 15 marzo sotto le insegne di Gianni Semeraro.

LINK
- La lettera di Gallo ai dipendenti datata 10 febbraio